Saturnino Eye Wear
Verso l’infinito e oltre!

19 marzo 2015

“Se vuoi una cosa fatta bene, devi fartela da solo”. Potrebbe essere il mantra dei maker. Saturnino, musicista e produttore sopraffino, bassista di Jovanotti e diretto responsabile del midollo funky dei dischi del ragazzo fortunato, voleva un paio di occhiali fatti bene, anzi benissimo. Quindi, su consiglio del suo ottico di fiducia di Piazza Virgilio, a Milano, ha provato a farseli da solo. Senza infilarsi il camice da ottico, ma cominciando a pensare prima da collezionista, poi da artigiano, da esteta e infine da produttore. Una cosa alla volta e poi tutto insieme, tenendo sempre e bene a mente che creare significa astrarre un particolare da un mondo complesso, decodificandolo con le risorse dell’etica e della cultura. È nata così la Saturnino Eye Wear, una linea di occhiali che propone otto modelli, ciascuno ispirato a un pianeta. Disegno unico, linee versatili, materiali da collezione, per accessori eleganti e pop insieme. Imperdibili.

Saturnino

Chiacchierando con Saturnino dei suoi occhiali, capiamo subito una cosa: la linea che ha ideato è il frutto di un lavoro di gruppo e di uno studio condotto sbirciando tra botteghe, brand internazionali e social network. Non c’era altra scelta che guardarsi intorno, dopotutto: Saturnino è un musicista, di occhiali ne sapeva quanto ne può sapere un semplice appassionato (ne possiede più di settanta paia). Questo, tuttavia, non l’ha fermato davanti ai dottorali camici bianchi degli ottici, che spesso lavorano tralasciando la portata culturale dell’oggetto che vendono o producono. “Bisogna tornare a fare degli occhiali un prodotto artigianale”, dichiara Satu (così lo chiamano gli americani), per sottolineare che la specificità di un oggetto sta più nel modo in cui viene realizzato e meno nella maniera in cui lo si rende riconoscibile (come brand). Più che attraverso la fattura, infatti, la maggior parte delle aziende tende a imprimere valore e identità alle linee di occhiali mediante il marchio. Sbagliato: il mercato rivela ormai da anni una tendenza diversa, quasi opposta. L’affezione all’etichetta è storia antica, le persone sono difficilmente aggirabili, mettersi sul mercato significa confrontarsi con una clientela informata, esigente, attenta, che sa rintracciare la qualità e che non ha più troppo interesse per le grandi firme, ma lo ha per i materiali, per le filiere, per la provenienza.

Saturnino Eye Wear

Saturnino Eye Wear, Earth.

Da cliente esigente, Satu è diventato produttore. Con audacia e voglia di divertirsi. “Dopotutto, grazie al mio lavoro molto ben remunerato, ho un sacco di tempo libero”, dice. Beato lui (genitori che impedite ai vostri figli di diventare musicisti, credendo che sia un sentiero verso l’indigenza: spegnete i TG e accendete il cervello. Se non volete osare voi, lasciate che osino i vostri figli). Da Piazza Virgilio, allora, Saturnino, smartphone alla mano, ricordandosi che i più grandi artigiani degli occhiali sono italiani, francesi e giapponesi, è andato a trovare quelli nostrani. Tappa fondamentale: il distretto cadorino, in Veneto, dove nel 1920 venne fondata la ditta Fratelli Lozza, che ebbe per prima, in Italia, l’intuizione di specializzarsi in montature interamente in celluloide, una moda che arrivava dagli Stati Uniti. Lì ha iniziato una ricerca approfondita sui materiali, ne ha compreso le differenze – tanto che ne parla con una scioltezza pari a quella che ha nell’indicare che una delle migliori linee di basso della storia della musica è in Good Times degli Chic.

Saturnino Eye Wear

Saturnino Eye Wear, Uranus.

“Al tatto la celluloide determina una sensazione particolare, che cambia in base allo spessore della lastra. Una lastra da sei anziché da otto fa la differenza”, ci informa, raccontandoci come sono nati, nella pratica, i SEW: innanzitutto, riassemblando i pezzi di quell’unico paio di occhiali che Satu aveva tentato di far riparare dal suo ottico. Subito dopo, è venuta la squadra: il cuore della professionalità sta nella capacità di collaborare, dividere il lavoro sulla base delle competenze e delle aspirazioni. Così, è nata la Saturnino 69, che mette insieme un direttore commerciale, un direttore generale, un socio finanziatore, la “persona di prodotto”, un ufficio stampa e lui, Saturnino, che gli occhiali li crea nella sua testa e poi li realizza con l’aiuto della sua squadra (sono tutti suoi amici). In molti credono che, aiutato dal nome (innegabile: Saturnino è un’icona), lui si sia limitato a concedere una licenza, invece non è vero: ha creato una società vera e propria. “La persona con cui ho condiviso la parte progettuale mi ha proposto di partire con quattro modelli, metà con il ponte e metà senza. Allora ho realizzato che sarebbero stati otto, lo stesso numero dei pianeti e tutto è venuto di conseguenza”. Ci sono, infatti, Jupiter, Earth, Mars, Neptune, Uranus, Mercury, Venus e Satu. Quest’ultimo è stato il primo, diciamo l’occhiale pilota, la puntata zero della nuova avventura. Chiacchierando con Matteo Ceccarini, sound designer, Mr Celani ha scoperto che Satu in indonesiano significa Uno e quindi si è divertito ad assecondare le coincidenze.

Saturnino Eye Wear

Saturnino Eye Wear, Venus.

Ci confessa di non essere un fatalista – e cita Bob Marley, quando diceva che per risolvere le indecisioni è sufficiente lanciare in aria una monetina –, di credere nella volontà, ma di essere consapevole che non su tutto possiamo esercitare un controllo: lui, per esempio, non si perde nemmeno un oroscopo di Internazionale, crede che le stelle e i numeri si possano leggere. Eppure, sostiene, “tutto nella mia vita è estemporaneo”. Non vive alla giornata, ma è capace di cogliere e accettare i segnali inaspettati, di unire le coincidenze come fossero i punti di un gioco enigmistico. Le note gli hanno regalato la leggerezza necessaria a questo tipo di approccio: “la musica non insegna nulla, è un linguaggio ancestrale”, afferma. La vede così, la vita: leggera, che non vuol dire né facile, né sconsiderata, ma pronta, reattiva. La capacità di cogliere gli stimoli esterni, a volte annebbiata da un eccesso d’informazione, fa la differenza: Saturnino è stato abile in questo, ha imparato a dosare e a selezionare.

Saturnino Eye Wear

Saturnino Eye Wear, Saturn.

È un fan sfegatato di Cutler and Gross, per lui “tra i pochi brand di occhiali indipendenti” e di Oliver People, ma trae ispirazione anche da altri settori. “La mia operazione assomiglia a quella che fa Davide Oldani, nella cucina del suo ristorante di Cornaredo: qualità eccellente, prezzi accessibili, vocazione pop”. Nonostante l’accurata scelta di materiali, la ricerca estetica raffinata e la distribuzione molto accurata (attualmente gli occhiali sono disponibili nei fashion store Antonioli, all’Excelsior di Milano, da Vinicio a Legnano e Luisa Via Roma), i SEW mantengono un prezzo accessibile: dai 150 ai 180 euro. Per ogni modello sono disponibili quattro varianti di colore e montatura. Ravvisabile, non sempre, il richiamo al pianeta di cui ciascuno porta il nome: Neptune vira al blu, ma Earth, uno dei migliori, non assomiglia certo alla terra. Tuttavia, il gioco delle corrispondenze è soprattutto un gioco di affinità elettive ed è bello scovare l’interpretazione soggettiva, più che la somiglianza, come nell’arte astratta. “Gli occhiali sono unisex”, dice Saturnino, spiegandoci che la linea dei suoi “pianeti da vista” è versatile, sta bene tanto agli uomini quanto alle donne.

Saturnino Eye Wear

Saturnino Eye Wear, Neptune.

Dopotutto, lui è convinto che l’uso faccia la funzione – e non ha torto, soprattutto se si parla di accessori. “Non c’è niente di più sexy di una donna con gli occhiali”, ci racconta, mentre a noi vengono in mente confortanti cliché che però il politicamente corretto ci impone di non riferire (almeno la segretaria dei Ghostbusters, tuttavia, ci piace menzionarla: senza i suoi occhiali non avrebbe avuto un decimo del suo sex appeal). Comunque, riusciamo a strappargli che “gli Earth sono effettivamente gli occhiali pensati più per il pubblico femminile, anche se io su una donna vedo molto bene pure i Venus: le lenti a goccia sono sensualissime. L’altro giorno su Instagram ho postato la foto di una ragazza con degli occhiali molto simili: era stupenda, sembrava Yoko Ono”. E veniamo a un punto fondamentale del marketing, personalissimo, quasi domestico, ma certamente intelligente e funzionale, di Saturnino: i social network, Instagram prima di tutto. È ormai chiaro che le campagne promozionali dei prodotti funzionano se sono in grado di intercettare il pubblico dei social, azzeccare l’hashtag giusto e proporre qualcosa di più articolato e avvolgente di una semplice campagna pubblicitaria. Saturnino, per esempio, che su Instagram è saturnino69 punta all’autenticità, sul suo profilo pubblica tutto ciò che più gli interessa e lo colpisce, racconta la sua vita e crea così un pubblico affezionato di seguaci. Di lui si fidano, sfruttano il mezzo per avere con lui un contatto diretto (su Twitter, ogni tanto, Saturnino dà appuntamento ai suoi fan e si mette a disposizione per rispondere alle loro domande: giura di farlo in prima persona, niente assistenti o uffici stampa di mezzo). Un po’ come fanno Dolce&Gabbana: “il segreto è non usare filtri o le persone se ne accorgono”. Anche in questo Saturnino è abilissimo a cogliere l’attimo e coniugare reality e sogno. Sebbene la scelta dei pianeti sia stata casuale, una domanda sullo spazio era d’obbligo: ci sarà pur stato qualcosa di pregresso, un interesse, una fascinazione. Ed è così: Saturnino guarda con grande romanticismo al mistero dell’universo intorno a noi. “Siamo ancora fermi alla geometria euclidea, non abbiamo imparato a contemplare realmente l’ipotesi di nuove forme, di una vita diversa dalla nostra, eppure presente, da qualche parte”.

Saturnino

Interstellar gli è piaciuto? Non l’ha visto, dice di aspettare il dvd (“sono uno dei pochi al mondo che non scarica nulla: compro tutto in originale”). La risposta del pubblico ai Saturnino Eye Wear per ora è ottima e in continua crescita: i progetti per il futuro sono tanti: “mi piacerebbe misurarmi con la wearable technology, creando però accessori estremamente pratici (insomma, qualcosa di realmente indossabile, che migliori la vita delle persone in modo semplice e intuitivo: poco a che fare con i Google Glass)”, aggiungendo che intende anche diversificare la produzione degli occhiali, creando una linea destinata ai fashion store e una riservata agli ottici. Due nuovi modelli, di cui uno brevettato, sono già pronti. In cantiere c’è anche l’idea di arrivare sul mercato americano e giapponese. Il motto, allora, sembra essere “verso l’infinito e oltre!”.

Saturnino Istagram

Saturnino Istagram

Saturnino Eye Wear

Saturnino Eye Wear, Mars.

Saturnino Eye Wear

Saturnino Eye Wear, Jupiter.

Saturnino Eye Wear

Saturnino Eye Wear, Earth.

Saturnino Eye Wear

Saturnino Eye Wear, Mercury.

Saturnino Eye Wear

Saturnino Eye Wear


Simonetta Sciandivasci

Classe 1985, scrive su Il Foglio e Il GiornaleOff. Difende la bellezza delle cose frivole e per questo ha pubblicato un romanzo rosa sul calcio, pur non capendone nulla (La Domenica Lasciami Sola, Baldini&Castoldi).


Lascia un commento