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Etro

10 aprile 2015

I sette capitoli che compongono questa prima monografia dedicata a Etro (Arte, Natura, Viaggio, Gioco, Colore, New Tradition, Paisley) tracciano, secondo le parole della curatrice Renata Molho, “un itinerario immaginifico all’interno di un’immensa Wunderkammer”. Nobile l’intento, ma il libro non è una Wunderkammer, ed è un peccato che il motivo Paisley, relegato così in fondo, appaia come uno degli innumerevoli tratti dell’identità di Etro, quando invece ne è l’elemento chiave, quello che determina tutti gli altri. Il genio di Etro risiede proprio nella instancabile reinvenzione di un motivo antichissimo, dotato di una vita simbolica così potente da predisporre la tradizione a un continuo rinnovamento. Lo stile del marchio fondato da Gimmo Etro nel 1968 è un impasto vivacissimo che nel tempo è venuto assomigliando sempre più alla figura della sua stampa più cara, il Paisley. Il disegno approda in Occidente nel Settecento, come un bacillo sconosciuto, trasportato sugli scialli di cachemire che i burocrati inglesi delle Indie Orientali recavano in dono alle rispettive adorate. Nel Paisley c’è l’esotismo torbido, lo snobismo dandy, il rock infiammato di Jimi Hendrix e la pioggia viola di Prince. Le rockstar degli anni Settanta (come se ce ne fossero altre) adoravano il Paisley. Per una casa di moda a conduzione familiare, tanta fama e trasgressione non sono cose da poco. Editore: Rizzoli International.

Etro. © Andrea Garuti

© Andrea Garuti

Etro. © Christopher Griffith.

© Christopher Griffith

Etro. © Christopher Griffith

© Christopher Griffith

Etro

© Jason McGlade

Etro

© Erik Madigan Heck

Etro

Jacopo Etro, Veronica Etro, Ippolito Etro, Kean Etro.

Etro

Veronica Etro

Etro

Jacopo Etro

ETRO. Cover.


Silvia Vacirca

Scrive di moda per FlairPIZZAdigitaleRivista StudioVestoj. Insegna Fashion & Media alla Richmond University in Rome. Ama le parole e il tiramisù.


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