Biennale di Venezia, Arte 2013
Diario #01

(english text below)

Per questi porti non saprei tracciare la rotta sulla carta né fissare la data dell’approdo. Alle volte mi basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel viavai, per pensare che partendo di lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d’istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla.

Italo Calvino, Le città invisibili, 1972

Il Palazzo Enciclopedico, titolo scelto da Massimiliano Gioni per la 55ma edizione della Biennale d’Arte di Venezia, rimanda all’immagine di un granitico edificio d’avorio, avvolto da possenti mura e coronato da una lunga teoria di pinnacoli, cupole e torrette: il suo aspetto rivela la coriacea solidità della conoscenza enciclopedica –  un sapere oggettivo, imbevuto di scienza ed esattezza. Improvvisamente, tale visione genera nella mente un’immagine di natura opposta: quella di un enorme e fragile castello di carta, dall’architettura ardita e dal carattere effimero – simbolo di un sapere franoso, relativo, non categorizzabile in un sistema compiuto (basta una dolce brezza a farne crollare i tremanti muri sottili). Ora, come in un sogno, il palazzo assume le fattezze della biblioteca di Babele di Borges: un edificio composto da un numero indefinito (o forse infinito) di gallerie esagonali in successione verticale, contenitore di tutto ciò che è stato e verrà scritto – un palazzo di per sé enciclopedico, ma impossibile a decifrarsi.

Osservo una fotografia scattata intorno al 1950. Ritrae Marino Auriti, artista autodidatta italo-americano, di fronte alla sua casa di campagna in Pennsylvania, mentre posa accanto all’opera a cui ha dedicato una vita intera: Il Palazzo Enciclopedico del mondo. Si tratta di un modellino architettonico, in scala 1: 200, di un museo universale, concepito per ospitare tutto il sapere dell’umanità. Un’enciclopedia fatta di immagini, oggetti, pietra e cemento. Un edificio di 136 piani, alto 700 metri e progettato per occupare un’area corrispondente a più di 16 isolati della città di Washington DC. Il Palazzo di Auriti – motivo ispiratore della rassegna veneziana – pare corrispondere, contemporaneamente, alle tre descrizioni fatte poco sopra: la struttura massiccia,  granitica dell’edificio diviene il contenitore di un progetto fragile e destinato al fallimento; la torre al centro, immensa e quasi infinita, richiama il labirintico spazio della biblioteca borgesiana, in cui vige incomprensione e disordine.

Biennale di venezia, Il Palazzo Enciclopedico, Marino Auriti

Immaginiamo la Biennale di Venezia come un viaggio attraverso le derive della ragione e le ossessioni dell’immaginazione; un percorso punteggiato da disperate imprese di artisti che inseguono il miraggio di una conoscenza universale, allo scopo di costruire un’immagine totale del mondo che sia capace di rappresentarlo nella sua interezza. Un itinerario, dunque, tra cosmologie inesatte e profondamente personali, di cui i singoli padiglioni e le rappresentanze nazionali all’interno dell’esposizione costituiscono le diverse tappe. Nel mio diario di bordo racconterò – attraverso immagini e parole – 20 di questi mondi alternativi, e lo farò per tutta la durata della rassegna, da qui sino a novembre. Mi piace pensare a questo diario come una a raccolta di storie, un po’ come ai resoconti di viaggio di Marco Polo al Kublai Kan nelle Città Invisibili di Italo Calvino: un repertorio di racconti di città remote, sconosciute o forse soltanto sognate – inventario cosmografico delirante e immaginifico. Ed è così che le cupole d’argento di Diomira o  le svettanti torri d’alluminio di Dorotea mi riportano con la mente ad Auriti e al suo chimerico Palazzo Enciclopedico, il luogo da cui tutto quanto comincia.

Federico Florian

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For these ports I could not draw a route on the map or set a date for the landing. At times all I need is a brief glimpse, an opening in the midst of an incongruous landscape, a glint of lights in the fog, the dialogue of two passersby meeting in the crowd, and I think that, setting out from there, I will put together, piece by piece, the perfect city, made of fragments mixed with the rest, of instants separated by intervals, of signals one sends out, not knowing who receives them. If I tell you that the city toward which my journey tends is discontinuous in space and time, now scattered, now more condensed, you must not believe the search for it can stop.

Italo Calvino, Invisible Cities, 1972

The Encyclopedic Palace, the title chosen by Massimiliano Gioni for the 55th International Art Exhibition of the Venice Biennale, alludes to the image of an ivory tower carved in stone, enclosed by massive walls and crowned by a long series of pinnacles, domes and turrets: its appearance has the leathery solidity of encyclopedic knowledge—an objective set of facts, steeped in science and accuracy. Unexpectedly, this vision brings to mind an image of contrasting nature: that of an enormous and fragile house of cards, bold in its architecture and ephemeral in its character—symbol of a crumbly, relative kind of knowledge that cannot be categorized into a complete system (all it takes is a light breeze to bring its thin and shaky walls crashing down). Now, as if in a dream, the palace takes on the appearance of Borges’s Library of Babel: a building composed of an indefinite (or perhaps infinite) number of hexagonal galleries in vertical succession, holding everything that has been and will be written—a palace that is in itself encyclopedic, but impossible to decipher.

I’m looking at a photograph taken around 1950. It shows Marino Auriti, a self-taught Italo-American artist, in front of his house in the Pennsylvanian countryside, posing next to the work to which he has dedicated his whole life: The Encyclopedic Palace of the World. It is the architectural model, on a scale of 1:200, of a universal museum, intended to house the entire body of human knowledge. An encyclopedia made up of images, objects, stone and concrete. A building 136 stories and 700 meters high and designed to occupy an area corresponding to more than 16 blocks of the city of Washington, DC. Auriti’s palace—inspiring motif of this year’s Biennale—seems to match, simultaneously, all three descriptions given above: the massive, rocklike structure of the building becomes the container of a fragile project doomed to failure; the immense tower at the center, almost infinite, recalls the labyrinthine space of Borges’s library, in which incomprehension and disorder hold sway.

Biennale di Venezia Massimiliano Gioni

Imagine the Venice Biennale as a journey through the dérives of reason and the obsessions of the imagination; a route studded with desperate ventures by artists pursuing the mirage of a universal understanding, with the aim of constructing a total image of the world that would be capable of representing it in its entirety. An itinerary, therefore, winding through inaccurate and deeply personal cosmologies, on which the individual national pavilions and representations within the exhibition constitute the different stages. In my logbook I will describe—through images and words—20 of these alternative worlds, and I’ll be doing it for the entire duration of the Biennale, from now until November. I like to think of this logbook as a collection of stories, a bit like the accounts of his travels Marco Polo gives to Kublai Khan in Italo Calvino’s Invisible Cities: a fund of tales of remote cities, unknown or perhaps just dreamed of, a delirious and highly imaginative cosmographic inventory. And this is why the silver domes of Diomira or the soaring aluminum towers of Dorothea put me in mind of Auriti and his chimerical Encyclopedic Palace, the place where it all starts.

Federico Florian

Biennale di Venezia 2013

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico
Photo: F. Galli

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico
Photo: F. Galli

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico
Photo: F. Galli

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico
Photo: F. Galli

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico
Photo: F. Galli

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico
Photo: F. Galli

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29 May 2013 / 0 comments
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