Eduardo Paolozzi
Lots of Pictures, Lots of Fun

16 maggio 2018

Fin dai primissimi anni Quaranta, gli anni drammatici della guerra e della fame, Eduardo Paolozzi colleziona pagine e pagine strappandole dalle riviste che leggono i soldati americani arrivati in Gran Bretagna. La generazione di artisti di cui farà parte, con Richard Hamilton, Peter Blake e David Hockney, darà voce con i ritagli di quelle riviste a un vero cambio di paradigma culturale: il Regno Unito che esce dalla miseria postbellica e abbraccia il consumismo degli statunitensi. Prendendo in prestito immagini, foto e idee dal variopinto universo dei fumetti, della pubblicità cartacea, dei libri di fantascienza e delle celebrities televisive, Paolozzi mescola materiali più o meno convenzionali per democratizzare l’arte e abolire la divisione – che in Inghilterra è quasi castale – tra cultura “alta” e “bassa”: cosa può essere, se non il primo germoglio della pop art britannica? Il novello Adamo che campeggia nel collage di Hamilton con il lecca-lecca in mano, le piscine sognanti ed eteree di Hockney: è chiaramente una nuova utopia moderna, per quanto a tratti un po’ schizoide, quella in cui Paolozzi si ritrova pienamente invischiato. Bisognerà però aspettare l’attraversamento dell’Atlantico perché la pop art d’Albione venga riconosciuta come un vero movimento. Allora, ad aspettare Paolozzi e i suoi, ci saranno Andy Warhol, Roy Lichtenstein, James Rosenquist e Claes Oldenburg: le icone del nuovo fenomeno internazionale. Dei veri giganti. Ma Paolozzi farà strada.

Richard Hamilton, Just what is it that makes today's homes so different, so appealing?, 1956. Kunsthalle Tübingen, Tübingen.

Richard Hamilton, Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?, 1956. Kunsthalle Tübingen, Tübingen.

Lots of Pictures – Lots of Fun è la mostra che la Berlinische Galerie dedica all’artista italo-scozzese, scomparso a 81 anni nel 2005 – la prima a lui dedicata nella capitale tedesca, dopo oltre tre decenni. L’esposizione, in programma fino al 28 maggio, si concentra sul lavoro sperimentale di Paolozzi, dagli anni Quaranta agli anni Settanta, riunendo le sue opere più significative, provenienti da collezioni private e pubbliche di tutto il mondo – con un capitolo dedicato alle opere grafiche della sua permanenza a Berlino, straordinariamente produttiva. La prima sezione si focalizza sui primi lavori di Paolozzi, tra cui spicca I was a Rich Man’s Plaything, collage fatto a ventitré anni considerato una forma primitiva di pop art. I temi ricorrenti di quel periodo sono un uso sgargiante dei colori e delle trame, il fascino per le macchine, la cultura popolare e l’assurdità. È un’opera incredibilmente variegata, che spazia dalle sculture in cemento armato di stampo brutalista alle stampe monocromatiche e ai collage di pubblicità per riviste. Come i suoi contemporanei Warhol e Rauschenberg, Eduardo Paolozzi è un artista multidisciplinare. Il suo tentativo di rompere con il passato e utilizzare materiali nuovi è il tema della seconda sezione della mostra. Qui l’artista sembra voler prendere le distanze dalla pop art della sua giovinezza: fosse essa americana, o inglese. Come mai? Forse un ritorno alle origini delle origini: l’intenzione di recuperare non gli oggetti promossi dai mass media, ma autentiche espressioni della cultura popolare. Prevalgono quindi la fantasia, la narrazione e l’umorismo; e il modo in cui le figure occupano lo spazio sembra sinceramente rigoroso, sentito, meno casuale del solito.

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures - Lots of Fun, Berlinische Galerie, Berlino, 2018

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures – Lots of Fun, Berlinische Galerie, Berlino, 2018

Daniel F. Herrmann, curatore della personale che la Whitechapel Gallery ha dedicato a Paolozzi nel 2017, spiegava: “[Paolozzi] era uno degli artisti più eclettici, eterogenei e versatili che siano mai emersi nella Gran Bretagna del Dopoguerra. Riusciva a lavorare su diversi medium senza mai lasciarsi inquadrare in una categoria specifica. Inoltre, aveva una visione senza compromessi: era interessato a certi temi e materiali, ma non seguiva le mode”. Eduardo Paolozzi nasce nel 1924 nei sobborghi Edimburgo, in Scozia, figlio di due immigrati italiani originari di Cassino. Nel 1940 l’Italia dichiara guerra alla Gran Bretagna e il conflitto gli entra in casa: lui e la madre vengono internati per tre mesi e il padre, il nonno e lo zio vengono trasferiti con forza in Canada, ma la nave su cui viaggiano viene colpita e affondata nell’Atlantico da un sottomarino tedesco. A diciannove anni si iscrive al College of Art della sua città. Nel 1944 è a Londra, dove resta a studiare per tre anni, poi si trasferisce a Parigi, poi di nuovo Londra, dove mette su famiglia, negli anni Cinquanta in Essex, e a seguire inizia un lungo giro di docenze in Europa (Colonia, Berlino, Monaco) e in America (California). Nel 1968, a quarantaquattro anni, viene nominato Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla Regina Elisabetta. La fama e il riconoscimento arrivano nell’età giusta, e non lo abbandoneranno più. Lui però continua a definirsi un “povero vecchio professionista”, e dirà di sì a qualunque incarico. L’Inghilterra, del resto, si prende cura di lui: con innumerevoli commissioni (non vanno dimenticati i mosaici nella stazione del metrò a Tottenham Court Road) e riempiendolo di onorificenze. Quando Sir Eduardo Paolozzi muore a Londra per molti è anche a causa del troppo lavoro, che lo aveva consumato. “Un tempo rinchiuso come nemico straniero – scrisse allora il Guardian – avrebbe poi trasformato l’intero Paese in una galleria a cielo aperto delle sue opere”. E se il Regno Unito è la sua patria, anche il legame affettivo con la Germania è particolarmente forte: i sei mesi che tra il 1974 e il 1975 trascorre a Berlino sono considerati tra i più importanti e ispirati nella sua carriera, ed è ad essi che la terza e ultima parte della mostra è dedicata.

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures – Lots of Fun
Berlinische Galerie, Berlino
9 febbraio – 28 maggio 2018

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures - Lots of Fun, Berlinische Galerie, Berlino, 2018

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures – Lots of Fun, Berlinische Galerie, Berlino, 2018.

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures - Lots of Fun, Berlinische Galerie, Berlino, 2018

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures – Lots of Fun, Berlinische Galerie, Berlino, 2018.

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures - Lots of Fun, Berlinische Galerie, Berlino, 2018

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures – Lots of Fun, Berlinische Galerie, Berlino, 2018.

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures - Lots of Fun, Berlinische Galerie, Berlino, 2018

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures – Lots of Fun, Berlinische Galerie, Berlino, 2018.

Eduardo Paolozzi, Pop Art Redefined (Lots of Pictures – Lots of Fun), 1971. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, Pop Art Redefined (Lots of Pictures – Lots of Fun), 1971. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, I was a Rich Man’s Plaything, 1947. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, I was a Rich Man’s Plaything, 1947. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, His Majesty the Wheel, 1958–1959. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, His Majesty the Wheel, 1958–1959. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, Parrot, 1964. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, Parrot, 1964. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, As is When: Wittgenstein in New York, 1965. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, As is When: Wittgenstein in New York, 1965. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, Bunk: Take Off, 1950−1972. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2017.

Eduardo Paolozzi, Bunk: Take Off, 1950−1972. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2017.

Eduardo Paolozzi, Bunk: Evadne in Green Dimension, 1952−1972. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, Bunk: Evadne in Green Dimension, 1952−1972. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, Bunk: Vogue Gorilla with Miss Harper, 1950−1972. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, Bunk: Vogue Gorilla with Miss Harper, 1950−1972. © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018.

Eduardo Paolozzi, ritratto. Foto: Ulrich Mack

Eduardo Paolozzi, ritratto. Foto: Ulrich Mack.


Paolo Mossetti

Nato a Napoli, ha studiato economia a Milano e ha vissuto e lavorato a lungo tra Londra e New York, dove si è occupato di editoria, filosofia e antropologia.


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