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Secular Retreat, Devon
Peter Zumthor

12 Aprile 2019

Per dare un seguito spaziale al pensiero che fece da fondamento al suo noto saggio del 2006, Architettura e felicità, Alain de Botton, scrittore e filosofo svizzero, concepì nello stesso anno il sistema Living Architecture, un progetto in grado di realizzare, grazie al contributo di importanti architetti, residenze capaci di promuovere il dibattito sull’architettura contemporanea. All’interno di questo sistema e dopo diversi anni dall’inizio di un meticoloso processo di costruzione, è stata recentemente completata una villa di cinque stanze nello splendido paesaggio del Devon, nel sud della Gran Bretagna, ad opera di Peter Zumthor. La residenza, chiamata Secular Retreat (rifugio laico), è il primo intervento permanente su suolo inglese firmato dall’architetto svizzero. Circondata da dolci colline e non lontana da piccoli villaggi di case in pietra, la villa progettata da Zumthor non è all’apparenza molto diversa da altre: si compone di stanze per dormire e di spazi per la conversazione, i bagni sono lussuosi, pur nella loro impenetrabile sobrietà, il lessico è modernista. Quel che la rende un esempio unico, nonché un’ulteriore dimostrazione delle abilità che Zumthor aveva già dimostrato di possedere in opere come le terme di Vals o la cappella Bruder Klaus, è la capacità di raccontare il tempo.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat è una sintesi dei principi architettonici che hanno reso unico il lavoro di Zumthor, ed è, come ogni sua opera, l’esito di una ricerca che parte dall’architettura arcaica, attraversa il mondo romano e greco, raccoglie l’eredità del Rinascimento e arriva qui da noi con le forme di un oggetto che sembra essere sempre esistito, come se il tempo impiegato per costruirlo coincidesse con quello necessario all’umanità per diventare consapevole del suo valore. Tra il paesaggio esterno e quello interno si riconosce una soglia, un basamento sul quale appoggia la costruzione. In alto, una lastra spessa di cemento mostra una leggera ma chiara piegatura, necessaria per il deflusso dell’acqua e capace di alleggerire la gravità del tetto. I muri e i pilastri portanti che lo sorreggono sono anch’essi testimoni di un lento processo di creazione e di evoluzione delle tecniche costruttive, che Zumthor fa tornare alle origini: tutta la struttura, infatti, è concepita come una declinazione in cemento della tecnica della terra battuta, che culture diverse per geografie ed epoche hanno utilizzato per edificare le loro opere. I muri prendono la colorazione dei minerali presenti e mostrano nei segni orizzontali che li caratterizzano il tempo trascorso per stratificare e consolidare il materiale. La massa muraria che si è formata è però anche in grado di scomparire improvvisamente nella leggerezza delle grandi finestre che mettono in armonia l’interno della casa con l’ambiente esterno. Il modello di riferimento è Palladio: è alle sue ville venete che Zumthor dichiara di essersi ispirato per la corrispondenza di sguardi tra fuori e dentro, e per l’idea di un’architettura solitaria che è alla ricerca continua di un dialogo con le forme della natura circostante e con il tempo che lentamente le scorre accanto.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.

Secular Retreat, Devonshire. Peter Zumthor.


Gianluigi Freda

Architetto, scrive di architettura e di luoghi. Ama Napoli, dove vive e insegna, e Tel Aviv, dove ogni tanto ritorna.


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