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Gianni Piacentino
Fondazione Prada, Milano

15 dicembre 2015

Il desiderio di spiazzare è un punto di forza del progetto espositivo della Fondazione Prada. Nello spazio del Podium, infatti, la scultura classica ha ceduto il posto a una mostra di Gianni Piacentino curata da Germano Celant: oltre 90 opere dell’artista torinese (1945), che debutta vicino all’Arte Povera e diventa in seguito protagonista di un’indagine inedita sulla velocità e i mezzi di trasporto (auto, moto, aerei), disposte in un percorso cronologico a ritroso, dal 2015 al 1965. Presentata in stanze dalla pianta irregolare, delimitate da muri a tutta altezza e collegate da aperture prospettiche, questa seconda mostra della Fondazione racconta in modo innovativo il rapporto tra creatività, alto artigianato e produzione in serie. Sin dalla prima sala, con il cantilever e i pezzi ispirati agli aeroplani, tutto parla di estetica industriale, perfezione della macchina ed esattezza progettuale, concetti reinterpretati da un artista che pone al centro del proprio lavoro “la rilevanza del controllo tecnico e matematico del risultato” al servizio di congegni senza un uso pratico (l’autore si definisce un “artigiano inutile”). “Mi piace essere un tecnico al massimo livello”, precisa Piacentino. “Quando innesto elementi diversi tra loro mi inserisco nella tradizione dell’arte – penso al Surrealismo – ma con una logica fondata su conoscenze meccaniche assolute”. L’accuratezza delle finiture dei pezzi scultorei è frutto della maestria di modellisti che lavorano per importanti case automobilistiche, controllato fase dopo fase da Piacentino, che guida l’intero processo creativo come se si trattasse della produzione di un pezzo di design. L’artista, che da giovane scoprì i colori cangianti nell’azienda di vernici in cui lavorava, ha da sempre dedicato massima attenzione alla sperimentazione cromatica, come si evince sia dalle opere a piano terra, sia da quelle esposte al piano superiore, risalenti al periodo 1965-68, come le grandi tele monocromatiche e gli oggetti dalle forme primarie: pali, T capovolte, elementi angolari, tavoli e portali fuori scala. Il percorso è così suddiviso in due capitoli dalla forte identità, tra i quali si colloca un capolavoro del 1969: Pearlescent Wings, preziose e delicate ali di aereo realizzate in legno laccato e finite con vernice madreperla, icona di questo cultore della bellezza che sprigiona dalla mobilità e dalla tecnica.

Gianni Piacentino
Fondazione Prada
A cura di Germano Celant
Milano
7 novembre 2015 > 10 gennaio 2016

Gianni Piacentino, Fondazione Prada – Milano.

Gianni Piacentino, Veduta della mostra. Fondazione Prada, Milano.

Gianni Piacentino, Fondazione Prada – Milano.

Gianni Piacentino, Veduta della mostra. Fondazione Prada, Milano.

Gianni Piacentino, Fondazione Prada – Milano.

Gianni Piacentino, Veduta della mostra. Fondazione Prada, Milano.

Gianni Piacentino, Fondazione Prada – Milano.

Gianni Piacentino, Veduta della mostra. Fondazione Prada, Milano.

Gianni Piacentino, Fondazione Prada – Milano.

Gianni Piacentino, Veduta della mostra. Fondazione Prada, Milano.

Gianni Piacentino, Fondazione Prada – Milano.

Gianni Piacentino, Veduta della mostra. Fondazione Prada, Milano.

Gianni Piacentino, Fondazione Prada – Milano.

Gianni Piacentino, Veduta della mostra. Fondazione Prada, Milano.

Gianni Piacentino, Fondazione Prada – Milano.

Gianni Piacentino, Veduta della mostra. Fondazione Prada, Milano.

Gianni Piacentino, Fondazione Prada – Milano.

Gianni Piacentino, Pearlescent Wings, 1969. Fondazione Prada, Milano.

Gianni Piacentino, Fondazione Prada – Milano.

Gianni Piacentino, Veduta della mostra. Fondazione Prada, Milano.


Loredana Mascheroni

Giornalista, pratica il design da sempre. Appassionata di arte contemporanea e architettura, lavora a Domus dal 1997 dopo un apprendistato decennale in riviste di settore e un esordio come giornalista TV che le ha lasciato un debole per le video interviste. Fa yoga e corre, per sciogliere le tensioni da tablet.


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