24 Hours Museum
Necessary #039

Photo: Caroline Corbetta


La scorsa settimana ho assistito a una liturgia perfetta iniziata con una cena per 140 invitati, seguita da un party con 2.000 persone e condivisa da altri 1.500 visitatori il giorno dopo. Cifre ragguardevoli che impallidiscono davanti al milione di utenti collegati al live streaming dell'evento 24 H Museum, commissione di Prada per Francesco Vezzoli. Per un giorno, il Palais d'Iéna di Parigi, monumentale sede governativa già presa in prestito per le sfilate di Miu Miu, è diventato un museo estemporaneo con una collezione di sculture luminescenti come insegne pubblicitarie ed incongrue come collage surrealisti. Tutti intorno - attori più o meno consapevoli di una performance collettiva che ha distillato la dimensione mondana e mediatica del mondo dell’arte – gli astanti: da Polanski alla studentessa di economia, dal pensionato a Kate Moss, da Anna Wintour alla drag queen… Tutti dentro la gabbia di neon rosa progettata dallo studio AMO di Rem Koolhaas. Abbastanza da far storcere il naso ai puristi. Ma anche abbastanza per scatenare una frenesia collettiva che continua a proliferare in Rete (get-your-portrait). Fuori dalla sacralità del (vero) museo e protetto dall’allure e dal potere di Prada, Vezzoli ha osato più del solito. Si è divertito. E ha fatto divertire. Ma la questione è anche seria. Per 24 ore ha messo in scena un futuro possibile per l’arte (citando il passato delle feste barocche), oltre quei confini che alcuni perseverano a difendere, talvolta incoraggiando una visione elitaria della cultura.

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Last week I attended a perfect ceremony that began with a dinner for 140 guests and was followed by a party with 2000 people, joined by another 1500 visitors the day after. Substantial numbers, but they pale beside the million users who followed the live streaming of the 24 H Museum event, commissioned from Francesco Vezzoli by Prada. For a day, the Palais d’Iéna in Paris, a monumental government building already borrowed for the fashion shows of Miu Miu, became an extempore museum with a collection of luminescent sculptures resembling advertising signs and as incongruous as surrealist collages. All around–actors more or less aware of taking part in a collective performance that distilled the social and media dimension of the art world–the bystanders: from Polanski to the student of economics, from the pensioner to Kate Moss, from Anna Wintour to the drag queen... All of them inside the fluorescent pink cage designed by Rem Koolhaas’s AMO studio. Enough to make any purist turn up his nose. But enough too to trigger a mass frenzy that is still proliferating on line (get-your-portrait). Free from the sanctity of the (real) museum and protected by the allure and power of Prada, Vezzoli has been even more daring than usual. He has had fun. And he has amused people. But the question is a serious one too. For 24 hours he staged a possible future for art (citing the Baroque feasts) beyond the boundaries that some continue to defend, at times promoting an elitist vision of culture.


Caroline Corbetta


Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Marianne Faithfull e/and Kate Moss

Audrey Tautou

Jonathan Newhouse, Miucca Prada e/and Patrizio Bertelli

Isabelle Huppert e/and Francesco Vezzoli

Roman Polanski, Miuccia Prada e/and Francesco Vezzoli

Anna Wintour, Jonathan Newhouse e/and Franca Sozzani

31 January 2012 / 0 comments
From Klat by Caroline Corbetta in Art, Fashion, Necessary
  • Marco
    Vezzoli è un grande!
  • Francesco Ulisse
    A me sembra solo la fiera delle vanità. Ben lontano da arte e cultura.

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