Rifugio Alpe di Tires
Senoner Tammerle

26 aprile 2017

L’architettura europea degli inizi del Novecento vanta numerose sperimentazioni in territorio alpino da parte dei pionieri della modernità: si pensi alle tavole acquerellate raccolte in Alpine Architektur (1919) di Bruno Taut o alla casa di villeggiatura (1930) che Adolf Loos ideò per l’imprenditore Paul Khuner, a Payerbach, nelle alpi austriache (poi trasformata in un hotel). E fu sempre Adolf Loos ad aver immaginato un grande albergo per gli sport invernali, mai realizzato, vicino al passo del Semmering. Il primo progetto di un Le Corbusier adolescente è la splendida Villa Fallet del 1906, uno chalet a La Chaux-de-Fonds, cittadina svizzera che ha visto fiorire importanti industrie orologiere come la Maison Eberhard & Co. E ancora, attraverso tutto il secolo scorso, architetture di grande rilievo hanno trovato spazio tra le montagne italiane, come la stazione della slittovia in località Lago Nero (1946-47), a Sauze d’Oulx, di Carlo Mollino, o l’albergo-rifugio per ragazzi Pirovano (1948-52), a Cervinia, di Franco Albini. A questa tradizione attenta e colta si è affidata la ristrutturazione e l’ampliamento del Rifugio Alpe di Tires, opera dello studio altoatesino Senoner Tammerle, che, dopo i diversi interventi succedutisi negli anni a partire dalla costruzione del primo nucleo nel 1957, ha ridato una forma compiuta e contemporanea all’edificio, collocato al crocevia tra i sentieri del Trentino (in val di Fassa) e quelli dell’Alto Adige (l’area dello Sciliar-Catinaccio). È stata razionalizzata l’organizzazione spaziale dei volumi preesistenti che si raccolgono sotto il prolungamento di una falda del tetto, al di sotto della quale si sviluppa una lunga vetrata panoramica capace di instaurare un dialogo silenzioso tra la grande sala comune e il magnifico paesaggio circostante. Con la sola eccezione del calcestruzzo compatto a vista dei bagni, le finiture in legno d’abete e di larice percorrono tutti gli spazi interni, coniugando l’identità del luogo con un minimalismo discreto e funzionale. Infine, gli abbaini, distesi lungo il tetto dal caratteristico colore rosso, puntano lo sguardo verso la montagna affinché la sua immagine e la luce del sole possano entrare nelle stanze. Esempio di un’opera capace di unire tradizione e modernità, il Rifugio Alpe di Tires ha vinto nel 2015 il Premio d’Architettura Alto Adige nella categoria Costruire per il Turismo.

Rifugio Alpe di Tires

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Gianluigi Freda

Architetto, scrive di architettura e di luoghi. Ama Napoli, dove vive
e insegna, e Tel Aviv, dove ogni tanto ritorna.


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