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Paolo Di Paolo
Mondo Perduto, 1954-1968

12 Giugno 2019

Paolo Di Paolo, il nostro Cartier-Bresson, rischiava di perdersi nei meandri della storia novecentesca, fotografo tra gli altri, se circa vent’anni fa la figlia Silvia, cercando in cantina un paio di sci, non avesse scoperto per caso un immenso archivio della sua attività: 250 mila tra negativi, provini, stampe e diapositive. Una raccolta perfettamente ordinata di materiale, dal 1954 al 1968. Quando la figlia gli chiede spiegazioni su quel ritrovamento, lui risponde: “Sono mie, le ho fatte io. Un tempo sono stato fotografo. È roba passata, non mi va di parlarne”1. Già, un tempo, perché nel 1966, quando chiude Il Mondo di Mario Pannunzio, decide di abbandonare il mestiere di fotografo (lo farà definitivamente nel 1968) e di ritirarsi in campagna, fuori Roma, per studiare, scrivere libri e dedicarsi alle sue passioni: la viticoltura, i suoi cani, le auto d’epoca. Cambia vita, ma il talento fortunatamente riemerge, grazie a quell’archivio. Ultranovantenne, nato a Larino, in Molise, nel 1925, Di Paolo è un uomo schivo, riservato, modesto, per niente esaltato come invece dovrebbe essere un genio della fotografia del Novecento, un grande mago dell’interpretazione umanista, di derivazione francese, artefice di immagini essenziali e potenti. A promuovere la sua riscoperta si è fatto avanti Alessandro Michele: sì, proprio lui, il vulcanico direttore creativo che è riuscito in pochi anni a rilanciare il marchio Gucci, rivoluzionandolo. Appassionato di fotografia, “affascinato dalla contemporaneità dei volti” e “dal linguaggio autentico dei suoi scatti, dalla densità di vita e vissuto che trasmettono”2, Michele ha voluto che Gucci fosse lo sponsor unico della splendida mostra curata da Giovanna Calvenzi, Mondo Perduto, in programma fino all’1 settembre al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI di Roma: un viaggio inedito nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta attraverso più di 250 immagini, suddivise in varie sezioni, che includono i protagonisti dell’arte, del cinema, della cultura e tanta gente comune.

Ballo a Palazzo Rospigliosi, Roma, 1958. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Ballo a Palazzo Rospigliosi, Roma, 1958. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Paolo Di Paolo entra in scena con la sua voce calma e il bell’italiano colto da ex studente di filosofia, parlandoci dai video proiettati tra le varie sezioni della mostra. La prima, strepitosa, s’intitola Società/Roma e si apre con una foto del 1954, I piccoli guerrieri di Monte Mario. Tre bambini ripresi di spalle guardano Roma col profilo del cupolone sullo sfondo, dall’alto della collina di Monte Mario, dove oggi passa la Panoramica. C’è tutta l’estetica di Di Paolo: l’immediatezza, la discrezione, la poesia affidata a un attimo rubato e però vero, senza messa in scena. La stessa dimensione si ritrova in una foto del 1962, scattata per Il Mondo in occasione dell’inaugurazione della tratta Roma-Firenze dell’Autostrada del Sole. Le foto di quel servizio non sarebbero piaciute alla redazione del Mondo. Di Paolo, che era un animo candido e soprattutto libero, realizzò un servizio che cinquant’anni dopo continua a emozionarci, ma che all’epoca rischiava di essere troppo eccentrico persino per quell’eccentrico giornale in formato 35×50 che praticava l’arte dell’illustrazione senza didascalie, pubblicando foto emblematiche, immagini che fossero un racconto in sé, a corredo di lunghi articoli dottissimi, firmati dai più influenti intellettuali del periodo, che però secondo le malelingue nessuno leggeva. Il Mondo di Pannunzio, questa era la leggenda, si comprava solo per sfogliarlo, per guardare le fotografie, per sfoggiarlo come status symbol di un’élite colta, liberale, anticonformista, refrattaria alla morsa cattocomunista dei grandi partiti di massa. Per testimoniare l’apertura del nuovo tratto di autostrada che doveva unire l’Italia agreste del dopoguerra in corsa verso il boom economico, Di Paolo anziché fotografare il taglio del nastro, col cardinale, i sindaci bardati di tricolore fra una schiera di politici, percorse in anticipo lo stesso tratto dell’autostrada, fiancheggiandolo lunga la Flaminia e la Tiberina e si fermò su una collinetta: aveva deciso di raccontare la lacerazione violenta inflitta dall’autostrada al paesaggio della Tuscia. E scattò la foto di due ragazzi e un adulto ripresi di spalle, intenti a guardare la nuova autostrada, uno con un gattino sulla spalla accanto a un cespo di pannocchie, un altro steso per terra a piedi nudi davanti a un recinto di vacche, e infine un terzo, forse il padre dei due, con un bambino in braccio affacciato sul quel rettilineo senza fine percorso da un’unica auto bianca che sfreccia sullo sfondo.

Sosta delle pellegrine, Passo delle Tre Croci, tra Molise e Campania, a sud di Cassino, 1957. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Sosta delle pellegrine, Passo delle Tre Croci, tra Molise e Campania, a sud di Cassino, 1957. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Poi ci sono gli scatti del mondo contadino, e anche qui non c’è nessuna affettazione, ma un’attenzione antropologica piena di empatia, a volte ruvida, spesso commossa, sempre lucida, ferma, senza sbavature. Ecco la Sosta delle pellegrine al Passo delle Tre Croci, tra Molise e Campania, a sud di Cassino, una foto del 1957 nei luoghi che Di Paolo, originario di Larino, conosceva a memoria. Alcune donne, accovacciate in fila fra i sassi della montagna, la testa avvolta nel fazzoletto, fissano l’obiettivo coi loro sguardi pieni di diffidenza, curiosità, stupore: nessuna leziosità, nessun birignao antropologico, solo un’attenzione vivida alla durezza dell’esistenza. Idem per la vecchia contadina che pochi anni dopo, nel 1964, segue contrita i funerali di Palmiro Togliatti con in mano un mazzo di gladioli appassiti, e dietro di lei un corteo di corone trasportate a spalla. Se pensiamo ai guasti del neorealismo, alla retorica degli umiliati e offesi, all’ideologia del partito di massa, qui siamo altrove, su un piano completamente diverso: le scene sono schiette, vive, dolenti. Il fatto è che pur essendo un grande fotografo, Di Paolo ha sempre voluto restare un dilettante. E infatti all’ingresso della mostra campeggia una citazione di Emilio Cecchi: “Il roseo compiacimento del proprio lavoro è esclusivo retaggio dei dilettanti”, per ricordarci in modo ironico che da perfetto amateur Di Paolo ha sempre obbedito al suo istinto e alla libertà: “Il dilettante segue soltanto il suo istinto, è una persona libera; il professionista, invece, opera su commissione, deve eseguire ciò che gli viene richiesto, e bene. Soprattutto non può rifiutarsi”, ha spiegato due anni fa in una conversazione con Francesco Maria Orsolini3.

Studente universitario a Roma, visse per vari anni di espedienti, prima di diventare caporedattore di una rivista di viaggi. Un bel giorno vede una Leica IIIc esposta in un negozio di macchine fotografiche alla Stazione Termini, se ne innamora, l’acquista a rate, senza nemmeno saperla usare, e si licenzia. È il 1953, Di Paolo ha quasi trent’anni e inizia a fotografare per diletto, frequentando gli artisti del Gruppo Forma 1 che si ritrovano all’Osteria Fratelli Menghi in via Flaminia. Una sera mostra alcune sue foto del nuovo Settebello, il treno Roma-Milano, alla moglie di Rinaldo Ossola, e questa gli propone di portarle al Mondo di Pannunzio. Passa un po’ di tempo, finché Di Paolo si presenta in redazione, al primo piano di via di Campo Marzio 24. Inizia così una collaborazione che durerà fino al 13 marzo 1966, quando Di Paolo, letto nell’articolo di fondo l’annuncio della chiusura del giornale, entra alla posta di Piazza San Silvestro per mandare il telegramma che porrà fine alla sua stessa carriera: “Per me e per altri amici muore oggi l’ambizione di essere fotografi”4. Tredici anni e 573 foto pubblicate. Il Mondo è per Di Paolo un’esperienza che lascia il segno, e non è un caso che nella mostra riviva non solo attraverso le sue foto, ma anche grazie a un’installazione che riproduce i mobili dell’epoca, la scrivania del direttore sotto la stampa col ritratto di Cavour, i piombi della tipografia sui quali Pannunzio misurava con un cordino la lunghezza degli articoli, e i molti fogli illustrati esposti sotto teca.

I funerali di Palmiro Togliatti, Roma, 25 agosto 1964. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

I funerali di Palmiro Togliatti, Roma, 25 agosto 1964. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Sono gli anni della dolce vita, quando Roma e gli studi di Cinecittà sono presi d’assalto da produttori, registi e attori di tutto il mondo. Di Paolo vive quella stagione con somma discrezione. È l’anti-paparazzo per eccellenza, addirittura si vergogna di mostrarsi in giro con la macchina fotografica al collo e coltiva un approccio singolare che prevede un rapporto di empatia, se non di complicità, col fotografato. Nei confronti dello scoop mostra una sublime indifferenza, e questo tuttavia non gli impedisce di realizzarne diversi. Il suo primo scoop, la foto di Lucia Bosè e Luis Dominguín appena fidanzati in gita ai Castelli, avviene quasi per caso, grazie agli amici con cui frequenta Otello alla Concordia, il ristorante in via della Croce, meta di attori, registi e produttori. Di Paolo, che già collabora a La Settimana Incom, inizia a lavorare anche con la rivista Tempo, proponendo storie illustrate e realizzando servizi. È noto per essere un tipo affidabile, e perciò riesce ad avere accesso anche ad ambienti chiusissimi, come i circoli dell’aristocrazia romana, che osserva con lo stesso poetico disincanto con cui racconta il mondo degli ultimi. Ecco allora le foto del ballo a Palazzo Pallavicini Rospigliosi, nel 1958, con le due matrone elegantissime e annoiate, riverse su un divano, e accanto a loro un uomo un po’ impacciato che sta cercando di intrattenerle; ecco le immagini surrealiste del matrimonio di Olimpia Torlonia nella basilica dei SS. Apostoli, coi maggiordomi in livrea ripresi di spalle sotto il portico, e il cappello di un’invitata in primo piano, che riproduce il movimento circolare dell’abside.

Le foto più belle nascono per caso, dalla complicità con attori, scrittori, artisti e registi. Molte rimangono inedite, sono fatti privati: Di Paolo è uomo discreto, di lui ci si può fidare. Sfilano le foto di Mimmo Rotella mentre realizza un suo décollage a Piazza del Popolo, di Leoncillo Leonardi e Mario Mafai nei rispettivi studi romani, di Enrico Castellani davanti alle sue sculture in rilievo, di Lucio Fontana, elegantissimo in giacca e cravatta, di fronte ai suoi tagli. Stretta in un corpetto con le spalle nude, la mitica direttrice della Galleria Nazionale di Arte Moderna, Palma Bucarelli, sorride accanto a un pensieroso Giorgio Bassani, nel ninfeo di Valle Giulia, al Premio Strega del 1957, mentre Elsa Morante chiacchiera con Maria Bellonci. Per il settimanale Tempo, su suggerimento di Sennuccio Benelli, Paolo Di Paolo realizza alcuni “incontri impossibili”, accoppiando il poeta Salvatore Quasimodo e la diva di Fellini Anita Ekberg, la cantante Mina e Luchino Visconti, l’aristocratico regista di Senso. O ancora la comunista Nilde Iotti e il cabarettista Renato Rascel, lo scrittore Alberto Moravia e la Cardinale: lui seduto sul rudere di una colonna e lei per terra, che lo contempla. A volte gioca sul forte contrasto tra bianco e nero, come quello tra lo chignon corvino di Gina Lollobrigida, la sua pelle diafana, in primo piano, e la canizie scolpita sul volto greco e brunito di Giorgio de Chirico. Per Giovanni Ansaldo e Jayne Mansfield il contrasto invece è tra i volumi discordanti: massiccio e quasi immobile quello del famoso giornalista genovese, amico di Ciano, con cappello e bastone dietro la schiena, esile e sinuoso quello della star americana, bomba erotica in tacchi a spillo, stretta in una tutina pantalone di raso. Poi ci sono i ritratti di artisti e scrittori colti sempre di sorpresa, senza artificio, come Renato Guttuso che fuma sorridente seduto sui gradini di un giardino o Ezra Pound, ieratico tra i muri spogli del suo studio monacale; Carlo Emilio Gadda davanti all’elefantino di Santa Maria della Minerva e Ungaretti che scherza col suo gattino al cospetto di una libreria colma di libri.

Charlotte Rampling su set di "Sequestro di persona", Sardegna, 1966. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Charlotte Rampling su set di “Sequestro di persona”, Sardegna, 1966. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Con gli attori il passo cambia, ma è sempre intimo, sincero. Paolo Di Paolo assiste complice all’amore nascente tra Yves Montand e Simone Signoret, seguendoli come un turista qualsiasi al Foro romano in un giorno di pioggia. Ecco i due che si baciano come due ragazzini sotto le mura del Palatino; Yves Montand con la sua faccia da schiaffi che scimmiotta una statua, con l’ombrello e la gamba sollevata, mentre Simone lo guarda assorta, rapita dal suo novello Adone. Entrambi sono liberi e scanzonati come nella vita vera, perché sanno che quelle foto non finiranno mai sui giornali. Empatia, complicità e riserbo aprono ogni porta. Un giorno, Egle Monti gli propone di andare a trovare Anna Magnani nella sua villa al Circeo, a Punta Rossa. Dopo una colazione piena di diffidenza, la Magnani si spoglia, resta in costume da bagno e lo invita a scendere in spiaggia con lei per fotografare Luca, il figlio disabile sempre tenuto segreto. Sono foto di un’umanità disarmante. Ben diverse da quelle di Charlotte Rampling, che invece convoca Di Paolo per farsi fotografare quasi nuda sul set di Sequestro di persona, seduta su una poltrona, con addosso soltanto i collant e una pelle di capra. Poi c’è l’incontro con Pier Paolo Pasolini, che avviene nel 1959, quando Di Paolo propone ad Arturo Tofanelli, direttore dei periodici Tempo e Successo, un servizio sulle vacanze degli italiani. A Tofanelli l’idea piace molto, ma vuole che a scrivere i testi sia Pasolini, allora trentasettenne e già autore di Ragazzi di vita e Una vita violenta. I due partono insieme da Roma verso Ventimiglia, la prima tappa, a bordo della MG TD Arnolt di Di Paolo, ma si rendono conto in fretta di avere mire e sensibilità differenti: “Lui cercava un mondo perduto, di fantasmi letterari, un’Italia che non c’era più, io cercavo un’Italia che guardava al futuro”, dirà Di Paolo5. Decidono così di separarsi e affrontare separatamente le tappe successive del viaggio. Il reportage, “La lunga strada di sabbia”, sarà pubblicato in tre puntate su Successo, con una selezione delle immagini di Di Paolo che fissano per sempre l’identità di un Paese che cambia, si trasforma e guarda avanti. Emblematica, in tal senso, la foto della famigliola formata da due adulti, forse due nonni, nascosti nei propri abiti, e da un bambino in costume e canottiera: sono sulla battigia, hanno di fronte il mare, guardano lontano. È una foto malinconica che parla delle nostre illusioni, delle nostre speranze, del romanzo dolceamaro che appartiene a ogni famiglia italiana.

Paolo Di Paolo. Mondo Perduto
A cura di Giovanna Calvenzi
MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI, Roma
17 aprile – 1 settembre 2019

Tra Rimini e Bellaria, foto tratta dal reportage "La lunga strada di sabbia", 1959. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Tra Rimini e Bellaria, foto tratta dal reportage “La lunga strada di sabbia”, 1959. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Lido di Corollo, Napoli, 1959. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Lido di Corollo, Napoli, 1959. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Viareggio, 1959. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Viareggio, 1959. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Sofia Loren sul set di "Pane, amore e...", Pozzuoli, Napoli, 1955. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Sofia Loren sul set di “Pane, amore e…”, Pozzuoli, Napoli, 1955. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Maria Bellonci con il ventaglio, Elsa Morante, Giorgio Bassani, Palma Bucarelli e Paolo Monelli al Premio Strega, Roma, 1957. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Maria Bellonci con il ventaglio, Elsa Morante, Giorgio Bassani, Palma Bucarelli e Paolo Monelli al Premio Strega, Roma, 1957. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Renato Guttuso a Salita del Grillo, Roma, 1964. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Renato Guttuso a Salita del Grillo, Roma, 1964. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Autostrada del Sole, inaugurazione della tratta Roma-Firenze, 1962. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Autostrada del Sole, inaugurazione della tratta Roma-Firenze, 1962. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Pier Paolo Pasolini al "Monte dei Cocci", Roma, 1960. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Pier Paolo Pasolini al “Monte dei Cocci”, Roma, 1960. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Pier Paolo Pasolini al "Monte dei Cocci", Roma, 1960. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Pier Paolo Pasolini al “Monte dei Cocci”, Roma, 1960. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Sottopassaggio pedonale, New York, 1963. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Sottopassaggio pedonale, New York, 1963. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Gina Lollobrigida e Giorgio de Chirico, Roma, 1961. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Gina Lollobrigida e Giorgio de Chirico, Roma, 1961. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

I piccoli guerrieri di Monte Mario, Roma, 1954. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

I piccoli guerrieri di Monte Mario, Roma, 1954. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Lucio Fontana alla Biennale di Venezia, 1966. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Lucio Fontana alla Biennale di Venezia, 1966. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Simone Signoret e Yves Montand, Roma, Aventino, 1956. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Simone Signoret e Yves Montand, Roma, Aventino, 1956. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Giovanni Ansaldo e Jayne Mansfield, dalla serie "Gli incontri impossibili" pubblicata su Tempo, 1961-62. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Giovanni Ansaldo e Jayne Mansfield, dalla serie “Gli incontri impossibili” pubblicata su Tempo, 1961-62. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Alberto Moravia e Claudia Cardinale, dalla serie "Gli incontri impossibili" pubblicata su Tempo, 1961-62. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Alberto Moravia e Claudia Cardinale, dalla serie “Gli incontri impossibili” pubblicata su Tempo, 1961-62. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Monica Vitti e Michelangelo Antonioni, Roma, 1958. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Monica Vitti e Michelangelo Antonioni, Roma, 1958. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Matrimonio di Olimpia Torlonia, Roma, 1965. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Matrimonio di Olimpia Torlonia, Roma, 1965. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Marcello Mastroianni, senza data. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Marcello Mastroianni, senza data. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo, Courtesy Collezione Fotografia MAXXI.

Oriana Fallaci, Festival del Cinema, Lido di Venezia, 1963. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Oriana Fallaci, Festival del Cinema, Lido di Venezia, 1963. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Foto di moda, Tor di Nona, Roma, 1957-58. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Foto di moda, Tor di Nona, Roma, 1957-58. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Passeggiata a via Monte Napoleone, Milano, 1962. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Passeggiata a via Monte Napoleone, Milano, 1962. Foto: Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo.

Note

1 Silvia Di Paolo, “Mio padre”, in Paolo Di Paolo. Fotografie 1954-1968, a cura di Giovanna Calvenzi con la collaborazione di Silvia Di Paolo, catalogo della mostra Paolo Di Paolo. Mondo Perduto (MAXXI, Roma), Marsilio, Venezia, 2018, p. 11.

2 Alessandro Michele, “Le emozioni nel racconto di Paolo Di Paolo”, in Paolo Di Paolo. Fotografie 1954-1968, ivi, p. 9.

3 “Vi racconto che cos’era Il Mondo di Pannunzio, dove diventai fotografo”, intervista a Paolo Di Paolo, di Francesco Maria Orsolini, Il Reportage, n. 30, aprile-giugno 2017.

4 Citazione da Giovanna Calvenzi, “Un mondo perduto o un mondo ritrovato?”, in Paolo Di Paolo. Fotografie 1954-1968, op. cit., p. 291.

5 Ivi, p. 290.


Marina Valensise

Ha diretto l’Istituto italiano di cultura a Parigi, scritto diversi saggi (l’ultimo: La cultura è come la marmellata, Marsilio) e fondato un’agenzia di consulenza per promuovere la cultura con le imprese. Collabora con Il FoglioIl Messaggero e Klat.


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