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Nuova Fondazione Prada
Rem Koolhaas, Milano

15 maggio 2015

Dopo sette anni di lavoro, il 9 maggio ha aperto al pubblico il nuovo complesso della Fondazione Prada, l’attesissimo progetto di OMA che sancisce la lunga collaborazione dello studio olandese guidato da Rem Koolhaas con la maison. A Miuccia Prada e Patrizio Bertelli stava ormai stretta la sede di via Fogazzaro, set espositivo vitale per eventi di moda e arte contemporanea, attivo dal 1993. Non si trattava però solo di un banale problema di spazio, quanto di dare il via a una iniziativa capace di ampliare il raggio di azione della Fondazione – che oltre all’arte contemporanea ora si occuperà di arte antica, letteratura, cinema e musica – e di creare un nuovo polo della cultura capace di attrarre addetti ai lavori e pubblico generico, rivitalizzando un’area decentrata di Milano, oltre piazzale Lodi. Sbarcati in Largo Isarco 2, si è un po’ disorientati: lo spiazzo che si apre davanti all’ingresso di questa ex distilleria costruita nel 1910 è silente e vuoto, le palazzine che ospitano uffici e biblioteca, accanto al cancello in ferro battuto, sono apparentemente sottotono, sobriamente ristrutturate nel pieno rispetto dell’assetto preesistente, interrotte solo dalla scritta luminosa con il logo della Fondazione. Ma appena entrati in questo grande campus dell’arte, che combina tre nuove strutture con sette edifici originari e si sviluppa su una superficie totale di 19.000 metri quadrati, il progetto di Rem Koolhaas si dispiega in tutta la sua intelligenza.

Fondazione Prada. Nuova sede di Milano. Architectural project by OMA. Photo: Bas Princen, 2015. Courtesy: Fondazione Prada.

Fondazione Prada, nuova sede di Milano, 2015. Photo: Bas Princen.

Procedendo lungo il viale d’ingresso, sulla sinistra, ci si imbatte subito nel Podium, uno dei tre nuovi moduli progettati da OMA, connotato dall’accostamento di una struttura in schiuma di alluminio – soluzione usata generalmente per scopi militari – a grandi campate vetrate su tre lati. L’ambiente ospita la mostra inaugurale Serial Classic, curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola e sviluppata sui due livelli dell’edificio. Il gioco di contrasti e di ricerca sui materiali continua con una costruzione di quattro piani rivestita in foglia d’oro, proprio accanto al Podium: la scelta di un rivestimento prezioso per la Haunted House – così definita dall’architetto per lo stato di abbandono in cui versava – è stata dettata dal desiderio di dare un segnale visivo della ricchezza che si può trovare anche in un luogo della città così defilato – caratterizzato da fabbriche abbandonate e case popolari. Inoltre, questa copertura dalle origini medioevali costa meno di rivestimenti come il marmo, ha ribadito Koolhaas in conferenza stampa. Nella Haunted House si trovano un’installazione permanente di Robert Gober e due lavori di Louise Bourgeois, perfettamente integrati negli spazi. Affacciandosi dalle finestre che danno a Nord si scorgono la biblioteca e il Bar Luce, ideato dal regista Wes Anderson con l’intento di ricreare l’atmosfera di un caffè milanese degli anni Cinquanta e Sessanta, arredato con espliciti riferimenti a due pellicole ambientate nella capitale lombarda: Miracolo a Milano di Vittorio De Sica (1951) e Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti. Si può anche giocare a flipper. Il viaggio nella cultura continua dietro al Podium con il Cinema, il nuovo edificio avvolto da pannelli in acciaio specchiato che inaugura il proprio ciclo espositivo con un documentario di Roman Polanski (Roman Polanski. My Inspirations). L’arte non manca neppure qui: nel foyer si trova un’opera storica di Lucio Fontana in ceramica, La battaglia (realizzata per il cinema Arlecchino di Milano), mentre nel sotterraneo c’è l’installazione permanente di Thomas Demand Processo Grottesco (2006-2007). Infine, si passa alle grandi cisterne e ai magazzini, scenario perfetto per mostrare una parte della nutrita collezione d’arte Prada: un’area appena segnata dall’intervento architettonico di Koolhaas, quasi solo ripulita e riorganizzata con una scenografia semplice ma accurata: una sola opera per ognuna delle tre cisterne che ospitano il Trittico (che presenterà a rotazione tre opere della collezione), mostre tematiche nella galleria Nord (la prima è In Part, a cura di Nicholas Cullinan) e una selezione di opere della collezione Prada nella galleria Sud e in parte dei magazzini (An Introduction, curata da Germano Celant con Miuccia Prada).

Fondazione Prada. Nuova sede di Milano. Architectural project by OMA. Photo: Bas Princen, 2015. Courtesy: Fondazione Prada.

Fondazione Prada, nuova sede di Milano, 2015. Photo: Bas Princen.

La varietà tipologica, il contrasto tra ambienti e materiali e il rispetto ragionato del complesso preesistente sono le chiavi di lettura di un polo artistico unico e affascinante, elaborato e imprevedibile, che sfugge a una definizione schematica. “Non si tratta di un’opera di conservazione, ma nemmeno dell’ideazione di un’opera di architettura”, sostiene correttamente Rem Koolhaas, che parla di processo di continua interazione tra questi frammenti (e non a caso Fragments è il titolo del progetto fotografico curato da Delfino Sisto Legnani per raccontare il making of della nuova Fondazione), “destinati a non formare mai un’immagine unica e definitiva”. Per avere il quadro finale dell’operazione aspettiamo il completamento della Torre, luogo avvolto in un semi-mistero. Si sa solo che si svilupperà su nove livelli, che avrà un impianto irregolare in cemento, che conterrà un ristorante e che ogni piano avrà un’altezza maggiore di un metro rispetto a quello sottostante, perché l’arte si assapora in modo diverso in spazi differenti e a diverse altezze. Un frammento aggiuntivo, enigmatico, che arricchisce il puzzle di questa splendida cittadella dell’arte.

Fragments

Fragments. Photo: Delfino Sisto Legnani.

Fragments

Fragments. Photo: Delfino Sisto Legnani.

Fragments

Fragments. Photo: Germana Lavagna.

Fragments

Fragments. Photo: Giulio Ghirardi.

Fragments

Fragments. Photo: Giulio Ghirardi.

Fragments

Fragments. Photo: Leo Iannelli.

Veduta della mostra “An Introduction”. Fondazione Prada. Milano, 2015. Foto: Attilio Maranzano. Courtesy: Fondazione Prada.

An Introduction, Fondazione Prada, Milano, 2015. Photo: Attilio Maranzano.

Bar Luce. Fondazione Prada, Milano, 2015. Photo: Attilio Maranzano. Courtesy: Fondazione Prada.

Bar Luce. Fondazione Prada, Milano, 2015. Photo: Attilio Maranzano.

Robert Gober, Corner Door and Doorframe, 2014-2015. Photo: Attilio Maranzano. Courtesy: Fondazione Prada.

Robert Gober, Corner Door and Doorframe, 2014-2015. Photo: Attilio Maranzano.

Serial Classic, Fondazione Prada, Milano, 2015. Photo: Attilio Maranzano.

Serial Classic, Fondazione Prada, Milano, 2015. Photo: Attilio Maranzano.

Serial Classic, Fondazione Prada, Milano, 2015. Photo: Attilio Maranzano.

Serial Classic, Fondazione Prada, Milano, 2015. Photo: Attilio Maranzano.

Serial Classic, Fondazione Prada, Milano, 2015. Photo: Attilio Maranzano.

Serial Classic, Fondazione Prada, Milano, 2015. Photo: Attilio Maranzano.


Loredana Mascheroni

Giornalista, pratica il design da sempre. Appassionata di arte contemporanea e architettura, lavora a Domus dal 1997 dopo un apprendistato decennale in riviste di settore e un esordio come giornalista TV che le ha lasciato un debole per le video interviste. Fa yoga e corre, per sciogliere le tensioni da tablet.


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