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Italian Limes #03
Confini

12 novembre 2014

Italian Limes è un progetto di ricerca e un’installazione presentata alla XIV Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, che ha inaugurato lo scorso 7 giugno e rimarrà aperta al pubblico fino al 23 novembre. Questo post è il terzo di una serie di approfondimenti che hanno l’obiettivo di espandere i temi di ricerca alla base del progetto, delineandone possibili sviluppi e presentando materiali inediti non presenti all’interno della mostra.

“Appoggiate una mappa sul tavolo, o apritene una sul vostro browser, e guardatene bene i confini. Quella vivace combinazione di colori e linee suggerisce l’idea di un insieme di unità co-esistenti. Ma come sono definiti quei limiti? Esiste un modo univoco per misurarli? […] Nel momento stesso in cui scriviamo, i confini di alcuni stati stanno scomparendo, altri ne vengono creati, mentre il resto è soggetto a un costante mutamento del territorio, a causa dei movimenti geologici o del cambiamento climatico”. Ethel Baraona Pohl, Cesar Reyes Nájera, “When Pixels Become Nations”, dpr-barcelona blog, pubblicato il 20 ottobre 2014.

Fin da piccoli, siamo stati educati a guardare il mondo, o meglio, la sua rappresentazione, sotto forma di carta geografica, da due punti di vista complementari: quello fisico e quello politico. Tale distinzione valeva, e vale tuttora, per scale differenti: da quella degli stati nazionali, passando per quella continentale, fino a quella dell’intero pianeta, riprodotto nel planisfero. Sovrapponendo mentalmente le due immagini, possiamo vedere come alcune delle linee che definiscono il mondo fisico trovano riscontro anche nel suo corrispondente politico. Altre, presenti soltanto in quest’ultimo, non lasciano tracce quando riportiamo lo sguardo sul disegno del mondo naturale. Le linee del primo tipo appartengono all’insieme dei confini naturali, che coincidono con soluzioni di continuità nella superficie terrestre e che sembrano giustificare una separazione fra territori adiacenti. Le seconde sono, come le definisce Achille Varzi in Teoria e pratica dei confini, “il risultato di un complesso processo decisionale che si traduce in demarcazioni convenzionali, il prodotto di una intenzionalità collettiva che si esprime in accordi politici, sociali, amministrativi”. Confini politici, appunto: invisibili se non fossero artificialmente tracciati sulle carte geografiche, e definiti di diritto attraverso una serie di coordinate matematiche.

Carta del confine fra Regno d’Italia e Regno S.H.S. (Serbia, Croazia, Slovenia), 1919, dettaglio. La carta rappresenta la linea di confine ed il suo profilo, con l’indicazione di tutti i cippi principali e secondari. L’equidistanza fra le curve di livello è di 5 metri (dai tipi dell’Istituto Geografico Militare).

Carta del confine fra Regno d’Italia e Regno S.H.S. (Serbia, Croazia, Slovenia), 1919, dettaglio. La carta rappresenta la linea di confine e il suo profilo, con l’indicazione di tutti i cippi principali e secondari. L’equidistanza fra le curve di livello è di 5 metri (dai tipi dell’Istituto Geografico Militare). / Map of the border between the Kingdom of Italy and the Kingdom of S.H.S. (Serbs, Croats and Slovenes), 1919, detail. The map shows the borderline and its profile, indicating all the main and secondary boundary stones. The interval between the contour lines is 5 meters (printed by the Istituto Geografico Militare).

Siamo inoltre portati a pensare, solitamente, che queste due versioni della stessa mappa – quella fisica e quella politica – abbiano due origini e due destini differenti: la prima è il risultato di ere geologiche stratificate, della deriva dei continenti, e di forze indipendenti dalla capacità umana di intervenire sulla natura: un disegno pressoché immutabile, se rapportato alla scala della nostra esistenza. La seconda, invece, è il risultato di un equilibrio più recente e precario, le cui basi fondamentali sono state poste con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il mondo fisico è quello che non cambia: lo studio della sua trasformazione appartiene, semmai, a scienze diverse dalla cartografia. I mutamenti del planisfero politico, al contrario, testimoniano l’evolversi della civiltà: le mappe che popolano le pagine di ogni atlante storico descrivono l’avvicendarsi del potere sul territorio, di cui il mondo contemporaneo è la configurazione ultima.

Entrambe queste considerazioni, oggi, sono in evidente crisi. Non solo viviamo in un’epoca in cui l’assetto politico del pianeta si sta modificando, ma anche l’immagine fisica del pianeta sta cambiando a una velocità inaspettatamente visibile. È interessante notare come, forse non per una casualità, il motto dell’USGS (lo United States Geological Survey, l’agenzia cartografica governativa che ha il compito di studiare e monitorare il territorio nazionale statunitense) sia recentemente cambiato da “Earth Science in the Public Service” a “Science for a Changing World”.

Carta del confine fra Repubblica Italiana e Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, 1951, dettaglio. La carta, basata sul rilievo aerofotogrammetrico eseguito dall’IGM, rappresenta la linea di confine ed il suo profilo, con l’indicazione di tutti i termini di confine. L’equidistanza fra le curve di livello è di 10 metri (dai tipi dell’Istituto Geografico Militare).

Carta del confine fra Repubblica Italiana e Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, 1951, dettaglio. La carta, basata sul rilievo aerofotogrammetrico eseguito dall’IGM, rappresenta la linea di confine e il suo profilo, con l’indicazione di tutti i termini di confine. L’equidistanza fra le curve di livello è di 10 metri (dai tipi dell’Istituto Geografico Militare). / Map of the border between the Italian Republic and the Socialist Federal Republic of Yugoslavia, 1951, detail. The map, based on a campaign of aerial photography carried out by the IGM, represents the border line and its profile, indicating all the boundary markers. The contour interval is 10 meters (printed by the Istituto Geografico Militare).

I due fenomeni, inoltre, appaiono in molti casi strettamente connessi: gli sconvolgimenti naturali causati dal cambiamento climatico hanno conseguenze evidenti sull’assetto geopolitico internazionale. L’elenco che segue è un insieme incompleto e parziale di una serie di vicende che negli ultimi anni, o mesi, si stanno rivelando assai indicative di questa condizione. Alcune di queste situazioni sono l’escalation di decenni di tensioni in zone già precedentemente caratterizzate da dispute di confine; altre, invece, sono esempi di controversie territoriali inedite, le cui cause non si sarebbero materialmente potute verificare fino a qualche decennio fa. In tutti, il legame fra il mutamento fisico e le sue ripercussioni politiche è comunque evidente.

Ghiacciaio del Siachen
Il Conflitto del Siachen è una disputa di confine fra India e Pakistan che ha origine dal momento in cui, nel 1947, le due nazioni diventano indipendenti dal Regno Unito. Dal 1984, tale disputa ha assunto i tratti di un conflitto bellico a tutti gli effetti. La causa principale risiede nella mancata definizione di un tracciato preciso della linea di confine lungo le vette del Karakorum, in una regione allora quasi completamente inesplorata, e per la quale non esisteva una cartografia affidabile. Il controllo sulla regione oggi è diventato ancora più importante a causa dello scioglimento dei ghiacciai himalayani, e del conseguente riassetto dei bacini idrografici che assicurano acqua potabile e per l’irrigazione a più di 300 milioni di persone.

Artide
Il Polo Nord ha assunto un’elevata importanza strategica a causa dello scioglimento sempre più consistente della calotta artica durante la stagione estiva, che ha permesso l’apertura della nota rotta marittima di collegamento fra l’Asia e il continente americano, ma, allo stesso tempo, ha dato la possibilità di accedere a giacimenti naturali sottomarini precedentemente preclusi. Non controllato attualmente da alcuna nazione, il fondale dell’Oceano Artico è in questi anni oggetto delle indagini scientifiche e delle esplorazioni di Canada e Russia, che stanno cercando di dimostrare l’appartenenza del Polo Nord al proprio territorio nazionale di fronte alla Commissione sui Limiti della Piattaforma Continentale delle Nazioni Unite.

Antartide
Il continente antartico è da lungo tempo oggetto di rivendicazioni territoriali, nessuna delle quali è stata però mai riconosciuta dalla maggioranza della comunità internazionale. L’adozione del Trattato Antartico del 1961 ha formalmente respinto ogni richiesta, stabilendo inoltre che l’uso del suolo antartico può avvenire per soli fini scientifici, e proibendo lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Il miglioramento delle tecnologie di estrazione e il progressivo scioglimento dei ghiacci nel corso degli ultimi decenni, sta di fatto aumentando tensioni geopolitiche latenti da tempo – come quella fra Argentina e Gran Bretagna.

Louisiana
La maggior parte della superficie dello stato della Louisiana meridionale è costituita da una pianura alluvionale che si spinge per molti chilometri nel Golfo del Messico. Formato dai sedimenti della foce del Mississippi, questo territorio è da sempre stato un’area paludosa inserita in un ecosistema ricchissimo di risorse naturali. Nonostante la forma mutevole e instabile del profilo di costa – spesso un problema di rappresentazione cartografica per l’USGS –, la Louisiana è sempre stata raffigurata sulle carte topografiche con una forma precisa, che però ora non corrisponde più alla realtà. L’innalzamento globale del livello dei mari e l’elevata ingegnerizzazione della costa dovuta allo sfruttamento petrolifero stanno causando una perdita di terreno che procede al ritmo di 40 km quadrati all’anno.

Mar Cinese Meridionale
Nel tentativo di estendere il perimetro dei propri confini marittimi nel Mar Cinese Meridionale, in una zona storicamente contesa da Vietnam, Filippine, Taiwan e Malesia, a più di 1.000 miglia di distanza dalle proprie coste continentali, la Cina ha iniziato, nel 2014, la creazione di un arcipelago di isole artificiali lungo il Johnson South Reef.

New Moore (South Talpatti)
In un caso opposto al precedente, il banco di sabbia inabitata di New Moore (South Talpatti, così com’è conosciuta in Bangladesh), conteso da India e Bangladesh sin dal 1970 (quando emerse a causa di un ciclone), è stato da poco sommerso definitivamente a causa dell’innalzarsi del livello del mare nel Golfo del Bengala.

Iraq-Siria
Il conflitto in Iraq e Siria e l’emergere del gruppo dello Stato Islamico negli ultimi mesi ha di fatto dissolto l’assetto geopolitico nel Medio Oriente, delineato dall’Accordo Sykes-Picot del 1916. Lo scorso giugno, interi tratti del confine fra i due stati sono stati cancellati tramite l’uso di bulldozer. Un recente rapporto del Center for Climate & Security ha ipotizzato un legame fra la degenerazione del conflitto iracheno e la crescente siccità della regione dovuta al riscaldamento globale.

Europa
Durante gli ultimi sessant’anni, i cittadini europei hanno assistito a ben pochi cambiamenti della carta politica del continente. Dopo l’equilibro forzato della Guerra Fredda e un breve periodo di riassestamento per lo più pacifico, l’Europa è entrata in una fase nuova nel 1993, quando gli Accordi di Schengen hanno abolito i controlli doganali alle frontiere fra gli Stati membri. Nemmeno la recente possibilità di una Scozia indipendente ha suscitato, nei media, particolare attenzione sulla necessità di un reale confine fisico che potesse separarla dall’Inghilterra. Nonostante ciò, i confini interni europei continuano a esistere, sia sulla carta che nei fatti: gli accordi di Schengen non li cancellano, in quanto si limitano a sospendere una serie di procedure di controllo, e a eliminare “tutti gli ostacoli al fluido scorrimento del traffico stradale, come i limiti di velocità non necessari” e, ovviamente, le barriere doganali ai valichi di frontiera. Il Trattato di Schengen riflette una condizione temporanea, tanto di più a partire dal 2012, dopo che una riforma dei suoi termini ha introdotto la possibilità del ripristino dei controlli – fino a un massimo di un anno – in caso di circostanze eccezionali, come, per esempio, un’eccessiva pressione migratoria sulle frontiere esterne. L’Italia aveva già ripristinato i controlli al confine – interrompendo, così, il Trattato – in occasione dei due G8 di Genova (14–21 luglio 2001) e dell’Aquila (28 giugno–15 luglio 2009), mentre la Norvegia ha sospeso a tempo indeterminato gli Accordi di Schengen il 26 luglio 2014, come conseguenza di un’allerta terrorismo.

Schema illustrativo dei blocchi di triangolazione di III e IV ordine lungo la linea del confine italo austriaco, dettaglio (dai tipi dell’Istituto Geografico Militare).

Schema illustrativo dei blocchi di triangolazione di III e IV ordine lungo la linea del confine italo austriaco, dettaglio (dai tipi dell’Istituto Geografico Militare). / Diagram illustrating the 3rd- and 4th-order triangulation blocks along the line of the Austrian-Italian border, detail (printed by the Istituto Geografico Militare).

Impressum

Italian Limes è un progetto di Folder (Marco Ferrari, Elisa Pasqual) con Pietro Leoni (interaction design), Delfino Sisto Legnani (fotografia), Dawid GórnyAlex RotheraAngelo Semeraro (projection mapping), Alessandro Mason (coordinamento di produzione), Claudia Mainardi.

Italian Limes ha ricevuto una menzione speciale come progetto di ricerca della sezione Monditalia dalla giuria della XIV Mostra Internazionale di Architettura, La Biennale di Venezia.

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Marco Ferrari

Architetto, si occupa di design dell’informazione. Insegna all’ISIA di Urbino e allo IUAV di Venezia. Dal 2011 al 2013 è stato Creative Director di Domus. Nel 2012, assieme a Elisa Pasqual, ha fondato Folder, studio di ricerca e progettazione visiva con base a Milano. È nato nel 1981.


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