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Biennale di Venezia, Arte 2013
Libano

10 Luglio 2013

Invasioni ricorrenti travagliarono la città di Teodora nei secoli della sua storia; a ogni nemico sgominato un altro prendeva forza e minacciava la sopravvivenza degli abitanti. Sgombrato il cielo dai condor si dovette fronteggiare la crescita dei serpenti; lo sterminio dei ragni lasciò le mosche moltiplicarsi e nereggiare; la vittoria sulle termiti consegnò la città in balia dei tarli. A una a una le specie inconciliabili con la città dovettero soccombere e si estinsero. A furia di sbranare scaglie e carapaci, di svellere elitre e penne, gli uomini diedero a Teodora l’esclusiva immagine di città umana che ancora la distingue.

Italo Calvino, Le città invisibili (IX capitolo: Le città nascoste, 4)

Mentre mi avvicino al Padiglione del Libano, penso a tre storie, l’una diversa dall’altra, ma intimamente intrecciate…

Nel giugno del 1982 il Libano subisce un’invasione da parte di Israele. A Saïda, ancora oggi, si racconta questa storia: un pilota israeliano, durante i giorni dell’attacco, si rifiutò di colpire una scuola pubblica della città, gettando così le bombe in mare. Pochi giorni dopo, tuttavia, l’edificio venne bombardato da un altro aereo nemico. La scuola ne fu parzialmente distrutta.

Biennale di Venezia, Arte 2013, Padiglione Libano

Antoine de Saint-Exupéry, l’autore de Il piccolo principe, era un aviatore di professione. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, il suo aereo fu abbattuto da un caccia tedesco nel mare antistante la costa marsigliese. Per anni, la vicenda della morte dello scrittore rimase avvolta nel mistero; il suo aereo è stato ritrovato soltanto una decina d’anni fa.

Biennale di Venezia, Arte 2013, Padiglione Libano

Un pilota, da poco precipitato con il suo aeroplano nel deserto del Sahara, incontra un fanciullo proveniente da un pianeta lontano, l’asteroide B612. È un pianeta così piccolo che i baobab rischiano di soffocarlo. Ci vorrebbe una pecora che ne mangi gli arbusti, per impedire agli alberi di crescere a dismisura. Per questa ragione, il piccolo principe chiede all’aviatore di disegnargli una pecora. Come se gli oggetti e le cose, una volta disegnati, potessero diventare reali.

Biennale di Venezia, Arte 2013, Padiglione Libano

Letter to a Refusing Pilot, il video realizzato da Akram Zaatari per il Padiglione del Libano, comincia proprio in questo modo: con un’inquadratura sulle prime pagine de Il piccolo principe e il disegno di un aeroplano di carta, sul punto di spiccare il volo. Come la pecora nel romanzo di Saint-Exupéry, le linee a matita che definiscono il contorno dell’aereo sembrano animarsi: l’aeroplano diviene reale e volteggia instabile sopra le case di una Saïda deserta, silenziosa. Soltanto la superficie increspata del mare pare conservare il ricordo dei bombardamenti: d’un tratto, un esplosivo invisibile ne sfonda la distesa acquosa, gli schizzi come schegge di dinamite. Storia e leggenda si fondono con la biografia personale dell’artista, originario di Saïda e figlio dell’architetto che progettò la scuola bombardata nel 1982. L’adolescente Zaatari rimane segnato dalla vicenda del pilota dissidente – una figura drammatica, lacerata dal conflitto tra dovere e morale individuale, proprio come in una tragedia eschilea. Letter to a Refusing Pilot è un omaggio a uno sconosciuto aviatore israeliano, una narrazione delicatissima, capace di coniugare magistralmente la materia fluida dei ricordi con l’esattezza della storia. Il video accosta foto d’epoca a pagine di diari e documenti d’archivio: mentre osservo le immagini in movimento, penso all’artista come a un archeologo intento a disseppellire i resti di una storia recente. Quello riesumato da Zaatari, tuttavia, è un passato intimo, familiare, rievocato attraverso lo sguardo di un ragazzino – uno sguardo simile a quello del piccolo principe, in grado di svelare l’“essenziale che è invisibile agli occhi”.

Biennale di Venezia, Arte 2013, Padiglione Libano

Biennale di Venezia, Arte 2013, Padiglione Libano

Biennale di Venezia, Arte 2013, Padiglione Libano

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Federico Florian

Storico dell’arte e aspirante scrittore, vive a Milano e ha un debole per l’arte contemporanea. Collabora con Arte e Critica e altre testate. Violinista e instancabile viaggiatore, ama la buona letteratura. Sogna una critica d’arte agile e fresca, e aspetta di scrivere il romanzo perfetto.


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