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Universo Rietveld

4 Maggio 2011

Oggi Dutch Design è quasi sinonimo di Eindhoven, la città situata a sud di Amsterdam (circa 100 km) diventata da un po’ di anni uno dei distretti più cool della progettazione internazionale. Eindhoven è diventata un’etichetta, un marchio di qualità a volte non garantita. Per avere garanzia assoluta di qualità, rimanendo in Olanda, ci si deve spostare verso Nord, sulla strada che da Eindhoven porta ad Amsterdam, fermandosi a Utrecht, la città che ha visto nascere e morire Gerrit Thomas Rietveld (1888-1964), uno dei più grandi architetti e artigiani del Novecento, maestro di uno stile modernissimo, audace, sempre attuale.

Il viaggio a Utrecht, però, è solo ideale, perché fino al 10 luglio per conoscere al meglio l’autore delle mitiche Red and Blue e Zig Zag si deve andare a Roma, al Maxxi, dove è allestita la mostra Universo Rietveld – Architettura Arte Design, coprodotta con il Central Museum Utrecht e il NAi. Non è una mostra qualsiasi, è la prima retrospettiva monografica in Italia, una di quelle occasioni in cui il pensiero e la produzione dell’artista/progettista sono oggetto di un’indagine estesa, raffinata e caleidoscopica.

L’esposizione, curata da Maristella Casciato, Domitilla Dardi e Ida van Zijl, presenta cento opere di architettura e design per un totale di circa quattrocento pezzi tra disegni, foto e modelli. L’attività di Rietveld è posta al centro di un vasto sistema di relazioni e riferimenti, che va dagli artisti del gruppo De Stijl (Theo van Doesburg, Bart van der Leck, Vilmos Huszár, J.J.P. Oud), ai protagonisti dell’avanguardia modernista (Le Corbusier, Gropius, Mies van der Rohe, Frank Lloyd Wright), fino ai designer contemporanei (da Alessandro Mendini a Ettore Sottsass a Maarten Baas).

La mostra ha uno sviluppo cronologico suddiviso in quattro sezioni e cinque approfondimenti (questi ultimi dedicati soprattutto al Rietveld designer), ed è introdotta da quattordici interviste a storici e progettisti contemporanei (tra gli altri, Gae Aulenti, Andrea Branzi, Enzo Mari, Adachiara Zevi, Tonino Paris, Sami Rintala).

L’allestimento di Universo Rietveld è stato realizzato dallo studio fiorentino nEmoGruppo. Abbiamo chiesto a Guido Incerti, partner dello studio, qualcosa in più sul loro intervento.

Universo Rietveld
Photo: Chiara Capponi, 2011. Courtesy: Fondazione MAXXI

Una monografica su Rietveld è una bella sfida. Come si mette in scena un progetto del genere?
Più che una sfida, è stata una sorpresa! La sorpresa di essere chiamati dal Maxxi per disegnare l’allestimento della mostra. Poi è partita la sfida: con Rietveld, con la sua produzione vastissima, con il mondo a cui apparteneva, e con lo spazio del Maxxi, un spazio così diverso dai linguaggi e dai significati che dovevamo mettere in scena. Siamo partiti da questa diversità “linguistica” per progettare l’allestimento.

In che modo?
Risalendo ai fondamentali, alla base dell’architettura: gli assi che “disegnano” lo spazio euclideo e i volumi disegnati da Zaha Hadid. Abbiamo cercato il minimo comune denominatore tra l’Universo di Rietveld e la realtà del Maxxi, individuandolo nelle tre dimensioni dello spazio (x, y, z) e nella dimensione temporale. Tutto si muove e interagisce attorno e lungo questi assi. Quindi, sull’asse orizzontale x abbiamo orientato il piano dedicato alla sola opera di Rietveld, mentre l’asse orizzontale y è diventato il piano su cui disporre gli approfondimenti legati alla sua opera (le cinque isole tematiche poste lungo il percorso). Sull’asse verticale z, disegnato da quelli che abbiamo denominato vettori, viene mostrata l’opera dei progettisti contemporanei a Rietveld. Il tempo invece è scandito da celle temporali tracciate da linee luminose. Le quattro coordinate, tutte assieme, determinano geometricamente e concettualmente l’universo Rietveld.

Avete incontrato difficoltà a sviluppare questa idea di allestimento?
Difficoltà ce ne sono sempre, ma quando si lavora su un concetto forte e chiaro si superano abbastanza facilmente. Anzi, abbiamo trovato gli spazi del Maxxi stimolanti, aperti a varie possibilità di intervento, contrariamente a chi sostiene che il progetto di Zaha Hadid sia troppo forte in sé per dare spazio e respiro alle mostre, agli allestimenti. Per esempio, le grandi nervature che percorrono lo spazio del museo ci hanno aiutato molto in termini espositivi. Il risultato finale lo abbiamo ovviamente ottenuto grazie anche al contributo delle curatrici, del team del Maxxi e di Giuliano Gatti, ex nEmo, che ha collaborato con noi all’allestimento.

Cosa ti ha più colpito dell’universo di Rietveld?
È un universo per lo più inaspettato. Spesso della sua opera si conoscono e s’insegnano le solite cose: la Red and Blue e Casa Schroder. La sua opera invece è sterminata, un vero Universo a più dimensioni e livelli: “dal cucchiaio alla città”, passando per la grafica e la tecnologia produttiva. Questo mi ha davvero colpito. Durante l’opening della mostra mi è capitato di sentire addetti ai lavori, alcuni molto ferrati in storia dell’architettura, che dicevano: “Non ci credo, l’ha disegnata lui quella?”. Noi abbiamo messo in scena questa grande costellazione di idee, progetti, ricerche, oggetti e disegni attraverso pochi, essenziali elementi, seguendo la lezione sempre valida di Rietveld.

Chi è il Rietveld contemporaneo? Chi ha raccolto più e meglio di altri la sua eredità?
Secondo me il Rietveld contemporaneo è Thomas Heatherwick, ma è una risposta molto personale. nEmoGruppo è composto da sei soci e non abbiamo fatto un sondaggio su questo…

Universo Rietveld

Photo: Chiara Capponi, 2011. Courtesy: Fondazione MAXXI

Universo Rietveld

Photo: Chiara Capponi, 2011. Courtesy: Fondazione MAXXI

Universo Rietveld

Photo: Chiara Capponi, 2011. Courtesy: Fondazione MAXXI

Universo Rietveld – Architettura Arte Design
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Via Guido Reni 4a, Roma
Fino al 10 luglio



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