Biennale di Venezia, Arte 2013
Italia

26 giugno 2013

D’ora in avanti [prende la parola il Kublai Kan] sarò io a descrivere le città e tu verificherai se esistono e se sono come io le ho pensate. Comincerò a chiederti d’una città a scale, esposta a scirocco, su un golfo a mezzaluna. Ora dirò qualcuna delle meraviglie che contiene: una vasca di vetro alta come un duomo per seguire il nuoto e il volo dei pesci-rondine e trarne auspici; una palma che con le foglie al vento suona l’arpa; una piazza con intorno una tavola di marmo a ferro di cavallo, con la tovaglia pure in marmo, imbandita con cibi e bevande tutti in marmo…  

Italo Calvino, Le città invisibili (introduzione al capitolo III)

Mentre percorro la strada verso il Padiglione Italia, in direzione Tese delle Vergini, ripenso a Marco Polo e ai suoi resoconti di città fiabesche. M’immagino il Kublai Kan in ascolto, assiso sul suo trono di gemme – la posa contegnosa, il volto impenetrabile. Per un attimo, mi sembra di scorgere la nave del mercante veneziano avvicinarsi al bacino delle Gaggiandre, di ritorno da uno dei suoi viaggi impossibili. Con queste parole, forse, avrebbe raccontato all’imperatore le bizzarrie del Padiglione italiano…

“Dopo sette giorni e sette notti arrivai a Vice versa, la città doppia. L’abitato sorge su una ristretta lingua di terra, chiusa tra due mari. Qui, l’urbanistica risponde a un ideale sistema binario: ogni struttura o oggetto dialoga con un altro elemento, in un costante confronto dialettico. Ogni cosa a Viceversa – una strada, un albero o un monumento – può essere compresa soltanto in rapporto al suo doppio (la singolarità viene rifuggita). Ad accogliere il forestiero si stagliano quattro possenti torri squadrate; la leggenda vuole che la quantità di terra contenuta al loro interno corrisponda alla massa occupata dai caduti sepolti nelle fosse comuni della città – tetro memoriale del suo passato bellicoso. Accanto alle torri vive una donna muta, condannata a ripetere sempre la stessa azione: si spoglia e si riveste dei propri abiti davanti agli occhi indifferenti dei passanti.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Arena - Mauri

Francesco Arena | Fabio Mauri, corpo-storia | body-history. Padiglione Italia, 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Photo: Agostino Osio

A Vice versa esistono luoghi evocati soltanto dagli odori. Lungo le mura della città vi sono dei piccoli fori, da cui fuoriesce il profumo di paesaggi lontani. Gli abitanti, ogni giorno, si mettono in fila e aspettano il proprio turno, nella speranza di ritrovare – annusandoli – i luoghi della loro infanzia. Qui non esistono campane né orologi: il tempo è scandito da una goccia d’acqua che cade regolare su un’enorme lastra di ferro. Il calendario è stabilito misurando il diametro dell’alone di ruggine che si forma sulla lamina metallica; quando l’intera superficie ferrosa diviene rossa, un’era è finita e ne comincia una nuova.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Luca Vitone

Gli abitanti di Vice versa sono devoti a un dio senza forma e senza nome. Sono soliti compiere dei rituali propiziatori, ai quali partecipa l’intera comunità. Uno di essi ha luogo attorno a un  blocco di marmo massiccio, sulla cui sommità quattro giovani alzano e abbassano sincronicamente delle tele di stoffa. Alla base del masso vi è una distesa di strambe sculture in legno grezzo – campo d’attrazione di forze soprannaturali. Poco oltre, il pavimento di una piazza cittadina è occupato da 10.000 mattoni d’argilla marchiati con incomprensibili codici alfa-numerici – c’è chi crede formino un linguaggio segreto che dia accesso a un tesoro nascosto, chi invece pensa costituiscano un archivio dei detriti spaziali ancora in orbita attorno alla Terra.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Elisabetta Benassi

Elisabetta Benassi, The Dry Salvages, 2013. Courtesy: Elisabetta Benassi e/and Magazzino, Roma. Photo: Agostino Osio

A Vice versa, infine, gran parte delle attività commerciali si svolge sugli alberi. La città è nota in tutto il mondo per i suoi barbieri sospesi: le donne di Viceversa sono solite arrampicarsi sui rami per accorciare a regola d’arte le loro lunghe chiome brune. Accanto a ogni albero, sorge un cubo di cemento coperto da una polvere d’oro: ciascun abitante della città può prelevarne una parte. Mi chiedo cosa ne sarà di Viceversa una volta esaurito l’oro. Ma nessuno, per ora, pare preoccuparsene”.

Vice versa, il progetto espositivo del Padiglione Italia alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia, è curato da Bartolomeo Pietromarchi.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Gianfranco Baruchello

Gianfranco Baruchello, Piccolo sistema, 2012 – 2013. Produced by 2C Arte di Enrico Cantagalli.
Photo: Agostino Osio.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Bartolini

Massimo Bartolini, Due, 2013. Five works of Giuseppe Chiari: Ascoltare; Cammininare; Canterellare; Fantasticare; Pianoter, 1974. Courtesy Massimo Bartolini, Galleria Massimo De Carlo, Milan-London, Frith Street Gallery, London e/and Magazzino. Photo: Agostino Osio.

Biennale di venezia, Padiglione Italia, Sislej Xhafa

Sislej Xhafa, 
Parallel Paradox
, 2013. Courtesy GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Le Moulin. Photo: Angela Zuin

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Tirelli

Marco Tirelli, Senza titolo, 2013. Courtesy Marco Tirelli e/and Giacomo Guidi Arte Contemporanea. Photo: Giorgio Benni.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Ghirri - Vitone

Luigi Ghirri | Luca Vitone, veduta-luogo | view-place.
Padiglione Italia, 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Photo: Agostino Osio.

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Federico Florian

Storico dell’arte e aspirante scrittore, vive a Milano e ha un debole per l’arte contemporanea. Collabora con Arte e Critica e altre testate. Violinista e instancabile viaggiatore, ama la buona letteratura. Sogna una critica d’arte agile e fresca, e aspetta di scrivere il romanzo perfetto.


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