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Infinite Kusama

28 Maggio 2012

Adesso che, a 83 anni suonati, firma una limited edition per Louis Vuitton tutti si accorgeranno di lei e del suo immenso talento. Tra quelli che invece la conoscono, alcuni – c’è da giurarci –  storceranno il naso per questa collaborazione, probabilmente ignari del fatto che già alla fine anni Sessanta Yayoi Kusama faceva e vendeva abiti con la sua Kusama Fashion Company e tanto di “Kusama Corner” da Bloomingdale’s.  Alla più grande artista giapponese vivente i riconoscimenti non sono mancati (leggi mostre nei musei giusti e quotazioni d’asta da record), ma il suo nome non è certo popolare come quello di un Hirst o un Koons – nel dubbio ho fatto anche un sondaggio lampo tra amici non addetti ai lavori. Per arrivare preparati alla sua strameritata esplosione mainstream, è d’obbligo la struggente (e completa) mostra alla Tate Modern, fino al 5 di giugno. E la sua autobiografia, dove, anche lì, Kusama ci lascia senza fiato: “My destiny is to make art (…) which gives meaning to death, tracing the beauty of colours and space in the silence of death’s footsteps and the ‘nothingness’ it promises”.

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Photo: Caroline Corbetta

Yayoi Kusama

Yayoi Kusama


Caroline Corbetta

Da freelance, asseconda la sua irrequietudine e tenta di trascendere l’autoreferenzialità dell’arte. Scrive, tra gli altri, per DomusL’Uomo VogueRolling Stone e cura progetti per istituzioni come il Moderna Museet e Performa. Si diletta nello scouting di artisti da quando, una decina d’anni fa, si è imbattuta in una sconosciuta Nathalie Djurberg.


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