Biennale di Venezia, Arte 2013
Diario #05. Francia

(english text below)

A Ersilia, per stabilire i rapporti che reggono la vita della città, gli abitanti tendono dei fili tra gli spigoli delle case, bianchi o neri o grigi o bianco-e-neri a seconda se segnano relazioni di parentela, scambio, autorità, rappresentanza. Quando i fili sono tanti che non ci si può più passare in mezzo, gli abitanti vanno via: le case vengono smontate; restano solo i fili e i sostegni dei fili. […] Così viaggiando nel territorio di Ersilia incontri le rovine delle città abbandonate, senza le mura che non durano, senza le ossa dei morti che il vento fa rotolare: ragnatele di rapporti intricati che cercano una forma.

Italo Calvino, Le città invisibili (V capitolo: Le città e gli scambi, 4)

Riprendo la via dei Giardini in direzione del padiglione tedesco, eccezionalmente sede dell’intervento francese in seguito a uno scambio di spazi espositivi tra i due Paesi. È qui che è allestita la straordinaria video-installazione di Anri Sala, l’artista franco-albanese invitato a rappresentare la Francia in questa edizione della Biennale. La struttura dell’opera mi ricorda quella di una moderna tragedia in tre atti, composta da un prologo, un corpo e un epilogo…

Prologo: Unravel
Un volto di donna, in primissimo piano, occupa l’intera superficie dello schermo: gli occhi vigili e le pieghe del viso tradiscono uno stato di estrema concentrazione. In sottofondo si susseguono i frammenti di una melodia interrotta, di cui non riesco a cogliere il ritmo complessivo. La donna pare intenta a disfare l’armonia originaria di un brano; oppure, al contrario, cerca di ricomporre i pezzetti di un antico canto perduto. Il corpo e le mani restano al di fuori dell’inquadratura: posso solo immaginarne i movimenti. Può darsi che quella che ascolto sia una sorta di musica interiore – la partitura sonora dei suoi pensieri più profondi.

Anri Sala, Ravel Ravel Unravel, 2013
Anri Sala, Ravel Ravel Unravel, 2013. 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. © Marc Domage.

Corpo: Ravel Ravel
La sala centrale del padiglione mi riporta col pensiero sul set di una pellicola espressionista: le pareti sono ricoperte da una distesa di spuntoni di gomma, in grado di assorbire il suono ed eliminare ogni traccia di eco. È uno spazio surreale, metafisico – pare generato da un’astratta equazione matematica. Le due grandi proiezioni al centro mostrano, in simultanea, i movimenti della mano sinistra di due pianisti mentre suonano il medesimo pezzo: il Concerto per pianoforte per la mano sinistra di Maurice Ravel. I tempi delle due esecuzioni sono leggermente sfalsati: vi è un gioco di richiami e risonanze, una sottile asincronia che complica e “ingarbuglia” la melodia di partenza. Le mani improvvisano sulla tastiera una danza frenetica; si rincorrono, a volte accelerano, altre rallentano – inscenano un dialogo disperato, incomprensibile, che rimanda alla morte, alla guerra e alla tragedia della menomazione fisica. Ed è proprio il trauma dell’amputazione corporale il motivo per cui fu composto il Concerto: fu Paul Wittgenstein, pianista viennese che perse il braccio destro in guerra, a commissionare l’opera al compositore francese. Il pezzo è così concepito per la sola mano sinistra: è un canto funebre a ciò che si è perduto – un dirompente crescendo che si interrompe all’improvviso con la stessa forza di un’amputazione violenta.

Anri Sala Ravel Ravel Unravel, 2013
Anri Sala, Ravel Ravel Unravel, 2013. 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. © Marc Domage.

Epilogo: Unravel
Finalmente riesco a comprendere il motivo della concentrazione di Chloé, la protagonista del video iniziale: l’obiettivo della macchina da presa ora ne inquadra le mani, mentre maneggiano un mixer e un giradischi. Chloé è una dj che cerca di districare e riallineare le due esecuzioni precedenti del Concerto di Ravel: lo scopo è di farle confluire in un’unica versione. È un’operazione di unravelling, simile a quella del dipanare i fili di una matassa ingarbugliata. Un procedimento affine alla rivelazione, volto a svelare la partitura originaria di un brano. Forse, una metafora della musica stessa e del suo potere rivelatore.

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In Ersilia, to establish the relationships that sustain the city's life, the inhabitants stretch strings from the corners of the houses, white or black or gray or black-and-white according to whether they mark a relationship of blood, of trade, authority, agency. When the strings become so numerous that you can no longer pass among them, the inhabitants leave: the houses are dismantled; only the strings and their supports remain. [...] Thus, when traveling in the territory of Ersilia, you come upon the ruins of the abandoned cities, without the walls which do not last, without the bones of the dead which the wind rolls away: spiderwebs of intricate relationships seeking a form.

Italo Calvino, Invisible Cities (chapter V: Trading cities, 4)


Taking the road through the Giardini again in the direction of the German Pavilion, by way of exception the venue of the French intervention following an exchange of exhibition spaces between the two countries. It’s here that the extraordinary video-installation of Anri Sala, the Franco-Albanian artist invited to represent France at this Biennale, has been set up. The structure of the work reminds me of a modern tragedy in three acts, composed of a prologue, a main section and an epilogue...

Prologue: Unravel
A woman’s face, viewed from very close-up, occupies the whole of the screen: the watchful eyes and the lines of the face convey a state of extreme concentration. In the background can be heard broken fragments of a melody, of which it is impossible to grasp the overall rhythm. The woman seems intent on unravelling the original harmony of a passage of music; or, on the contrary, is trying to reassemble the pieces of an old song that has been lost. Her body and hands remain outside the frame: I can only imagine their movements. It may be that what she is listening to is a sort of inner music – the score of her most profound thoughts.

Anri Sala Ravel Ravel Unravel, 2013
Anri Sala, Ravel Ravel Unravel, 2013. 55th International Art Exhibition, la Biennale di Venezia. © Marc Domage.

Main section: Ravel Ravel
The central hall of the pavilion brings to mind the set of an Expressionist film: the walls are covered with an expanse of rubber spikes, able to absorb the sound and eliminate any trace of echo. It is a surreal, metaphysical space, looking as if it were generated by an abstract mathematical equation. Projected simultaneously onto the two large screens at the centre are the movements of the left hands of two pianists playing the same piece: Maurice Ravel’s Piano Concerto for the Left Hand. The tempos of the two performances are slightly out of phase: there is a play of cross-references and resonances, a subtle asynchrony that complicates and “entangles” the original melody. The hands improvise a frantic dance on the keyboard; they chase each other, sometimes speeding up, at others slowing down. They stage a despairing, incomprehensible dialogue that alludes to death, war and the tragedy of physical disablement. And the trauma of amputation is the reason why the concerto was composed: Paul Wittgenstein, a Viennese pianist who had lost his right arm in the war, commissioned the work from the French composer. Thus the piece is conceived for the left hand alone: it is a lament for what has been lost – an unsettling crescendo that is suddenly interrupted with the force of a violent amputation.

Anri Sala Ravel Ravel Unravel, 2013
Anri Sala, Ravel Ravel Unravel, 2013. 55th International Art Exhibition, la Biennale di Venezia. © Marc Domage.

Epilogue: Unravel
At last I am able to understand the reason for the concentration of Chloé, the protagonist of the initial video: the lens of the camera now frames her hands, while they operate a mixer and record player. Chloé is a DJ who is trying to disentangle and realign the two previous performances of Ravel’s concerto: the aim is to merge them into a single version. It is an operation of unravelling, like that of undoing the threads of a tangled skein. A procedure close to revelation, intended to lay bare the original score of a piece. Perhaps a metaphor for music itself and for its revelatory power.

Anri Sala Ravel Ravel Unravel, 2013
Anri Sala, Ravel Ravel Unravel, 2013. 55th International Art Exhibition, la Biennale di Venezia. © Marc Domage.

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3 July 2013 / 1 comment
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