Gabriele Basilico
Iran 1970

17 luglio 2015

C’è qualcosa di magico in un progetto congelato per quarantacinque anni, rinchiuso in un cassetto e poi finalmente dato alla luce. Iran 1970, piccolo e prezioso volume pubblicato da Humboldt Books, con copertina Blu di Persia, ci racconta di un Gabriele Basilico fotografo in erba, otto anni prima di Milano. Ritratti di fabbriche, la ricerca compiuta a cavallo tra il 1978 e il 1980 (divenuta nel 1983 una celebre mostra al PAC di Milano) che lo trasformerà nel talentuoso e rinomato ritrattista dello spazio urbano. In quel viaggio a Est con la moglie Giovanna Calvenzi, a bordo di una Fiat 124 partita da Caorle in direzione Kabul (in realtà arriveranno fino in Iran, passando per la Turchia), Basilico si cimenta con il reportage, misura la propria sensibilità di documentarista, è alla ricerca del proprio stile e della dimensione del proprio sguardo. Ha 26 anni, è studente di architettura e pensa già di fare il fotografo, convinto che questo possa essere il suo modo di partecipare al grande cambiamento in atto negli anni della contestazione. Parte per l’Oriente con in tasca il ritaglio di un servizio del National Geographic sulla Cappadocia, e con l’intenzione di realizzare delle foto da vendere a un giornale. Non ci riuscirà, ma innescherà la miccia della propria passione per gli spazi silenti e per la monumentalità degli edifici e delle città. Lo testimoniano gli scatti di Iran 1970, che diventano via via più iconici, più contemplativi e meno antropologici. E lo rivela lo stesso Basilico nel breve testo scritto al ritorno da quel viaggio e pubblicato come postfazione di questo taccuino fotografico. L’autore si sofferma a parlare dei “piccoli centri rurali modellati dall’argilla” e dei centri urbani  (Teheran, Esfahan, Shiraz e Abadan), “grandi poli di interruzione dei lunghi itinerari persiani” e “specchio delle contraddizioni sociali del paese”. Pur nella distanza che manifestano dallo stile del Basilico più maturo – l’artista delle città dormienti, sempre alla ricerca di geometrie e simmetrie –, questi scatti giovanili mostrano già quella peculiare attitudine di cui parla a Mario Calabresi nella sua ultima intervista, rilasciata nel 2013, un mese prima della scomparsa: “Che fotografo sono? Sono un misuratore di spazi: arrivo in un luogo e mi sposto come un rabdomante alla ricerca del punto di vista. Cammino avanti e indietro, la cosa importante è cercare la misura giusta tra me, l’occhio e lo spazio. L’azione fondamentale è lo sguardo, la foto è la memoria tecnica fissata da questo sguardo. Ma c’è bisogno di tempo, la foto d’eccellenza è contemplativa”.

Gabriele Basilico, Iran, 1970.

Turchia, Qom, Iran. © 1970 Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico, Iran, 1970.

Isfahan, Iran. © 1970 Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico, Iran, 1970.

Gabriele Basilico, Iran, 1970.

Gabriele Basilico. © 1970 Giovanna Calvenzi.

Gabriele Basilico, Iran, 1970.

Qom, Iran. © 1970 Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico, Iran, 1970.

Isfahan, Iran. © 1970 Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico, Iran, 1970.

Persepolis, Iran. © 1970 Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico, Iran, 1970.

Cappadocia, Turchia. © 1970 Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico, Iran, 1970.

Cappadocia, Turchia. © 1970 Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico, Iran, 1970.

Isfahan, Iran. © 1970 Gabriele Basilico.

Gabriele Basilico, Iran, 1970.

Cappadocia, Turchia. © 1970 Gabriele Basilico.


Loredana Mascheroni

Giornalista, pratica il design da sempre. Appassionata di arte contemporanea e architettura, lavora a Domus dal 1997 dopo un apprendistato decennale in riviste di settore e un esordio come giornalista TV che le ha lasciato un debole per le video interviste. Fa yoga e corre, per sciogliere le tensioni da tablet.


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