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EPA Eric Parry Architects: il nuovo palazzo di ceramica bianca a Piccadilly

13 Marzo 2013

Pioveva, andavo per l’ultima corsa della metro, marciapiede Piccadilly lato nord. Serata come piace a me, preview della mostra di Nauman alla Hauser & Wirth, cena da Fish Works con Aldo, a parlare dei progetti di architettura e public art in cantiere a Bristol, dove lui dirige il dipartimento omonimo di Art and the Public Realm.

Dettagli non secondari, perché quando cammini sotto la pioggia senza ombrello, è buio, hai cenato, sei un po’ stanca e hai bevuto anche un po’ di bollicine, non è che ti trovi nelle condizioni ambientali più adatte per guardarti intorno, tanto più se conosci a memoria la strada che fai. Figurarsi poi alzare lo sguardo e prenderti l’acqua in faccia, per guardare cosa copriva l’impalcatura che era lì fino a qualche giorno prima, davanti a un palazzo qualunque. Tiri dritto e basta.

Invece no. L’architettura è calamita. O lo sono per me le opere di Eric Parry. O entrambe le cose. Oppure come lui (Eric) sostiene, quel luogo ha qualcosa di eroticamente attraente.

Cosa mi avrà attratto non lo so. Era il bianco della ceramica, che “scorreva” liquida, sotto l’acqua; la compostezza della composizione, neoclassica in ordine e proporzioni; era l’imponenza della massa monolitica; la leggerezza della materia che brillava come a levitare. Non saprei dire cosa fosse, ma intorno non c’era più niente, il resto della strada in pietra di Portland, il bianco in stile, della Londra elegante di St. James, di colpo era pietra volgare, opaca, consumata dal tempo.

EPA Eric Parry Architects

Conosco una a una le architetture di EPA, in quel momento non ne ricordavo una in corso di realizzazione a Piccadilly. I cantieri a Londra non si contano e il numero degli architetti che ci lavorano, inestimabile, ma questa era sua, di Parry, ne ero certa.

Ferma sotto l’acqua scruto in dettaglio. La strombatura delle finestre in doppio ordine è stondata, screziata di rosso, come l’accenno a un incendio dall’interno. L’orditura orizzontale dei piani scandisce un ritmo pieno/vuoto in gerarchie degne di un palazzo rinascimentale. La cornice in sommità è una composizione di frammenti, volumi bianchi scalettanti, uno diverso dall’altro. Sembra muoversi. Aldo è d’accordo, quella è senz’altro l’opera di un artista. Io mi convinco, l’architettura è di Parry: lui lavora sempre in collaborazione con artisti che amano le sfide urbane.

Il mattino dopo chiamo la PR di EPA e le chiedo conferma. Non mi sbagliavo. Lei è divertita.

È la prima volta a Londra che viene utilizzata la ceramica artigianale come materiale di rivestimento esterno per l’intera facciata di un edificio.

EPA Eric Parry Architects

Eric Parry però non è nuovo alla tecnica: l’ha già sperimentata al 50 di Bond Street con i pannelli ritorti e aggettanti, e a Bath nel rivestimento dell’estensione dell’Holburne Museum. In entrambi i casi – e anche a Piccadilly – i pannelli non sono solo “di facciata”, ma studiati anche in struttura, per essere portanti. La ricerca del giusto tono di colore avviene attraverso infiniti campioni di cotto, su infinite combinazioni tra il getto dei minerali sull’argilla e il calibro di fuoco che ne determina la trasformazione chimica.

EPA Eric Parry Architects

EPA Eric Parry Architects

Nell’opera di EPA il rapporto con la materia nella sua essenzialità è uno degli elementi imprescindibili della stessa composizione architettonica. L’architettura è costruzione della città e mestiere del fare. Parry è solito seguire personalmente ogni fase del processo: dalla scelta del materiale alla comprensione delle specifiche peculiarità, al progetto del dettaglio, alla cura geometrica e “manuale” di una facciata intera, come fosse un oggetto di artigianato.

EPA Eric Parry Architects

Nell’architettura di Parry c’è il frammento archeologico della città: pezzi urbani che sembrano smarriti chissà dove prendono senso e nuova vita nel fare la città contemporanea. C’è tutto il bello del razionalismo di scuola storicista da Loos ad Aldo Rossi. C’è l’equilibrio della matematica rinascimentale. C’è la permanenza della città storica che si costruisce sulle sue stesse impronte, in una complessità tutta nuova dove nulla è gratuito, o affidato al gesto progettuale autocompiaciuto.

Per la progettazione della cornice, 39 pezzi diversi in terracotta invetriata, Parry ha voluto la collaborazione di Richard Deacon, scultore, già Turner Prize. A me quella cornice piaceva bianca come l’ho vista quella sera, di notte e sotto l’acqua.

EPA Eric Parry Architects



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