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Carlo Scarpa
Venetian Glass, NYC

2 Dicembre 2013

Venetian Glass by Carlo Scarpa: The Venini Company, 1932-1947 è la tappa newyorchese della mostra allestita a fine 2012, su progetto di Marino Barovier, alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, presso Le Stanze del Vetro. Una tappa riadattata per l’occasione dal curatore Nicholas Cullinan. La rassegna, in corso al Metropolitan Museum of Art, comprende circa 300 opere, suddivise per tipologia di vetro e tecnica di esecuzione, e percorre i quindici anni di attività del maestro veneziano come direttore artistico della vetreria Venini. In quel periodo, Carlo Scarpa fu libero di sperimentare, introducendo nuove tecniche capaci di rinnovare la tradizione muranese: vetri sommersi, battuti, incisi, corrosi e a pennellate, vasi mezza filigrana, murrine romane. Una produzione straordinaria che conferma il genio dell’architetto e la capacità inventiva dell’impresa che lo sostenne nel percorso creativo. Da non perdere. Fino al 2 marzo 2014.

Venetian Glass by Carlo Scarpa: The Venini Company, 1932-1947

Carlo Scarpa per Venini, 1938-1948.

Venetian Glass by Carlo Scarpa: The Venini Company, 1932-1947

Carlo Scarpa per Venini, 1934-1936.

Venetian Glass by Carlo Scarpa: The Venini Company, 1932-1947

Carlo Scarpa per Venini, 1940, 1947.

Venetian Glass by Carlo Scarpa: The Venini Company, 1932-1947

Carlo Scarpa per Venini, 1940.

Venetian Glass by Carlo Scarpa: The Venini Company, 1932-1947

Carlo Scarpa per Venini, 1938.

Venetian Glass by Carlo Scarpa: The Venini Company, 1932-1947

Carlo Scarpa per Venini, 1936.

Venetian Glass by Carlo Scarpa: The Venini Company, 1932-1947

Carlo Scarpa per Venini, 1940.

Venetian Glass by Carlo Scarpa: The Venini Company, 1932-1947

Carlo Scarpa per Venini, 1940.

Venetian Glass by Carlo Scarpa: The Venini Company, 1932-1947

Carlo Scarpa (a destra) con Arturo Biasutto, Murano, 1943. Archivio Storico Luce.

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Roberta Mutti

Sta a cavallo fra l’Italia, il Belgio e il Sud Est Asiatico, e a volte cade. A chi le chiede di cosa si occupa, risponde: faccio cose, vedo gente. Scrive di “mobiletti” da vent’anni e non si è ancora stancata, nonostante tutto. Tempo libero non ne ha, e nemmeno le interessa. Le basta non dover andare nello stesso ufficio tutti i giorni. Frequenta persone improbabili, e collabora a Klat per questo.


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