Antonio Marras
Interview

16 maggio 2013

Tra gli stilisti più visionari del nostro tempo, cantore di favole antiche nascoste sotto tonnellate di ricordi e suggestioni della memoria, Antonio Marras, algherese di nascita ma nomade nel mondo, ogni anno riesce a incantare con le sue creazioni di moda. Ha raccontato a Klat la sua storia, quella di uomo “prestato agli stracci”.

Da ragazzo di bottega a stilista: quali sono state le tappe di questa crescita?

Sono cresciuto in mezzo ai tessuti, nelle butigas di famiglia, ma ero attratto da altro: il cinema, l’arte, la danza. Sono una persona molto curiosa, difficilmente riesco a frenare l’Ulisse che è in me. La mia fantasia è da sempre stata caoticamente affollata, come del resto il mio tavolo da disegno: pieno di giornali, libri, fogli e scarabocchi. Poi l’improvvisa scomparsa di mio padre, il negozio da portare avanti, il continuo lavoro con e in mezzo agli stracci. Fino ad arrivare alla mia prima collezione, un momento di grande confusione e spaesamento che affrontai con l’aiuto di mia moglie Patrizia. Nel 1987 nacque così Piano Piano Dolce Carlotta: un omaggio alla mia grande passione per il cinema e per un’attrice-mito, Bette Davis, splendida nella sua struggente interpretazione nel film di Robert Aldrich, che scegliemmo come titolo della sfilata.

Fu un successo. 

Ricordo ancora le sensazioni che affollarono la mia mente: incredulità, stupore, quasi smarrimento. A essere sincero, sono le sensazioni che provo ancora oggi, prima e dopo ogni sfilata! Sono rimasto lo stesso di allora.

E poi la prima sfilata di alta moda. 

Per dieci anni lavorai su una linea che ebbe un grosso successo commerciale, ma che non portava il mio nome. Stavo già per annoiarmi. Poi un incontro mi illuminò: quello con l’artista Maria Lai, che è apparsa come una fata. Così, grazie al sostegno di Maria e di Patrizia, la cui presenza ha segnato la mia vita sotto tutti i punti di vista, nel 1996 presentai la mia prima collezione di alta moda, e nel 1999 la prima di prêt-à-porter. Sono stati momenti di grandissimo entusiasmo ed energia.

I canoni della tua estetica sono riconoscibili, ma difficilmente categorizzabili. Ogni collezione ha un tema che prende spunto da una frase: una canzone o un personaggio storico. Tendenzialmente, una donna.

Le mie creazioni nascono da quello che io sono e dalla mia esperienza. Ogni collezione racconta una storia diversa: non esiste un tema ricorrente e neppure uno stereotipo di riferimento. La realtà femminile è variegata, stratificata, molteplice, e in un abito – nei suoi segni, nelle sue forme e, soprattutto, in quello che racconta – ogni persona deve potersi riconoscere e scoprire la sua identità. Quando disegno mi ispiro a donne affascinanti, come Pina Bausch, Silvana Mangano, Isabelle Huppert. Immagino i miei abiti indossati da donne libere, capaci di realizzare sogni e desideri. Così sono nate le collezioni dedicate a Maria Lai, Ligazzos Rubios, Annemarie Schwarzenbach, Eleonora d’Arborea, Charlotte Salomon, Paska Devaddis.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? 

Sono diverse, di vario tipo. La Sardegna, soprattutto. Tenebrosa e discreta, una e molteplice, vitale e creativa, è carica di complessità, contraddizioni, conflitti che si trascinano da millenni. Ma è anche una realtà attratta dalla corrente della modernità. Influssi mediterranei, fenici, punici, bizantini, arabi, catalani e francesi, ci fanno essere quelli che siamo, nella lingua, nei pensieri e nel vestire.

Antonio Marras, Archivio Provvisorio, Biennale di Venezia, 2011

Antonio Marras, Archivio Provvisorio, Biennale di Venezia, 2011.

Antonio Marras, Archivio Provvisorio, Biennale di Venezia, 2011

Antonio Marras, Archivio Provvisorio, Biennale di Venezia, 2011

Musica, libri. Cosa ti piace? 

Ascolto tutti i generi di musica, dalla classica alla leggera. E leggo molto durante i miei spostamenti, quando non pasticcio su qualche taccuino. Recentemente ho letto La musica è leggera. Racconto su mezzo secolo di canzoni di Luigi Manconi, con una bella prefazione di Sandro Veronesi, e Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi. Ma il mio libro del cuore, quello che non smetto mai di leggere e rileggere, è Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters: vite negate trasformate in poesia.

Viaggi spesso.

Nei miei sogni sono un nomade che ha sempre in mente la sua Itaca, la Sardegna. Mi piace conoscere luoghi mai visti, ma anche tornare dove sono già stato. Ritorno sempre molto volentieri a New York, città che mi affascina e che sceglierei come patria adottiva. E tornerei volentieri in Vietnam, nei suoi fantastici mondi.

La direzione creativa della Maison Kenzo ha messo in luce inedite sfumature della tua creatività, ma ti ha anche fatto confrontare con il pensiero di un altro stilista.

Lavorare per altri vuol dire mettersi in gioco, aprirsi all’incontro-scontro. E spesso significa percorrere strade impervie e tortuose. Collaborare con una Maison che ha contribuito a trasformare la Moda della seconda metà del XX secolo con tagli all’avanguardia, disegni e colori inconfondibili, è stato molto importante per me, oltre che affascinante. Con Kenzo condivido la curiosità culturale, il nomadismo intellettuale débridé, il desiderio di spaesamento nell’uso delle cromie e nel mix delle forme. Ho reinterpretato stampe, tessuti, colori, esplorando a fondo le tradizioni dell’Oriente, mescolandole e fondendole con quelle occidentali. Ho messo a confronto l’abito sardo con il Kimono, per poi trascendere, modificare, sconfinare in nuovi scenari. Ho creato deliberatamente il caos, per poi rappresentarlo con ordine e armonia.

Antonio Marras per Kenzo primavera/estate 2006

Sfilata Kenzo, primavera/estate 2006.

Le tue sfilate sono sempre molto attese a Milano, come i tuoi inviti, anch’essi piccole creazioni artistiche. 

La sfilata è il coronamento di mesi di fatiche ed è il palcoscenico dove il mio mondo vive. Sono pochi minuti di vita, ma una fitta trama lega inviti, titoli, allestimenti, testi, musiche in un sottile gioco di rimandi e corrispondenze. Qualcuno ha scritto che negli inviti “profumi, colori e suoni si rispondono come echi che si fondono in quell’unità magica e profonda che è la sfilata”. Tutto vero. E qui sta la genialità di Paolo Bazzani, ideatore degli inviti e delle scenografie.

Come nascono i temi delle tue sfilate?

È difficile dire come nasce e si sviluppa un processo creativo. Mi fido delle intuizioni. Non c’è mai niente di preordinato e in itinere può essere tutto stravolto. Ho l’impressione che la collezione sia qualcosa di visto di sfuggita, con la coda dell’occhio, che poi viene trasformato in qualcos’altro che coinvolge e illumina. Ma ispirazione e intuizione non bastano, ci vuole tanto lavoro.

So che il sogno ha un ruolo importante nel tuo lavoro.

La dimensione onirica è parte fondamentale della mia vita e della mia attività. Anche quando guardo la realtà con un approccio didascalico, subentra subito il visionario. Cerco le relazioni impreviste, gli aspetti più vividi, e così dalla realtà si sprigionano immagini che evocano altre dimensioni e altrettante illuminazioni. “Che è mai la vita? Un’illusione, un’ombra, una finzione… E il più grande dei beni è poi ben poca cosa, perché tutta la vita è sogno, e gli stessi sogni son sogni!”, diceva Calderón de la Barca. Ma anche Shakespeare parla del sogno ne La Tempesta e in Sogno di una Notte di Mezza Estate. Mi emoziona sempre il ricordo del giorno in cui Luca Ronconi mi propose di realizzare i costumi per il suo Sogno shakespeariano.

Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. Regia Luca Ronconi, 2010. Costumi di Antonio Marras.

Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. Regia Luca Ronconi, 2010. Costumi di Antonio Marras.

Sogno di una notte di mezza estate, costumi di Antonio Marras

Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. Regia Luca Ronconi, 2010. Costumi di Antonio Marras.

Hai scelto di vivere lontano da una grande città.

Sono convinto che per capire meglio il proprio tempo e il proprio mondo occorra porsi a una certa distanza prospettica, dalla quale osservarli e studiarli. Gran parte della mia vita si svolge in periferia, in una piccola città, in un’isola al centro del Mediterraneo. Ad Alghero c’è la mia casa-laboratorio, in cui i confini tra privato e lavoro sono molto sfumati. Qui c’è il motore da cui parte tutto.

C’è un oggetto a cui tieni particolarmente?

Sì. È una fettuccia di color rosso carminio che ricorda i lacci con cui chi partiva legava valigie, pacchi, borse o sacchetti. Il “ligazzo rubio” per me è un filo che unisce saldamente, che annoda affetti, sentimenti, emozioni, che resiste all’usura e tiene ancorato ciò che parte a ciò che resta. Lo regalo a poche persone care e fidate, per materializzare il legame di sintonia che ci unisce e ci rende “uno”.

Parlando di Alghero, è inevitabile non ricordare il testo di una famosa canzone del 1986, interpretata da una magnifica cantante isolana, ma di origine siciliana. Qual è il fascino misterioso di questa città? 

Lo “stile balneare” di Giuni Russo sintetizza bene l’Alghero di quegli anni: una città turistica con mare, ombrelloni, bagni al largo. “Alghero – dice Luigi Manconi – era un luogo dove ancora si potevano lanciare languide occhiate e dove si poteva assistere, dai bastioni, a un tramonto caldo e mitico”. Alghero ha un fascino misterioso che nasce, secondo me, dalla mescolanza. Occupata dai Catalani e poi riconquistata dai Sardi, oggi è una realtà composita, viva, che vuol difendere la sua storia, la sua lingua, la sua cultura, il suo territorio. E per fortuna conserva ancora un patrimonio ambientale incontaminato, un paesaggio dalla bellezza ineguagliabile. I bagliori infuocati del sole che muore dietro Capocaccia, il profumo del mirto e dell’elicriso, l’ambat, il maestrale, il mare…

Tesi e antitesi, persona e personaggio. Nel gioco dei contrasti, come si definisce Antonio Marras?

L’antitesi, la forma, il ruolo, la maschera spesso uccidono il nostro vero essere. Quando avverto questo pericolo, cerco subito di evitarlo e in genere ci riesco. A volte, però, devo cedere al personaggio, che ingabbia e nasconde il mio vero io. Ma è solo un attimo. Chi mi è vicino dice che sono pessimista ma solare, schivo e severo, ma anche allegro, realista e sognatore, ironico e riflessivo, poco disposto a cedere alla cupezza o a esserne completamente avvolto. Sono uno spirito inquieto, vicino agli Stürmer und Dränger, investiti da tensioni romantiche che dilaniano e spingono oltre. E poi sono impaziente e quasi mai sono soddisfatto in pieno di me stesso. Per non parlare della mia ingenuità e del mio essere completamene privo di senso pratico.

Cosa c’è nel futuro di Antonio Marras?

Di solito non faccio progetti né a breve né a lunga scadenza. Sono fatalista. Più che di progetti parlerei di cose che mi piacerebbe approfondire, non necessariamente nell’ambito della moda, ma magari affrontando itinerari artistici trasversali. Nei miei pensieri in libertà, vorrei avere una folgorazione, un’intuizione geniale che abbia la forza di un taglio sulla tela di Fontana. Vorrei trovare l’idea che convincesse le donne di tutto il mondo a indossare i miei vestiti.

Come te la cavi con l’algherese?

Per me è la lingua di famiglia, dell’infanzia e dell’appartenenza. Sempre più spesso mi ritrovo a usarne parole ed espressioni e vorrei imparare a scriverla. Per questo sto pensando seriamente di frequentare l’Escola de Alguerés.

Antonio Marras, foto di Mario Sorrenti

Antonio Marras. Photo: Mario Sorrenti

Antonio Marras Schizzi 2002

Antonio Marras, Schizzi, 2002

Antonio Marras Schizzi 2002

Antonio Marras, Schizzi, 2002

Antonio Marra, sfilata Kenzo, primavera estate 2011

Kenzo, Spring/Summer 2011.

Antonio Marras, Autunno/inverno 2011-2012

Antonio Marras, Fall/Winter 2011-2012.

Antonio Marras, Schizzi, 2000-2002

Antonio Marras, schizzi, 2000-2002.

Antonio Marras, Schizzi, 2000-2002

Antonio Marras, schizzi, 2000-2002.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.

Antonio Marras, Primavera/Estate 2013

Antonio Marras, Spring/Summer 2013.



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