Fabio Quaranta
Interview

18 giugno 2013

Classe 1977, Fabio Quaranta è un nome nuovo nel panorama della moda italiana, ma il suo stile essenziale, ispirato al workwear e all’abbigliamento militare, è già fortemente riconoscibile. Nel 2010 è stato premiato al concorso Who Is On Next? per avere riportato l’attenzione su due concetti oggi in disuso: comodità e qualità. Artista mancato (per scelta), non è solo un abile e promettente designer, ma anche un curatore di eventi crossover dove moda, performance e musica convivono in un disegno perfetto. L’abbiamo intervistato negli spazi di Progetto Calabiana, sede del suo showroom milanese, nonché suggestiva location per sfilate e presentazioni.

Hai un background atipico per un fashion designer contemporaneo. Laurea in economia, carriera nella comunicazione.

Inizialmente volevo diventare un broker e lavorare in ambito economico, la moda e i vestiti erano solo una passione. Quando studiavo giravo per negozi di seconda mano e mercatini, e per mantenermi lavoravo da Degli Effetti, una boutique molto esclusiva a Roma, una delle prime a importare la scuola di Anversa e gli stilisti giapponesi. La svolta c’è stata con l’Erasmus di un anno in Spagna. All’università studiai etica, il rispetto per i lavoratori e l’ambiente. Tutte questioni che non avevo mai preso in considerazione a Roma dove, invece, ci insegnavano solo a massimizzare il profitto. Ho capito che non sarei stato capace di fare il manager o l’imprenditore ‘tradizionale’ e, a poco a poco, ho deciso di trasformare una passione nel mio obiettivo professionale.

Andiamo per gradi: ho letto che tutto è iniziato da una sneaker personalizzata.

Sì, era il periodo in cui dipingevo con la pittura vinilica. Nel mio piccolo studio, dove vivevo e lavoravo, ricordo che pulii un pennello sulle mie All Star. Un giorno, al lavoro, il proprietario del negozio le notò e mi chiese di farne dieci. Le vendemmo tutte. Poi un cliente ci propose di presentarle a Parigi a una fiera di creativi indipendenti. Le scarpe piacquero molto e arrivammo a vederle da Barneys Japan e in altre boutique importanti nel mondo. Ma finì lì.

Fabio Quaranta, Primavera-Estate 2013

Fabio Quaranta, Spring/Summer 2013

Cosa hai fatto dopo l’università?

Dipingevo, realizzavo installazioni, ero ancora lontano dall’idea di diventare un designer. Quando ho finalmente capito che l’arte non era la mia strada, ho deciso di indirizzare tutta la mia creatività in qualcosa di concreto. Ho iniziato a lavorare per un’azienda di Perugia che faceva abbigliamento e accessori. Mi occupavo di comunicazione a 360 gradi: dalla progettazione di un’installazione per presentare un nuovo progetto alla grafica, fino alla disposizione dello showroom. La mia curiosità per il mondo della moda era grande, e osservavo con attenzione il lavoro dei modellisti e delle sarte, da cui ho imparato molto.

Quindi hai sviluppato un tuo marchio.

Sì, ho fondato il marchio FQR (Fabio Quaranta Roma, nda) con altri soci, ma l’esperienza è durata poco a causa di una cattiva gestione. Poi successe che la talent scout di Who Is On Next?, Simonetta Gianfelici, mi chiese di partecipare al concorso. Ero reticente, ma lei insistette finché l’anno successivo mi convinse. Creai una collezione ad hoc per il contest e, con mia sorpresa, entrai in finale e vinsi. Da lì è ricominciato tutto.

Era il 2010, sono passati tre anni. Quanto ti ha aiutato questa vittoria per far crescere il tuo nuovo brand?

Mi ha permesso di avere una grande visibilità sulla stampa. Molti negozi e buyer si sono dimostrati interessati, ma pochi hanno realmente comprato. Eravamo già in un momento difficile per il mercato e la mia non era proprio una collezione “facile”. Grazie a Vogue, Pitti Immagine e AltaRoma, tre istituzioni molto importanti, ho potuto però sfilare di nuovo e stringere contatti fondamentali con il sistema.

La tua collezione è di alta gamma. Cosa pensi del fast fashion?

Trovo che sia un business vincente e coerente con lo status mutevole della moda e la situazione economica attuale. Penso però anche che il successo di questo sistema sia minacciato da una sempre maggiore omologazione, nonché da una scarsa cultura dell’abito e da una ridotta consapevolezza dei materiali. Oggi tutto è diventato letteralmente usa & getta. È anche nostro dovere e responsabilità trasmettere meglio i valori della qualità e della durabilità.

Fabio Quaranta, Primavera-Estate 2013

Fabio Quaranta, Spring/Summer 2013

Pensi che il fast fashion riuscirà a sostituire completamente il prêt-à-porter?

Ha già raggiunto un successo enorme, colpendo sì la maggior parte dei grossi brand del prêt-à-porter, ma dando maggiore credibilità a un’alternativa di qualità.

In quale area geografica è più richiesta la tua linea?

Nell’area asiatica, è lì che si trovano i mercati maggiormente interessati a questo tipo di prodotti.

Il futuro del vero made in Italy è quindi relegato a produzioni di nicchia?

Il futuro del made in Italy è tornare a offrire un prodotto artigianale autentico. Per quanto riguarda me, collaboro da alcuni anni con un giovane sarto, Andrea Caraceni, appartenente a una dinastia che si tramanda il lavoro da generazioni. Stiamo cercando di coniugare l’esperienza del design con il saper fare, proponendo un prodotto di qualità artigianale, libero dagli schemi obsoleti della sartoria.

Cos’altro mi dici della tua collezione?

Sono ispirato dal workwear e dall’abbigliamento militare: è incredibile la contemporaneità di questi capi. Penso al trench di Burberry e al jeans, che è un capo di nota origine lavorativa. Tutto ciò che è diventato icona dell’abbigliamento maschile proviene da questi mondi, poiché da lì parte la ricerca dell’utilità e del comfort della persona. Uno dei capi che preferisco è l’overall, l’abito da lavoro per eccellenza.

Fabio Quaranta, Autunno/Inverno 2013 Milano Fashion Week

Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2013-2014. Milan Fashion Week. Photo: © White Events by Curva di Contrasto

Parlami del progetto Motelsalieri.

Motesalieri inaugura nel 2006 a Roma come studio creativo, inizialmente luogo di incontro per amici, non aperto al pubblico. Poi, col tempo, queste frequentazioni hanno fatto sì che diventasse una location devota alla cultura, una sorta di galleria per progetti temporanei. Solo successivamente si è evoluto in quello che è oggi, ovvero uno spot – negozio da uomo che periodicamente offre anche mostre d’arte e performance live.

Quindi, alla fine, ti sei riavvicinato all’arte. Perché hai rinunciato a essere un artista in prima persona?

Il momento di rottura è coinciso con la mia prima visita a una mostra di Francis Bacon: quel giorno vidi nelle sale quello che c’era nella mia testa da sempre. Con molta onestà, dissi a me stesso che mai sarei potuto essere un artista. Da allora ho un miglior rapporto con il mondo dell’arte. Collaborare con gli artisti, ma non esserlo, mi fa veramente star bene, è la cosa che amo di più.

La musica?

È il motore della mia vita privata e professionale. Mi piace collaborare con musicisti che sono attivi anche nel campo delle arti visive, per me è interessante mettere in scena la loro sensibilità attraverso altri supporti artistici. In passato abbiamo organizzato personali con opere di Jandek, Daniel Johnson, Ben Chasny e Baby Dee. Un disco ha addirittura ispirato una mia collezione, mi riferisco a un album dei Current 93 (gruppo fondato da David Tibet nel 1982, nda), che hanno suonato durante una mia presentazione. Era una performance live con la sfilata che entrava nel concerto. A luglio, sempre presso lo spazio Motelsalieri, sarà il turno di Adam Green.

Visto il successo della tua linea, deduco che la tua laurea in economia a qualcosa sia servita.

Sicuramente. La parte creativa è solo un piccolo aspetto all’interno di un brand. Ci sono anche la logistica, la gestione del prodotto, l’accesso al credito e altro ancora. Esistono così tante difficoltà che è meglio fare prima una buona esperienza in azienda, per imparare come funziona tutta la macchina. Un genio senza struttura rischia di vedere vanificato il proprio lavoro.

Babe Dee per Fabio Quaranta, autunno/inverno 2011-2012

Babe Dee per Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2011-2012.

Per non farti mancare nulla, sei anche docente e ricercatore allo IUAV. Che cosa consigli ai tuoi studenti?

Ero molto spaventato quando mi hanno offerto questo lavoro. Avevo paura di stare dall’altra parte, dietro a una cattedra. È una posizione di grande responsabilità quella dell’insegnante. La lezione più importante che cerco di trasmettere loro è quella di essere sempre se stessi. Parto da lì, poi viene il resto.

Fabio Quaranta, Primavera-Estate 2013

Fabio Quaranta, Spring/Summer 2013

Fabio Quaranta, Primavera-Estate 2013

Fabio Quaranta, Spring/Summer 2013

Fabio Quaranta, Autunno/Inverno 2013 Milano Fashion Week

Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2013-2014. Milan Fashion Week. Photo: © White Events by Curva di Contrasto

James Jennings per Fabio Quaranta, Autunno/inverno 2011-2012.

James Jennings per Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2011-2012.

Fabio Quaranta, Primavera-Estate 2013

Fabio Quaranta, Spring/Summer 2013

Fabio Quaranta, Primavera-Estate 2013

Fabio Quaranta, Spring/Summer 2013

Fabio Quaranta, Primavera-Estate 2013

Fabio Quaranta, Spring/Summer 2013

Fabio Quaranta, Primavera-Estate 2013

Fabio Quaranta, Spring/Summer 2013

Fabio Quaranta, Primavera-Estate 2013

Fabio Quaranta, Spring/Summer 2013

Fabio Quaranta, Primavera-Estate 2013

Fabio Quaranta, Spring/Summer 2013

Fabio Quaranta, Autunno/Inverno 2013 Milano Fashion Week

Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2013-2014. Milan Fashion Week. Photo: © White Events by Curva di Contrasto

Fabio Quaranta, Autunno/Inverno 2013 Milano Fashion Week

Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2013-2014. Milan Fashion Week. Photo: © White Events by Curva di Contrasto

Fabio Quaranta, Autunno/Inverno 2013 Milano Fashion Week

Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2013-2014. Milan Fashion Week. Photo: © White Events by Curva di Contrasto

Fabio Quaranta, Autunno/Inverno 2013 Milano Fashion Week

Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2013-2014. Milan Fashion Week. Photo: © White Events by Curva di Contrasto

Fabio Quaranta, Autunno/Inverno 2013 Milano Fashion Week

Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2013-2014. Milan Fashion Week. Photo: © White Events by Curva di Contrasto

Simone Albensi per Fabio Quaranta

Simone Albensi per Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2011-2012.

Vittorio Venafra per Fabio Quaranta

Vittorio Venafra per Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2011-2012.

Stephan Olivier per Fabio Quaranta

Stephan Olivier per Fabio Quaranta, Autumn/Winter 2011-2012.


Jean Marc Mangiameli

Articolista freelance, collabora con case editrici e testate indipendenti in ambito arte, moda e design. Colleziona riviste e ama le interviste lunghe, dove ci si guarda negli occhi. Vive e lavora a Milano, ma il suo passaporto è francese.


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