Biennale di Venezia, Arte 2013

29 maggio 2013

Per questi porti non saprei tracciare la rotta sulla carta né fissare la data dell’approdo. Alle volte mi basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel viavai, per pensare che partendo di lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d’istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla.

Italo Calvino, Le città invisibili, 1972

Il Palazzo Enciclopedico, titolo scelto da Massimiliano Gioni per la 55ma edizione della Biennale d’Arte di Venezia, rimanda all’immagine di un granitico edificio d’avorio, avvolto da possenti mura e coronato da una lunga teoria di pinnacoli, cupole e torrette: il suo aspetto rivela la coriacea solidità della conoscenza enciclopedica –  un sapere oggettivo, imbevuto di scienza ed esattezza. Improvvisamente, tale visione genera nella mente un’immagine di natura opposta: quella di un enorme e fragile castello di carta, dall’architettura ardita e dal carattere effimero – simbolo di un sapere franoso, relativo, non categorizzabile in un sistema compiuto (basta una dolce brezza a farne crollare i tremanti muri sottili). Ora, come in un sogno, il palazzo assume le fattezze della biblioteca di Babele di Borges: un edificio composto da un numero indefinito (o forse infinito) di gallerie esagonali in successione verticale, contenitore di tutto ciò che è stato e verrà scritto – un palazzo di per sé enciclopedico, ma impossibile a decifrarsi.

Osservo una fotografia scattata intorno al 1950. Ritrae Marino Auriti, artista autodidatta italo-americano, di fronte alla sua casa di campagna in Pennsylvania, mentre posa accanto all’opera a cui ha dedicato una vita intera: Il Palazzo Enciclopedico del mondo. Si tratta di un modellino architettonico, in scala 1: 200, di un museo universale, concepito per ospitare tutto il sapere dell’umanità. Un’enciclopedia fatta di immagini, oggetti, pietra e cemento. Un edificio di 136 piani, alto 700 metri e progettato per occupare un’area corrispondente a più di 16 isolati della città di Washington DC. Il Palazzo di Auriti – motivo ispiratore della rassegna veneziana – pare corrispondere, contemporaneamente, alle tre descrizioni fatte poco sopra: la struttura massiccia,  granitica dell’edificio diviene il contenitore di un progetto fragile e destinato al fallimento; la torre al centro, immensa e quasi infinita, richiama il labirintico spazio della biblioteca borgesiana, in cui vige incomprensione e disordine.

Biennale di venezia, Il Palazzo Enciclopedico, Marino Auriti

Immaginiamo la Biennale di Venezia come un viaggio attraverso le derive della ragione e le ossessioni dell’immaginazione; un percorso punteggiato da disperate imprese di artisti che inseguono il miraggio di una conoscenza universale, allo scopo di costruire un’immagine totale del mondo che sia capace di rappresentarlo nella sua interezza. Un itinerario, dunque, tra cosmologie inesatte e profondamente personali, di cui i singoli padiglioni e le rappresentanze nazionali all’interno dell’esposizione costituiscono le diverse tappe. Nel mio diario di bordo racconterò – attraverso immagini e parole – 20 di questi mondi alternativi, e lo farò per tutta la durata della rassegna, da qui sino a novembre. Mi piace pensare a questo diario come una a raccolta di storie, un po’ come ai resoconti di viaggio di Marco Polo al Kublai Kan nelle Città Invisibili di Italo Calvino: un repertorio di racconti di città remote, sconosciute o forse soltanto sognate – inventario cosmografico delirante e immaginifico. Ed è così che le cupole d’argento di Diomira o  le svettanti torri d’alluminio di Dorotea mi riportano con la mente ad Auriti e al suo chimerico Palazzo Enciclopedico, il luogo da cui tutto quanto comincia.

Biennale di Venezia 2013

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico

Photo: F. Galli

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico

Photo: F. Galli

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico

Photo: F. Galli

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico

Photo: F. Galli

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico

Photo: F. Galli

Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico

Photo: F. Galli

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Federico Florian

Storico dell’arte e aspirante scrittore, vive a Milano e ha un debole per l’arte contemporanea. Collabora con Arte e Critica e altre testate. Violinista e instancabile viaggiatore, ama la buona letteratura. Sogna una critica d’arte agile e fresca, e aspetta di scrivere il romanzo perfetto.


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