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Goshka Macuga
Fondazione Prada, Milano

14 marzo 2016

Quanto è importante affrontare la questione della “fine” nella pratica artistica attuale? È da questo interrogativo che l’artista polacca Goshka Macuga, londinese d’adozione, ha sviluppato l’indagine sfociata nella mostra To the Son of Man Who Ate the Scroll (Al figlio dell’uomo che ha mangiato il rotolo), allestita alla Fondazione Prada, il cui titolo si rifà a un versetto della Bibbia tratto dal libro di Ezechiele. Qui Macuga esplora temi “alti” come l’origine, la fine, la rinascita, il tempo, l’eredità del sapere, e lo fa tramite un metodo di lavoro ormai consolidato: mappa tutto ciò che le interessa e lo orchestra in un’opera corale in cui l’autrice è anche ricercatrice, collezionista di lavori altrui e curatrice. L’esposizione segue un itinerario che parte dal Podium e approda poi nello Studiolo rinascimentale della galleria Sud e nella Cisterna: il viaggio inizia nel grande spazio vetrato al piano terra, disseminato di pezzi di grandi dimensioni che evocano idee del cosmo, tra cui un Concetto spaziale di Lucio Fontana, il Colpo di Gong di Eliseo Mattiacci e un’enorme sfera dorata di James Lee Byars. L’unica presenza animata è un androide seduto su una pedana (concepito dalla Macuga con A-Lab), un oratore che snocciola senza soluzione di continuità frammenti di discorsi pronunciati dai più diversi personaggi della storia – da Gorbaciov a Hannah Arendt, da Nietzsche a Roy Batty di Blade Runner – e che evocano scenari apocalittici. Al primo piano, La salita della memoria di Claudio Parmiggiani introduce a cinque tavoli con rotoli di carta lunghi una decina di metri sui quali un altro automa – realizzato dal francese Patrick Tresset – ha prodotto disegni, testi, formule matematiche e diagrammi che raccontano il progresso dell’umanità. Il destino del mondo è lasciato aperto sul sesto tavolo, dove un robot traccia sotto gli occhi del pubblico segni indecifrabili. Anche lo Studiolo parla di incomunicabilità, con la lettura di testi in esperanto, simbolo del fallimento dell’utopia di creare un linguaggio e una cultura comuni. Il cambio di registro avviene nei tre ambienti della Cisterna, nei quali la speranza è affidata a 73 teste di bronzo di pensatori e figure storiche collegate come atomi di una molecola, a evocare la proposta di Einstein che immaginava una leadership intellettuale in sostituzione di quella politica. Come a suggerire che solo noi possiamo essere la chiave della nostra salvezza, oltre che quella della nostra distruzione.

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll
A cura di Goshka Macuga
Fondazione Prada, Milano
4 febbraio – 19 giugno

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll.

Goshka Macuga, To the Son of Man Who Ate the Scroll, 2016.

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll.

Goshka Macuga in collaborazione con Patrick Tresset, Before the Beginning and After the End, 2016. In primo piano: Sherrie Levine, False God, 2007.

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll.

Goshka Macuga in collaborazione con Patrick Tresset, Before the Beginning and After the End, 2016.

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll.

Goshka Macuga in collaborazione con Patrick Tresset, Before the Beginning and After the End, 2016. In primo piano: John De Andrea, Arden Anderson and Norma Murphy, 1972.

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll.

Claudio Parmiggiani, La Salita della memoria, 1976.

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll.

Da sinistra a destra: Goshka Macuga, “Negotiation sites” after Saburo Murakami, 2016; Robert Breer, Float, 1970 (2000); James Lee Byars, The Golden Sphere, 1992; Thomas Heatherwick, Extrusion, 2009. Sullo sfondo / In the background: Eliseo Mattiacci, Colpo di gong, 1993; Alberto Giacometti, Cubo, 1934; Lucio Fontana, Concetto spaziale. Natura, 1982.

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll.

Goshka Macuga, International Institute of Intellectual Co-operation, Configuration 6, Humanity’s Survival: Jared Diamond, Jean-François Lyotard, Francis Bacon, Friedrich Nietzsche, Paul Crutzen, Nick Bostrum, HP Lovecraft, Michel Foucault, 2015.

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll.

Dettaglio: Goshka Macuga, International Institute of Intellectual Co-operation, Configuration 12, Time’s Arrow: Alain Badiou, Ibn Khaldun, Kanak Man, Albert Einstein, 2015. Sullo sfondo: Goshka Macuga, International Institute of Intellectual Co-operation, Configuration 10, End of History: Edward Snowden, Pussy Riot, Slavoj Zizek, Joe Stack, Aaron Swartz, Jim Jones, 2015.

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll.

Dettaglio: Goshka Macuga, International Institute of Intellectual Co-operation, Configuration 6, Humanity’s Survival: Jared Diamond, Jean-François Lyotard, Francis Bacon, Friedrich Nietzsche, Paul Crutzen, Nick Bostrum, HP Lovecraft, Michel Foucault, 2015. Sullo sfondo: Goshka Macuga, International Institute of Intellectual Co-operation, Configuration 7, Transhumanism: Donna Haraway, Giovanni Pico Della Mandola, Julian Huxley, Aby Warburg, Mary Shelley, Monster of Frankenstein, Ray Kurweil, Ronald Bailey, Francis Fukuyama, 2015.

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll.

Goshka Macuga, International Institute of Intellectual Co-operation, Configuration 13, End of Time: Ramon Llull, Giordano Bruno, Gottfried Leibniz, St. Augustine, Isaac Newton, Carlo Rovelli, Julian Barbour, 2015.

Goshka Macuga: To the Son of Man Who Ate the Scroll.

Goshka Macuga, International Institute of Intellectual Co-operation, Configuration 8, Human Destructive Spirit: Wolfgang Pauli, Carl Jung, Sigmund Freud, Oe Kenzaburo, Noam Chomsky, Albert Einstein, Ray Bradbury, Martin Luther King, Rabindranath Tagore, 2015. Goshka Macuga, International Institute of Intellectual Co-operation, Configuration 7, Transhumanism: Donna Haraway, Giovanni Pico Della Mandola, Julian Huxley, Aby Warburg, Mary Shelley, Monster of Frankenstein, Ray Kurweil, Ronald Bailey, Francis Fukuyama, 2015.


Loredana Mascheroni

Giornalista, pratica il design da sempre. Appassionata di arte contemporanea e architettura, lavora a Domus dal 1997 dopo un apprendistato decennale in riviste di settore e un esordio come giornalista TV che le ha lasciato un debole per le video interviste. Fa yoga e corre, per sciogliere le tensioni da tablet.


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