Intuizione-decisione-azione. Intervista a Gong Szeto

(english text below)

Intervista di / Interview by Francesca Recchia

Gong Szeto (@atomiota) è un graphic designer specializzato in mappe, che lavora con dati complessi  (e spesso riservati). È direttore del  Gong Szeto Design Office e fellow del Center for the Advancement of Public Action at Bennington College. Ci siamo conosciuti grazie all'interesse comune per la geopolitica, la possibilità di analizzarla con linguaggi visivi, la questione del rischio e di come può essere concettualizzato. Gong è responsabile dell'organizzazione di Overlap: Risk, che si terrà nel 2013.

Per prima cosa vorrei farti una domanda che può sembrare secondaria. Hai deciso di riassumere il tuo lavoro con una citazione: "You got to know when to hold ‘em, know when to fold ‘em. Know when to walk away and know when to run". Una cosa tipo: devi sapere quando continuare e quando rinunciare, quando andartene e quando scappare - che è presa da una canzone del '78 di Kenny Rogers, The Gambler. Puoi dirci il perché di questa scelta molto particolare?
Incredibile, sei l'unica persona che me lo ha chiesto, complimenti. The Gambler è un brano bellissimo, una parabola su come leggere le situazioni rischiose nella vita. Il gioco d'azzardo, l'azzardo in sé, è un momento esistenziale molto importante nell'esperienza di ciascuno di noi: è il caso, ma è anche l'inizio di una narrazione. Devi essere in grado di leggere le carte, di capire se hai una mano buona, di immaginare cos'altro sta succedendo, e cosa fare se sopravvivi alla partita. Giocare d'azzardo è una lezione concentrata su come arrivare alle intuizioni, cosa farci e come agire di conseguenza. Ti insegna a entrare nel flusso quasi Zen in cui riesci a contemplare il loop intuizione-decisione-azione.

Ti sei concentrato per anni sull'utilizzo del design per comprendere meglio i modelli finanziari. Come è avvenuto lo spostamento verso la geopolitica? Cosa ti è stato utile dell'esperienza professionale precedente, e quali sfide hai dovuto affrontare? 
Per molti anni ho progettato sistemi di trading per le società finanziarie. I dati di mercato sono numerosissimi e cambiano continuamente. Sia che si tratti di un piccolo investitore o di una vasta operazione di trading istituzionale, per fare la mossa giusta devi conoscere bene prezzi, tendenze, contesto, quello che stanno facendo gli altri. Il mio lavoro mirava a mostrare in modo semplice grandi quantità di informazioni in continuo cambiamento, a ridurre il numero di clic del mouse per eseguire un ordine, a creare strumenti sofisticati per determinare se il portafoglio di un cliente è a rischio a seconda degli eventi che avvengono sul mercato. Grazie ai sistemi di trading finanziario, mi sono fatto le ossa sul design dei loop intuizione-decisione-azione. Scegli il prezzo di un titolo, studi il resto del mercato per vedere come gli eventi possono condizionare quella tendenza, e decidi di comprare, vendere o tenere. Proprio come diceva Kenny Rogers: sai quando proseguire, rinunciare, o andartene.
Inizialmente, la transazione alla geopolitica non è stata ovvia, ma poi ho cominciato a vedere emergere schemi che richiamavano la mia esperienza in altri campi. Mi è stato chiesto di aiutare un'agenzia di intelligence federale a trovare modi nuovi di visualizzare grandi quantità di dati eterogenei, integrando dati numerici (basati su immagini) e narrativi, con dati ricavati da mappe e satelliti. I dati geopolitici sono poco strutturati e confusi, e quindi ancora più interessanti – se li vedi come una sfida -  di quelli finanziari, che sono strutturati, cioè seguono standard ormai accettati per visualizzare i dati di mercato. Quello che i due tipi di dati hanno in comune, è la raison d’être di presentare le informazioni a un utente. Sia il trader finanziario sia l'analista dell'intelligence vogliono capire cosa sta succedendo nella loro area di interesse, vogliono vedere le tendenze e assicurarsi che non ci siano rischi per se stessi o per coloro che rappresentano.
Il mio studio intende offrire una visione coerente di una zona di crisi geopolitica, sintetizzando fonti di dati eterogenei in una struttura intuitiva, in modo che i funzionari dell'intelligence possano lavorare in modo più efficiente e arrivare più rapidamente a definire il livello di crisi. Non è molto diverso dal presentare informazioni imporanti a un trader finanziario. In entrambi i casi, se gli utenti non possono vedere tendenze e anomalie, non possono fare altro che indovinare.

Gong Szeto, crisismap

La tua filosofia progettuale sembra riassumersi perfettamente in tre parole: intuizione-decisione-azione. Come si traduce nella visualizzazione di dati geopolitici?  
Nel contesto geopolitico è necessario capire le motivazioni dell'utente, che in genere è spinto dall'interesse per la sicurezza nazionale e cerca segnali di aumento o diminuzione dei livelli di rischio. La triade intuizione-decisione-azione guida la progettazione degli strumenti su cui lavoro in questo spazio.
Immaginiamo una vasta gamma di risorse e strumenti utili a raccogliere informazioni e disseminati qua e là: occhi e orecchie, satelliti in orbita, segnali da comuni cittadini e ONG, sms, tweet, macchine fotografiche dei cellulari, documenti di analisti dalle agenzie di intelligence, fonti media e notizie disponibili al grande pubblico. Presi singolarmente, rappresentano solo una fetta minuscola di quello che potrebbe succedere in una regione specifica. È l'unione di tutti questi tasselli che può offrire un ritratto dettagliato di quale rischio può emergere, in forma di guerra civile, carestia, attività terroristica. Tutti questi aspetti richiedono intuizione.
Il resto, decisione e azione, dipende dal flusso che intercorre tra la raccolta e l'analisi di informazioni e i decision maker, i policymaker, gli enti militari e umanitari, che così possono prendere delle decisioni sulle mosse successive. È importante minimizzare i “falsi elementi positivi”, perché qualsiasi dispiegamento di risorse può essere politicamente complesso, soprattutto nelle regioni di conflitto. Intuizione-decisione-azione è una catena che compare spesso nella sfera dell'intelligence geopolitica, che vede in azione migliaia di attori, strumenti sofisticati e tecnologie costosissime, il tutto moltiplicato per le numerose aree di interesse in tutto il mondo.

Gong Szeto, snipviewer

Una parte significativa della tua attività professionale è ormai associata alle agenzie federali statunitensi e alle informazioni riservate. Ecco, mi incuriosisce molto la dimensione etica del design e della visualizzazione. Come vivi la responsabilità di questa delicata missione? Non temi che il tuo lavoro venga utilizzato per scopi contrari ai tuoi ideali e principi morali? 
Sapevo che me lo avresti chiesto! Di fatto, mi sento un umile creatore di strumenti, anche se i miei martelli sono molto costosi da progettare e da costruire, tanto che l'economia che hanno alle spalle spesso compete con il PIL di alcune nazioni in via di sviluppo. Un martello può essere usato per costruire un capanno, ma anche come arma. Tutto sta nella persona che utilizza lo strumento, nelle sue motivazioni, la situazione specifica e le condizioni. La tecnologia ha un valore neutro, può salvare vite e distruggerle altrettanto facilmente.
Mi rendo perfettamente conto che il mio lavoro spesso percorre un terreno molto complesso dal punto di vista etico. Tuttavia, è anche auto-selettivo. La finanza e la geopolitica rappresentano le mie passioni intellettuali e la mia esperienza di designer mi permette di sedere in posti privilegiati di questi mondi, e osservare cose che pochi hanno il privilegio di vedere. Sono progetti complicati, frustranti, e non ho mai il tempo sufficiente per essere rigoroso come vorrei. Ho avuto momenti di incertezza davanti a clienti che ricoprivano ruoli contenenti vari aspetti di incertezza etica. In quel caso, ne parlo con mia moglie (la mia coscienza). La sua risposta è quasi sempre: “Accetta il progetto, altrimenti dovrò sopportare le tue lamentele perché rimpiangerai di non averlo fatto. Vuoi guardare dal buco della serratura quello che fa andare avanti il mondo?” E ha proprio ragione.

Gong Szeto, halfscope

Assumersi responsabilità implica essere consapevoli delle conseguenze che le proprie azioni, affermazioni e progetti possono determinare, e tale assunzione è spesso associata a un'iniziale valutazione dei rischi che si è preparati ad affrontare. La questione del rischio è centrale nella tua riflessione e oggetto di gran parte del tuo impegno intellettuale. Parlaci delle tue esplorazioni nel campo dell'epistemologia del rischio.  
Ho notato modelli precisi che ricorrono nei problemi di progettazione che ultimamente mi è stato richiesto di risolvere. Che siano sistemi di trading finanziario, strumenti analitici di intelligence geopolitica o la visualizzazione di fattori di rischio genetici nelle scienze naturali e nei vari campi della diagnostica medica, mi viene chiesto di sviluppare nuove grammatiche visive per raffigurare il rischio. Posso darti tutte le specifiche su quello che in questi campi si vuole conoscere in termini di rischio, ma essere in grado di stabilire che rischi ci sono da un punto di vista fenomenologico e filosofico è tutt'altra cosa. Quindi ho deciso di immergermi nella letteratura del rischio: teoria delle decisioni, neuroscienze, scienze sociali, gestione, cultura, psicologia del rischio. E ho imparato che, in effetti, io non capisco il rischio.
Il mio scopo quindi è insegnare ai non addetti ai lavori a pensare al rischio, cercando di distillare tipologie di pericoli e minacce e spiegare come si relazionano in un potenziale albero decisionale, per poter poi arrivare ad agire. E tutto ciò dalla prospettiva di un individuo, una comunità, uno stato-nazione, del mondo intero. Sono affascinato dai modelli di decisione del rischio: quello che una persona considera un rischio può essere visto come un'opportunità da un'altra. Mi interessano anche i modelli che vedono coinvolti i gruppi: come le società affrontano pericoli di vasta portata, per esempio il cambiamento del clima, o gli asteroidi che colpiscono la terra. Mi affascina il modo in cui il rischio modella le politiche pubbliche, e varia da una nazione all'altra. Infine, mi interessano i paradossi generati dall'affrontare i rischi e il divario tra la parte "lucertola" del nostro cervello, programmata per la lotta o la fuga, e le funzioni cognitive più elevate della nostra materia grigia, quelle che controllano le reazioni immediate della parte "lucertola". Il rischio è una sfera di studio vastissima, e piuttosto poco sviluppata nella letteratura scientifica mainstream. Quello che sappiamo del modo in cui ci relazioniamo al rischio rivela molte cose su come le nostre società sono organizzate, su quali sono le nostre priorità sociali.

Gong Szeto, cerrio

Qual è il ruolo del design nel processo di valutazione del rischio e del conseguente decision making? Che tipo di contributo può dare il design? 
Il design ha sempre ricoperto un ruolo importante: ogni volta che leggi un'etichetta, un cartello stradale, una pubblicità sui rischi e i benefici di qualcosa, vedi i dettagli che vengono sempre presi in considerazione dai designer specializzati in comunicazione del rischio. Gli industrial designer devono progettare elementi sicuri: nelle automobili, nei caschi da bicicletta, nelle attrezzature sportive, in tutto ciò che deve ridurre il rischio, preservare la vita, evitare i danni. Quello che hanno in comune si trova nelle categorie di rischio personali e dei piccoli gruppi. Man mano che si sale di livello, e si arriva al punto in cui i rischi sono analizzati in modo sistemico, la presenza del design è meno evidente. I meccanismi che possono essere considerati frutto di progettazione sono nella sfera della politica pubblica e della comunicazione retorica. Anche il campo in cui lavoro io ruota intorno all'uomo, anche se i miei utenti tendono a vedere il fenomeno su scala più vasta. La nuova frontiera del design è su una scala più ampia, più astratta.

Geopolitica e rischio sono profondamente intrecciati. Entrambi hanno a che fare con situazioni volatili, scenari che cambiano rapidamente e processi decisionali che risultano spesso cruciali. Hanno anche a che fare con un alto tasso di incertezza e dubbio. Il design, d'altro canto, congela un istante nel tempo, fissa le informazioni ottenute in un momento preciso. Come riesci a conciliare queste due dimensioni opposte? Come affronti il tema della precisione? 
Posso parlare solo della sfera che conosco meglio, cioè il design di strumenti software per visualizzare flussi d'informazioni cruciali in tempo reale. Non progetto i dati, ma le strutture grazie a cui i dati possono diventare coerenti per un utente. Ma il mio lavoro si ferma lì: gli utenti possono arrivare all'intuizione, ma come la sfruttano, come agiscono in base ad essa, sta solamente a loro. Su questo, ovviamente, non ho controllo. Ma che l'utente sia un trader, un analista, o un medico, la buona notizia è che le azioni creano nuovi dati e che i dati vengono reinseriti nel sistema per essere mostrati come informazioni nuove, che possono generare un'intuizione in qualcun altro, che agisce creando nuovi dati e così via. I loop di intuizione-decisione-azione non fanno che creare altri loop, per arrivare a nuove intuizioni, e generare nuove azioni e reazioni. Un processo che non si ferma mai.

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Insight-Decision-Action. Interview with Gong Szeto.

Gong Szeto (@atomiota) is a graphic designer who makes maps and works with large (and often classified) datasets. He is the principal of Gong Szeto Design Office and a fellow at the Center for the Advancement of Public Action at Bennington College. We got to know each other as a result of our common intellectual involvement in geopolitics and the possibility of analyzing it through a visual language. We also share an interest in the concept of risk and how can it be conceptualized. Gong is the convener of Overlap: Risk which will be January 2013.

I would like to begin with a question on the side. You have chosen to summarize your work with the quote “You got to know when to hold ‘em, know when to fold ‘em. Know when to walk away and know when to run,” which comes from Kenny Rogers’s 1978 song The Gambler. Can you tell us about this peculiar choice?
For the record, you’re the only person who has asked me that, I am impressed. The Gambler is a wonderful song and it is a parable about how to read risky situations in life. Gambling is an existential moment in human experience; it is about chance, but that’s only the beginning of the narrative. You have to be able to read the cards, know if you have a good hand, have a sense of what else might be going on, and what you do about it to survive the game. Gambling is a distilled lesson in the art of arriving at insights, deciding what to do with them, and acting on them. It teaches how to get into a Zen-like flow contemplating the loop of insight-decision-action.

You worked for a long time using design for a better understanding of financial patterns. How did the shift to geopolitics take place? What could you keep of the previous professional experience and what were the challenges you faced? 
I designed trading systems for financial firms for a long time. Market data is vast and constantly changing. Whether a small investor or a large institutional trading operation, you care about prices, trends, context, what others are doing, all in the name of placing the right bet. The work I have done ranges from how to display large amounts of constantly changing information in a simple way, to how to reduce the mouse clicks needed to execute and order, to sophisticated tools to determine whether your portfolio positions are at risk relative to events occurring in the marketplace. Financial trading systems are where I cut my teeth in designing for insight-decision-action loops. You see a stock price, study the rest of the market to see how events might affect this trend, and decide to buy, sell, or hold. This is identical to Kenny Rogers’s know when to hold, know when to fold, know when to walk away.
At first, the transition to geopolitics wasn’t obvious, but I eventually saw patterns emerge that leveraged my experience in other domains. I was asked to help a federal intelligence agency figure out a new way to visualize large amounts of heterogeneous data, integrating numerical, image-based, narrative data with map and satellite data. Geopolitical data is unstructured and messy and thus more challenging than financial data which is well-formed, meaning that there are already established standards for displaying market data. What both have in common is the raison d’être of presenting this information to a user. A financial trader or an intelligence analyst, both are invested in understanding what is going on in their area of concern, want to see patterns, and ascertain whether these patterns represent some kind of risk to themselves or the cohort they represent.
I work on how to give a coherent view of a geopolitical crisis zone, synthesizing heterogeneous data sources into an intuitive framework so the intelligence case officers can do their job more efficiently and arrive at crisis-level determinations faster. This is no different from presenting critical information to a financial trader. In either case, if users can’t see patterns and anomalies, they are really just guessing.

Gong Szeto, dymax

Your design philosophy seems to be illustrated by the triad: insight-decision-action. How does that translate in the visualization of geopolitical data?
In the geopolitical context, you have to understand the motivation of the user, who is generally driven by national security concerns and is looking for signals on increasing or decreasing levels of danger. The triad of insight-decision-action guides the design of the tools I work on in this space.
Imagine a dispersed array of intelligence-gathering resources: eyes and ears in the field, satellites in orbit, signals from ordinary citizens and NGOs, text messages, tweets, cellphone cameras, analysts’ reports from intelligence agencies, publicly available media and news sources. Individually they only express a narrow slice of what may be happening in a region of concern. It is the composite of them all that paints a detailed picture of whether there may be risk in the form of civil war, famine, terrorist activity. These are all aspects required in the insight part of the equation.
The rest, decision and action, depends on the information workflow between intelligence gathering and analysis to decision makers, policymakers, military and humanitarian assets. They make a determination based on the intelligence as to what the subsequent chain of actions should be. It is critical to minimize “false positives” as any deployment of resources can be politically complex, especially in conflict-ridden regions. Insight-decision-action is a persistent activity in the geopolitical intelligence realm, with thousands of actors and billions of dollars worth of assets and technology at work, multiplied by the vast number of areas of concern around the world.

Gong Szeto, nmhealth

A significant part of your professional activity is now connected to US Federal Agencies and you deal with classified information. I am interested in the ethical dimension of design and visualization. How do you feel about the responsibility that is attached to this very delicate job? Do you ever fear that your work may be used for purposes that contradict your ideals or moral principles?
I knew you were going to ask me that! I feel I am quite humbly in the business of tool-making, although my hammers are very expensive to conceive and build, and the economics behind them rival the GDPs of some developing nations. Hammers can be used to build shelters, but can also be used as weapons; it’s all about the person using the tool, their motivations, specific situation and conditions. Technology is value-neutral and can be used to save lives as easily as to destroy them.
I fully acknowledge the loaded ethical terrain some of my work bumps into. This work, however, is also self-selective. The domains of finance and geopolitics are my intellectual passions. My skills as a designer allow me to have front-row seats in these realms, and I see things that very few people in my field get to see. They are challenging and frustrating projects and I never have enough time to be as rigorous as I would like. I have had moments of uncertainty about taking on a client that represents some broader ethical uncertainty. Whenever that happens, I talk to my wife (my conscience) about it. Her reply is almost always, “Take the project because I will otherwise have to endure you complaining about the regret you’d feel if you didn’t. You want to peep into the keyhole to see with your own eye what makes this world really tick.” And she is right.
The question of taking responsibilities entails the awareness of the consequences that one’s actions, statements or designs may determine and is presumably connected with an initial assessment of the risks one is prepared to run.

The question of risk is central to your reflection and it is the object of much of your intellectual engagement. Tell us about your exploration into the epistemology of risk. 
I noticed a distinct pattern in the types of design problems I have recently been asked to solve. Whether it is financial trading systems, geopolitical intelligence analysis tools or visualizing genetic risk factors in the life sciences and clinical diagnostics fields, I am asked to develop new visual grammars to display risk. I can tell you all kinds of specifics in terms of what these domains care about in terms of risk, but that is not the same thing as me being able to tell what risk there is from a philosophical and phenomenological standpoint. So I decided to immerse myself in the literature of risk: decision theory, neuroscience, social science, risk management, culture, psychology. And what I am learning is that I don’t really understand risk.
My goal is to be able to explain how to think about risk to a layperson, to distill a framework of types of dangers and threats and how they relate to a possible decision tree of actions—from the perspectives of an individual, a community, a nation-state, the world. I am fascinated with risk-decision patterns: something that is considered to be a risk by one person may be an opportunity for another. I am fascinated by group risk-patterns: how societies deal with large scale existential dangers like climate change and asteroids hitting the earth. I am fascinated by how risk shapes public policy and varies from nation to nation. And finally, I am fascinated with the paradoxes created by risk-taking and the disconnect between the lizard part of our brains, hardwired for fight or flight, and the higher cognitive functions of our brain that keep a check on the instantaneous reactions of the lizard brain. Risk is a vast domain of inquiry, and it is rather underdeveloped in mainstream discourse. What we know about the way we relate to risk reveals a lot about how our societies are organized, what our social priorities are.

Gong Szeto, oh hotlist

What is the role of design in the process of risk assessment and consequent decision making? What kind of contribution can design make? 
Design has always played a role: any time you read a label, a traffic sign, a commercial advertising risks and benefits for something, these have all been considered by designers specialized in risk communications. Any industrial designer is involved with the design of safety features, as in automobiles, bicycle helmets, sports equipment aimed at mitigating risk, preserving life, avoiding injury. What they have in common are in the personal and small group risk categories. As you move up in scale, where risks are construed in systemic ways, design’s presence is less obvious. The mechanisms that can be considered designed are in the realm of public policy and rhetorical communications. Even the area I work in is at the scale of the individual human being, although my users tend to contemplate phenomena at larger scales. The new frontier that design can penetrate it is at the larger, more abstract scales.

Gong Szeto, Browser

The contexts of geopolitics and risk are deeply intertwined. They both eventually deal with volatile situations, scenarios that are rapidly changing and possibly momentous decision making. They also have to do with a great amount of uncertainty and doubt. Design, on the other hand, freezes a moment in time: it fixes the information one has at a given point. How do you reconcile these two opposite dimensions? And how do you address in this respect the issue of accuracy? 
I can only speak to the area that I know best, the design of software tools to visualize critical information flows in real time. I don’t design the data itself. What I do design are the frameworks by which data can become coherent to a user. But there is an endpoint to my work. Users may arrive at an insight, but what they do with that insight, how they act on it, is up to them. I have no control over this. But whether the user is a trader, an analyst or a doctor, the good news is that actions create new data and that data gets fed back into the system to be redisplayed as new information, as the basis of someone else’s insights. And then they act on it, creating new data, and so on. Insight-decision-action loops are all about creating more loops, arriving at newer insights, generating new actions and reactions. It never stops.

Gong Szeto

17 October 2012 / 0 comments
From Wanderdust by Francesca Recchia in Interviews

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Dal 2009, un vivace punto di osservazione sulla creatività: design, architettura, arte contemporanea, fotografia.

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