Renzo Rosso
“Il segreto è la creatività”

18 novembre 2014

Arte e moda. Tra chi negli ultimi anni si è più preoccupato di creare le occasioni giuste per farle incontrare, c’è sicuramente Renzo Rosso. Il patron di Diesel è da sempre convinto che la moda conti quando è creativa, irriverente, rivoluzionaria. E che lo stesso valga per l’arte, che Rosso ammira, insegue, studia e porta in passerella. Rosso ha sempre avuto una spiccata propensione a violare ogni regola, e a farlo con notevoli risultati. La sua carriera inizia quando, da giovane studente di Economia, diventa responsabile di produzione della Moltex, un’azienda in provincia di Vicenza che appartiene a Adriano Goldschmied, pioniere del casual italiano. Quando quest’ultimo minaccia di licenziarlo, Rosso non fa le valigie, gli propone di rinunciare allo stipendio e di lavorare a cottimo. I guadagni? Decuplicati. Continua così a collaborare con il Genius Group di Goldschmied, acquisendone delle quote, ma nel momento in cui la produzione si diversifica su più marchi decide di cambiare strada. Nel 1985 cede le proprie azioni, ottenendo in cambio uno dei marchi dell’azienda: Diesel. Il brand è internazionale, diesel è una delle poche parole pronunciate nello stesso modo in tutte le lingue: un perfetto punto di partenza. Sono gli anni Ottanta: l’esplosione del marchio Diesel si accompagna al successo di Andy Warhol, Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, che trovano spazio prima sui capi, poi nelle campagne pubblicitarie della neonata marca italiana. Rosso veste Diesel (e casa propria) con le loro parole e le loro immagini, per ricordare a tutti l’importanza di essere creativi, irriverenti, rivoluzionari. Non ha mai smesso di farlo.

4 ottobre 2014: Diesel sceglie di arredare il suo nuovo store romano in Piazza di Spagna con le opere di Andreas Nicolas Fischer, artista tedesco classe 1982.

Volevamo investire in una vera e propria opera d’arte. Ne abbiamo parlato anche con il MAXXI, ma poi l’incontro con il museo romano è sfumato, o è stato solo rimandato alla prossima occasione. L’installazione #POSTRoma di Fischer animerà lo store per tre mesi: sulle pareti vengono proiettati lavori visuali e ologrammi basati sui dati topografici della città, che cambiano forma, si intrecciano o si dividono a seconda del numero di condivisioni e retweet degli hashtag #Rome e #Roma. Utilizzando l’hashtag #POSTRoma su Twitter, si potrà ricevere una poesia haiku e un suggestivo fermo-immagine dell’opera come si presenta in quel preciso istante.

Fischer / Diesel

Andreas Nicolas Fischer, #POSTRoma, 2014.

Portare l’arte digitale in Piazza di Spagna, quasi una provocazione.

Amo profondamente tutte le forme di creatività contemporanee. Diesel è alla continua ricerca di talenti su cui puntare: nell’arte, nel design, in tutto ciò che è creativo e riflette la nostra assenza di schemi.

Fischer crea paesaggi fluttuanti capaci di automodellarsi, attraverso elaborati algoritmi. Perché avete scelto di puntare proprio su di lui?

Mi avevano segnalato una sua mostra a Milano. Di fronte alle sue opere il mio primo commento è stato semplicemente: “Mamma mia, questo è molto Diesel!”. Il movimento continuo delle sue creazioni mi ha affascinato immediatamente. Così ci siamo conosciuti, confrontati, mi ha proposto di fare qualcosa per noi e l’occasione giusta è arrivata con l’apertura dello store di Piazza di Spagna. Fischer è un artista unico, che va oltre ogni schema consolidato. Per noi è un talento su cui scommettere, perché la sua è un’opera che ti coinvolge in modo diretto. Fischer ti invita democraticamente a entrare in relazione con l’installazione.

Non era scontato puntare sulla digital art.

L’arte contemporanea mi piace molto anche quando è fissa, statica. Pensa a quando acquisti un quadro: una volta a casa inizi a osservarlo, e prima di tutto scopri che è in grado di riempirti di gioia. Poi lo guardi meglio e sei portato a riflettere. Ma occorre molta concentrazione per riuscire a estrapolarne tutti i piccoli dettagli. L’arte digitale, invece, ti prende per mano e ti accompagna. Da questo punto di vista, la si può paragonare alla musica. Ma non è solo questo. Oltre che per la propria dinamicità, la digital art si fa amare per la capacità di essere sempre attuale, di riflettere il cambiamento sociale e di trasmettere rapidamente nuove vibrazioni.

Come si individua l’artista giusto su cui puntare?

Il segreto è la creatività, la linfa vitale del nostro lavoro. Che si tratti di musica, arte o design, la creatività è un valore imprescindibile.

Dallo spazio arredato da Andreas Nicolas Fischer a quello privato di Renzo Rosso. Immaginiamo di varcare un’immaginaria porta d’ingresso: riusciamo a individuare qualche nome di riferimento, passando da una stanza all’altra?

Da giovane mi sono innamorato di Andy Warhol. Quando mi trovavo a New York, andavo sempre a cercare i suoi Mao, ne ero completamente soggiogato. Allora costavano mille dollari. Decisi di comprarli tutti e dieci, facendomi guidare dal puro istinto. Partendo da Warhol, mi sono poi appassionato di arte contemporanea in generale. È vibrante, potente, energica.

All’inizio degli anni Novanta, quando in Italia “vestire” gli hotel non era ancora di moda, ha acquistato il Pelican di Miami, su Ocean Drive. Trenta stanze a tema, una più creativa dell’altra, dove moda e design vanno a braccetto. Come si realizza un hotel fashion? 

Con il Pelican si è trattato di un colpo di fulmine. Quando atterrai in Florida per la prima volta, Miami non era ancora una destinazione di tendenza. Io però ne rimasi subito affascinato, e guardandomi intorno notai quest’albergo: all’epoca era piuttosto vecchiotto, nulla di eclatante. Ma mi piaceva. Non ho esitato, ne ho intuito il potenziale e ho deciso di lanciarmi quest’avventura. Ho cercato di arredarlo con il mio gusto personale e con l’amore per il mondo vintage che coltivo da sempre.

Hotel Pelican / Diesel

Hotel Pelican.

Come si riesce a dare personalità a un ambiente?

È indispensabile creare vita, casa, atmosfera. Mi piace tutto ciò che è caldo e che mette in relazione con buon gusto culture appartenenti a epoche diverse.

Proviamo a intraprendere un percorso parallelo: storia della Diesel da una parte, storia dell’arte dall’altra. Cominciamo con gli anni Ottanta, in cui affondano le radici del marchio. Chi erano allora i più bravi?

I primi nomi che mi vengono in mente sono Andy Warhol, Keith Haring e il più grande di tutti: Jean-Michel Basquiat. Lui è il migliore, l’artista che ammiro di più. Ogni volta che mi fermo a guardare un suo quadro (ne possiedo tre), mi isolo per tanti, tanti minuti. Adoro soffermarmi su ogni parola, osservare i segni che la circondano, provare a interpretarli in modi diversi e contrastanti. Cerco una spiegazione, mi interrogo sulle sue motivazioni, mi sforzo di capire perché ha messo lì proprio questo segno o quell’altro. La nave rovesciata, il teschio, la corona. È lui il mio idolo.

A proposito di parole e comunicazione: la rivoluzione Diesel è passata anche da qui.

Al pari dell’arte, anche la comunicazione sonda costantemente nuove strade, utilizzando tutti i canali espressivi a disposizione. Non mi riferisco solo alla carta stampata e alla televisione: vanno considerati anche i videogiochi e i social network costruiti e utilizzati con la voglia di innovare. Anche in questo caso, la creatività è l’ingrediente di base di tutti gli strumenti che utilizziamo.

La campagna pubblicitaria Be Stupid, lanciata da Diesel nel 2010, è stata un vero e proprio manifesto sulla potenza delle parole. Irriverente, ironica, innovativa. Un elogio della creatività. A chi si è ispirato?

A me stesso! Ho raccontato all’agenzia pubblicitaria la mia storia, di come sin dall’inizio avessi dovuto lottare contro chi mi diceva che l’idea del jeans vintage fosse una follia. Da qui è nata l’intenzione di trasmettere la mia filosofia. Essere stupidi significa essere capaci di vedere le cose in modo diverso: non come sono, bensì come potrebbero essere. Non vogliamo essere troppo scontati, vogliamo provocare, ma sempre in modo intelligente. E allora gli stupidi “Creano, anziché criticare”, “Non hanno cervello, ma hanno le palle”, “Non hanno tutte le risposte, ma hanno tutte le domande interessanti”, “Non avranno piani, ma hanno storie”, e così via.

Campagna Diesel - Be Stupid

Campagna Diesel – Be Stupid.

Facciamo un salto in avanti di dieci anni: dagli Ottanta ai Novanta. Cambiano i creativi.

Negli anni Novanta, un riferimento importante dal punto di vista artistico è stato Stephen Sprouse, che nel settembre 2003 ha curato l’allestimento del nostro store di Union Square, a New York. Stilista amico di Andy Warhol, appassionato di graffiti, Sprouse è stato un artista semplicemente eccezionale.

Chiudiamo il ciclo, arriviamo al 2014. Quali artisti fa salire sul podio?

Un artista in grado di mantenere una sua linea abbastanza coerente è Francesco Vezzoli. Maurizio Cattelan, invece, crea opere che esprimono qualcosa di sensazionale e altre che esprimono orrore. Sono anche un grande fan di Takashi Murakami, di cui ho acquistato tre statuette e alcuni quadri. Impegno artistico a parte, mi sono piaciute molto anche le sue creazioni di moda per Louis Vuitton.

Qual è il segreto per essere creativi, irriverenti, rivoluzionari, e avere successo?

Non guardare mai ciò che fanno gli altri, non considerare i trend né ciò che ci circonda, ma affidarsi prima di tutto al proprio istinto. Le radici del marchio Diesel affondano nel rock e in tutto quello che è il mondo del denim. La nostra strategia è sviluppare i nostri prodotti a partire da questi due pilastri.

Tra i tanti creativi e artisti su cui avete puntato, qual è il più Diesel di tutti?

Non ho dubbi: la collaborazione con Stephen Sprouse è quella di cui andiamo più fieri.

Pablo Picasso diceva che “Uno dei principali nemici dell’arte è il buon gusto”. È d’accordo?

No. Il buon gusto è indispensabile, ma è sempre più raro, e non è mai innato, salvo casi eccezionali. È quasi sempre frutto di un percorso che si sviluppa nell’arco del tempo. Lo affini a forza di osservare, di agire, di mettere insieme tanti elementi. Una volta, su dieci cose che prendevo nove erano sbagliate e una sola era giusta. Oggi succede esattamente il contrario.

Only The Brave, solo i coraggiosi: è ancora questo il suo principio guida?

Diesel è tuttora molto Only The Brave. Da pochissimo tempo ho passato il testimone a un autentico genio, Nicola Formichetti, diventato nel 2013 il direttore artistico del marchio. Sta mantenendo il dna, la sregolatezza, la temerarietà del brand, reinterpretandolo con gusto contemporaneo. È uno dei migliori esempi di come si possano unire e miscelare gli opposti. È metà italiano e metà giapponese: cresciuto tra Roma e Tokyo, ha assimilato intuitivamente i punti di incontro e di rottura tra cultura antica e techno-pop. Formichetti sta ridefinendo Diesel con spirito moderno, evoluto, e questo è ciò che voglio: che il percorso continui a essere Only The Brave, rinnovandosi. Me lo sono anche tatuato, non c’è rischio di sbagliare strada.

Campagna Diesel - Be Stupid

Campagna Diesel – Be Stupid.

Renzo Rosso

Renzo Rosso e Nicola Formichetti, 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.

Diesel, Autunno/Inverno 2014

Diesel, Fall/Winter 2014.



Lascia un commento