Biennale di Venezia, Arte 2013
Diario #04. Italia

(english text below)

D’ora in avanti [prende la parola il Kublai Kan] sarò io a descrivere le città e tu verificherai se esistono e se sono come io le ho pensate. Comincerò a chiederti d’una città a scale, esposta a scirocco, su un golfo a mezzaluna. Ora dirò qualcuna delle meraviglie che contiene: una vasca di vetro alta come un duomo per seguire il nuoto e il volo dei pesci-rondine e trarne auspici; una palma che con le foglie al vento suona l’arpa; una piazza con intorno una tavola di marmo a ferro di cavallo, con la tovaglia pure in marmo, imbandita con cibi e bevande tutti in marmo...  

Italo Calvino, Le città invisibili (introduzione al capitolo III)

Mentre percorro la strada verso il Padiglione Italia, in direzione Tese delle Vergini, ripenso a Marco Polo e ai suoi resoconti di città fiabesche. M’immagino il Kublai Kan in ascolto, assiso sul suo trono di gemme – la posa contegnosa, il volto impenetrabile. Per un attimo, mi sembra di scorgere la nave del mercante veneziano avvicinarsi al bacino delle Gaggiandre, di ritorno da uno dei suoi viaggi impossibili. Con queste parole, forse, avrebbe raccontato all’imperatore le bizzarrie del Padiglione italiano…

“Dopo sette giorni e sette notti arrivai a Vice versa, la città doppia. L’abitato sorge su una ristretta lingua di terra, chiusa tra due mari. Qui, l’urbanistica risponde a un ideale sistema binario: ogni struttura o oggetto dialoga con un altro elemento, in un costante confronto dialettico. Ogni cosa a Viceversa – una strada, un albero o un monumento – può essere compresa soltanto in rapporto al suo doppio (la singolarità viene rifuggita). Ad accogliere il forestiero si stagliano quattro possenti torri squadrate; la leggenda vuole che la quantità di terra contenuta al loro interno corrisponda alla massa occupata dai caduti sepolti nelle fosse comuni della città – tetro memoriale del suo passato bellicoso. Accanto alle torri vive una donna muta, condannata a ripetere sempre la stessa azione: si spoglia e si riveste dei propri abiti davanti agli occhi indifferenti dei passanti.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Arena - Mauri
Francesco Arena | Fabio Mauri, corpo-storia | body-history. Padiglione Italia, 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Photo: Agostino Osio

A Vice versa esistono luoghi evocati soltanto dagli odori. Lungo le mura della città vi sono dei piccoli fori, da cui fuoriesce il profumo di paesaggi lontani. Gli abitanti, ogni giorno, si mettono in fila e aspettano il proprio turno, nella speranza di ritrovare – annusandoli – i luoghi della loro infanzia. Qui non esistono campane né orologi: il tempo è scandito da una goccia d’acqua che cade regolare su un’enorme lastra di ferro. Il calendario è stabilito misurando il diametro dell’alone di ruggine che si forma sulla lamina metallica; quando l’intera superficie ferrosa diviene rossa, un’era è finita e ne comincia una nuova.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Luca Vitone

Gli abitanti di Vice versa sono devoti a un dio senza forma e senza nome. Sono soliti compiere dei rituali propiziatori, ai quali partecipa l’intera comunità. Uno di essi ha luogo attorno a un  blocco di marmo massiccio, sulla cui sommità quattro giovani alzano e abbassano sincronicamente delle tele di stoffa. Alla base del masso vi è una distesa di strambe sculture in legno grezzo – campo d’attrazione di forze soprannaturali. Poco oltre, il pavimento di una piazza cittadina è occupato da 10.000 mattoni d’argilla marchiati con incomprensibili codici alfa-numerici – c’è chi crede formino un linguaggio segreto che dia accesso a un tesoro nascosto, chi invece pensa costituiscano un archivio dei detriti spaziali ancora in orbita attorno alla Terra.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Elisabetta Benassi
Elisabetta Benassi, The Dry Salvages, 2013. Courtesy: Elisabetta Benassi e/and Magazzino, Roma. Photo: Agostino Osio

A Vice versa, infine, gran parte delle attività commerciali si svolge sugli alberi. La città è nota in tutto il mondo per i suoi barbieri sospesi: le donne di Viceversa sono solite arrampicarsi sui rami per accorciare a regola d’arte le loro lunghe chiome brune. Accanto a ogni albero, sorge un cubo di cemento coperto da una polvere d’oro: ciascun abitante della città può prelevarne una parte. Mi chiedo cosa ne sarà di Viceversa una volta esaurito l’oro. Ma nessuno, per ora, pare preoccuparsene”.

Vice versa, il progetto espositivo del Padiglione Italia alla 55. Esposizione Internazionale d'Arte - la Biennale di Venezia, è curato da Bartolomeo Pietromarchi.

Federico Florian

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Kublai interrupted him: “From now on I shall describe the cities and you will tell me if they exist and are as I’ve conceived them. I shall begin by asking you about a city of stairs, exposed to the sirocco, on a half-moon bay. Now I shall list some of the wonders it contains: a glass tank high as a cathedral so people can follow the swimming and flying of the swallow fish and draw auguries from them; a palm tree which plays the harp with its fronds in the wind; a square with a horseshoe marble table around it, a marble tablecloth, set with foods and beverages also of marble.”  

Italo Calvino, Invisible Cities (introduction to chapter 3)

As I walk along the road toward the Italian Pavilion, in the direction of Tese delle Vergini, I think again of Marco Polo and his accounts of fabulous cities. I imagine myself to be Kublai Khan listening to them, seated on his gem-studded throne — his attitude aloof, his expression inscrutable. For a moment, I seem to see the Venetian merchant’s ship approaching the Gaggiandre dock, on its return from one of those impossible voyages. Perhaps these are the words he would have used to describe the eccentricities of the Italian Pavilion to the emperor…

“After seven days and seven nights I arrived at Vice versa, the double city. The built-up area stands on a narrow tongue of land, squeezed between two seas. Here city planning is based on an ideal binary system: each structure or object is in dialogue with another element, in a constant dialectical exchange. Everything in Vice Versa — whether it’s a street, a tree or a monument — can only be understood in relation to its double (singularity is shunned). The foreigner is greeted by four massive square towers; legend has it that the volume of earth inside them takes up the same amount of space as the bodies of those killed in battle who are buried in the city’s mass graves — grim memorial to its bellicose past. Next to the towers lives a mute woman, condemned always to repeat the same action: taking off her clothes and putting them back on again under the indifferent eyes of passersby.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Fabio MAuri
Fabio Mauri, Ideologia e Natura, 1973. Photo: Elisabetta Catalano su tela / on canvas. Courtesy: Studio Fabio Mauri.

In Vice versa there are places evoked only by their odors. The walls of the city are pierced by small holes, through which comes the scent of distant landscapes. Every day the inhabitants line up and wait their turn, in the hope of finding again — by their smell — the places of their childhood. Here there are no bells or clocks: the passing of time is marked by a drop of water that falls at regular intervals onto an enormous iron plate. The calendar is fixed by measuring the diameter of the ring of rust that forms on the sheet of metal; when the entire surface of the iron turns red, an era comes to an end and a new one begins.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Francesca Grilli
Francesca Grilli, Fe2O3, Ossido ferrico, 2013. Courtesy Francesca Grilli. Photo: Alessandro Sala

The inhabitants of Vice versa worship a formless and nameless god. They are in the habit of carrying out propitiatory rituals, in which the whole community takes part. One of them takes place around a massive block of marble, on top of which four young men raise and lower pieces of cloth in synchrony. At the base of the mass there is a row of peculiar sculptures carved from rough wood — a field of attraction for supernatural forces. A little further on, the paving of a city square is occupied by 10 000 clay bricks stamped with incomprehensible alphanumeric codes — some believe that they make up a secret language that will provide access to a hidden treasure, while others think  they constitute an archive of the space junk still in orbit around the Earth.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Marcello Maloberti
Marcello Maloberti, La voglia matta e/and Bolide #1, #2, #3... #55, 2013. Courtesy Marcello Maloberti e/and Galleria Raffaella Cortese. Photo: Laura Einaudi

In Vice versa, finally, many of the commercial activities are conducted on trees. The city is known all over the world for its hanging hairdressers: the women of Vice Versa are used to clambering up on the branches to have their long dark tresses cut perfectly. Next to every tree is set a concrete cube covered with gold dust: each inhabitant of the city is allowed to take part of it. I wonder what will happen to Vice Versa once the gold runs out. But no one, for the moment, seems to be worried about it.”

Vice versa, the exhibition staged in the Italian Pavilion at the 55th Venice Biennale of Contemporary Art, is curated by Bartolomeo Pietromarchi.

Federico Florian

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Gianfranco Baruchello
Gianfranco Baruchello, Piccolo sistema, 2012 – 2013. Produced by 2C Arte di Enrico Cantagalli.
Photo: Agostino Osio.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Bartolini
Massimo Bartolini, Due, 2013. Five works of Giuseppe Chiari: Ascoltare; Cammininare; Canterellare; Fantasticare; Pianoter, 1974. Courtesy Massimo Bartolini, Galleria Massimo De Carlo, Milan-London, Frith Street Gallery, London e/and Magazzino. Photo: Agostino Osio.

Biennale di venezia, Padiglione Italia, Sislej Xhafa
Sislej Xhafa, 
Parallel Paradox
, 2013. Courtesy GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Le Moulin. Photo: Angela Zuin

Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Tirelli
Marco Tirelli, Senza titolo, 2013. Courtesy Marco Tirelli e/and Giacomo Guidi Arte Contemporanea. Photo: Giorgio Benni.

Biennale di Venezia, Padiglione Italia,  Ghirri - Vitone
Luigi Ghirri | Luca Vitone, veduta-luogo | view-place.
Padiglione Italia, 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Photo: Agostino Osio.

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26 June 2013 / 1 comment
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