Paolo Quaini
Energia per un mondo nuovo

26 giugno 2017

Da una quindicina d’anni si occupa di energia in Edison, la più antica azienda europea del settore (controllata dal colosso francese EDF), dove a partire da settembre 2016 è a capo della Divisione Servizi Energetici, struttura creata per potenziare le competenze e i portfolio di Edison Energy Solutions e di Fenice in Italia e all’estero. Paolo Quaini è un economista con la passione per l’innovazione energetica in un mondo di ingegneri, un manager che si trova a fronteggiare la profonda trasformazione di un mercato e a cui si chiede di ripensare le strategie per governarlo. Lo incontriamo nella sede storica di Edison, un gioiello del Liberty in Foro Buonaparte a Milano, in una sala riunione luminosa, accesa da una parete arancione – il colore del marchio. Dove abbiamo parlato di big data, Internet delle cose, BIM e smart city. In modo molto concreto.

Lo scenario energetico è molto cambiato nel corso degli ultimi 10-15 anni. Può raccontarci questa evoluzione e metterla in relazione con la nuova fisionomia di Edison?

La nostra è un’azienda con una storia importante di cui siamo molto orgogliosi. Da oltre 130 anni forniamo energia elettrica e gas naturale. Ora il nostro mercato sta cambiando. Il consumatore è più esigente e consapevole di un tempo, e in alcuni casi si trasforma addirittura in produttore di energia. Edison si è ricostruita attorno al cliente e alle sue esigenze. Da un’attività di servizio pubblico in cui, sostanzialmente, la finalità era garantire un servizio di qualità e la sua continuità, siamo passati a occuparci quasi ossessivamente del consumatore, comprendendone i bisogni e intrepretandoli velocemente nel modo più innovativo.

Veduta dell’ingresso di Palazzo Edison di Foro Buonaparte a Milano, sede legale della Società.

Quali servizi offre Edison alle famiglie? 

Diversi. Smart Living, in particolare, è uno starter kit capace di rendere qualsiasi abitazione una casa domotica: ci si possono collegare oltre 50 dispositivi compatibili, tra lampade, sensori e termostati. Poi, per pochi euro in più in bolletta, con Casa Relax offriamo servizi di assistenza per le riparazioni di guasti domestici a impianti elettrici o a gas, e l’installazione e la manutenzione di caldaie e condizionatori, con squadre di pronto intervento 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Costruire un futuro liberalizzato e innovativo per l’energia, che metta il cliente al centro, è stato lo slogan dell’appello al Parlamento e al Governo che avete sottoscritto lo scorso maggio per sensibilizzarli sull’urgenza di approvare il ddl concorrenza, che poco dopo è uscito dal Senato posticipando a settembre 2019 la fine del mercato tutelato dell’energia. Come valuta questo provvedimento? 

Quell’appello faceva seguito a un articolato manifesto redatto nel 2015 che aveva come punti cardine innovazione, risparmio e sostenibilità. Il ddl va sicuramente nella giusta direzione, ma il cambiamento epocale che stiamo vivendo richiede tempi più celeri. L’utente ha a disposizione molte soluzioni ottimali che incidono non solo sulla gestione della bolletta, ma anche sulla messa a sistema dell’Internet delle cose e, in generale, sulla possibilità di godere di un maggiore comfort nella vita di tutti i giorni. Ha maturato le competenze per scegliere in modo consapevole e autonomo: se gli neghiamo la libera scelta limitiamo di molto la possibilità di innovare.

La Divisione Servizi Energetici è stata un passo fondamentale del riallineamento di Edison a questa visione del futuro dell’energia. Come operate? 

Era essenziale potenziare quest’area, che esisteva da tempo ed era già sviluppata su alcune soluzioni verticali. Il nostro approccio presuppone un’attenzione al sistema degli oggetti, più che ai singoli elementi. Le tecnologie che abbiamo a disposizione permettono di rispondere a esigenze specifiche, ma necessitano di essere ottimizzate per risparmiare energia e, conseguentemente, ridurre le emissioni di CO2. Faccio un esempio: se prima di sostituire l’impianto di riscaldamento non ho isolato termicamente l’edificio in cui si trova, sto sicuramente risparmiando, ma non quanto potrei. Nella vita quotidiana, le cose che ci affascinano di più sono quelle che ci permettono di mettere in collegamento oggetti già esistenti. Come IF, un’applicazione per l’Internet delle cose che fa interagire tra loro elementi connessi di diversi produttori e consente di programmare dal proprio smartphone cosa deve succedere e quando. Noi stiamo lavorando in una direzione simile per rendere efficiente il sistema dei dispositivi intelligenti in modo personalizzato.

Starter kit di Edison Smart Living.

Qual è il grado di sensibilità delle amministrazioni pubbliche nei confronti di questo approccio?

Normalmente manifestano interesse per innovare il sistema dell’illuminazione pubblica o riqualificare energeticamente le scuole, ma non per adottare un programma che integri questi e altri servizi simili in funzione della migliore qualità della vita dei cittadini.

Per quale motivo?

Prima di tutto, manca un’offerta studiata per le amministrazioni pubbliche: spesso ci si limita a rispondere a singole gare, è più semplice. C’è poi un aspetto culturale, in particolare in Italia: uscire dai binari tradizionali è visto con sospetto e lascia sempre un margine di rischio che non tutti si vogliono prendere. Un certo cambiamento è in atto, ma va opportunamente guidato e supportato.

Non ci sono quindi problemi di ordine economico?

Il punto è contrapporre un beneficio a breve termine con la massimizzazione del valore e dell’utilità nel medio e lungo termine, ovvero confrontare l’approccio tradizionale di intervento sugli impianti a quello più innovativo che agisce sul sistema energetico. Il primo è stato adottato negli ultimi 40 anni e il risultato è che gli impianti sono gestiti a regola d’arte ma gli edifici pubblichi, in primis le scuole, cadono a pezzi. Bisogna mettere al centro il valore dell’immobile nel tempo.

Le amministrazioni pubbliche sono spesso in difficoltà e intervengono solo sulle emergenze. 

Lo sappiamo bene. Per questo, accanto a un modello di servizio chiavi in mano dove il cliente viene assistito nella progettazione, nella selezione delle migliori tecnologie disponibili e durante la fase dell’installazione, proponiamo una tipologia di intervento (modello ESCo) nella quale siamo noi a investire al posto del cliente. L’investimento viene ripagato tramite una quota del risparmio conseguito. L’intenzione è di estendere questa offerta, pensata originariamente per le imprese private, anche alle pubbliche amministrazioni.

La centrale “Carlo Esterle” di Cornate D’Adda (MI). Interno.

Parliamo di smart city, un concetto che riguarda il nostro futuro e la qualità della nostra vita. Spesso la gente comune non sa cosa sia concretamente e quali vantaggi consenta di ottenere.

Sotto un profilo ampio, una città smart non è “intelligente” in quanto semplicemente digitale: lo è quando gestisce le proprie risorse naturali in modo saggio e investe in più ambiti – capitale umano e sociale, infrastrutture tradizionali (mobilità e trasporti) e moderne (ICT) –, alimentando così uno sviluppo economico sostenibile e una qualità della vita elevata. Dal punto di vista delle infrastrutture, che ci tocca più da vicino, è fondamentale che le risorse disponibili – la priorità è nell’utilizzo di quelle naturali come il fotovoltaico e le biomasse locali – siano utilizzate “in rete”, per migliorare l’efficienza economica e politica della città e consentirne lo sviluppo sociale, culturale e urbano.

Il processo verso la città intelligente va quindi portato avanti coinvolgendo tutti, dal cittadino all’amministrazione comunale. 

Per questo, prima di studiare qualsiasi intervento sulla città, raccogliamo tutti i dati disponibili e analizziamo il contesto urbano, che è un mix di realtà fisica e virtuale (data dalla rete degli strumenti informatici che collegano le persone). Interagiamo con l’amministrazione insieme a urbanisti e architetti. In questo senso ci vediamo più come progettisti della smart city che non come registi.

State lavorando a qualche progetto smart particolarmente interessante?

A Shanghai, la nostra casa madre EDF è stata coinvolta, insieme con un urbanista, nel progetto di redesign di un intero quartiere. In una delle principali città francesi, ci hanno chiesto di creare una control room per monitorare e gestire gli indicatori chiave generati da impianti di illuminazione pubblica, videosorveglianza, sensori per parcheggi. In questo modo, l’amministrazione può controllare il livello di avanzamento delle attività dei fornitori a cui paga servizi e, grazie ai big data, creare anche una base di informazioni utile per gestire la vita dei cittadini. Un database che diventerà patrimonio dell’ecosistema locale, delle start-up e delle aziende. Gestire le informazioni ha un grande valore, come comprare una nuova fonte di illuminazione per una scuola o cambiare il sistema di tubazioni di una città.

E le energie rinnovabili? Qual è il potenziale di questo comparto?

Edison è molto attiva su questo fronte, che fa parte storicamente del nostro DNA dato che abbiamo numerose centrali idroelettriche. Siamo i principali produttori italiani di energia da fonti rinnovabili e ci siamo dati obiettivi molto importanti di incremento del nostro parco produttivo. Da qualche mese, grazie al controllo di Comat Energia, forniamo riscaldamento a oltre una cinquantina di comunità montane piemontesi tramite i servizi di teleriscaldamento a biomasse. La nostra idea è che il pacchetto dei servizi energetici sia fatto da minori consumi e dalla loro ottimizzazione e autoproduzione da fonti rinnovabili distribuite. Peraltro, la normativa è molto avanzata in questo comparto: per i nuovi edifici e per le riqualificazioni importanti c’è l’obbligo di installare pannelli fotovoltaici sui tetti.

La centrale Idroelettrica “Angelo Bertini” di Paderno (MI).

La politica ha un ruolo fondamentale per accelerare l’innovazione energetica.

Se a un’offerta capace di soddisfare le esigenze dei clienti si affiancasse una normativa adeguata, la domanda crescerebbe e ci potrebbe essere sviluppo. L’intero sistema lavoro ne beneficerebbe: riqualificare anche una parte piccola del patrimonio immobiliare avrebbe un’enorme ricaduta sull’artigianato locale.

Il tassello base di una città intelligente è un edifico smart. Parliamo di BIM. Allo scorso fuorisalone di Milano, in occasione della mostra Space & Interiors sul futuro possibile dell’abitare promossa da Edison, la definizione fornita è stata “democrazia digitale”. Può spiegare cosa intende?

Il Building Information Modeling è un metodo per integrare processi architettonici, di manutenzione e sostenibilità per ottimizzare, con l’aiuto di un software, la pianificazione, la realizzazione e la gestione delle costruzioni (Edison lo usa in Italia in collaborazione con lo studio di architetti Magnoli & Partners di Cremona). Utilizzando il BIM, non solo si progetta meglio, ma si può gestire l’edificio nel suo ciclo di vita, apportare facilmente modifiche, tenere traccia di come è fatto, quali materiali ci sono nelle pareti, sapere se contiene amianto, etc. È un sistema strutturato e metodologicamente solidissimo per identificare quali sono le performance di investimento di un’architettura. Un edificio modellizzato in BIM, attraverso la visualizzazione 3D, consente facilmente a un amministratore pubblico di illustrare alla cittadinanza il livello di inefficienza energetica di un progetto o un’area di intervento, e mostrare dove si potrà riqualificare il contesto urbano, quali sono gli obiettivi di riduzione dei costi e di abbattimento delle emissioni climalteranti. Ecco perché parlo di democrazia digitale: il BIM è uno strumento importante per migliore la comunicazione e il livello di condivisione dei progetti. In Francia è usato da moltissimo tempo per illustrare un programma politico. Lavorare con il BIM, affiancati da ingegneri e architetti, significa fare un progetto “bello” che diventa contagioso e innesca un cambiamento nel comportamento degli individui. È fondamentale alimentare soluzioni che siano belle.

BIM per studio ombreggiamento e carico solare. Progetto realizzato da Magnoli & Partners.

Quanta sensibilità c’è da parte dei progettisti nei confronti del BIM?

Le archistar e le grandi società di sviluppo immobiliare lo usano già da tempo per i progetti più importanti. Ma un Paese è costituito prevalentemente da realizzazioni immobiliari vetuste e di dimensioni ridotte, sulle quali si interviene in maniera artigianale, cioè senza pianificazione e grandi obiettivi di risparmio complessivo. La nostra ambizione è democratizzare tramite il BIM, costruire un servizio che permetta alle amministrazioni di condominio di usare le nostre competenze e i nostri software per riqualificare gli stabili che gestiscono. Per il momento stiamo proponendo questo approccio ad alcuni gestori di patrimoni immobiliari – il vantaggio è che con un unico interlocutore riusciamo a intervenire su molti edifici.

Questo metodo di progettazione potrebbe essere rivoluzionario soprattutto per un Paese come l’Italia dove, secondo uno studio del Cresme, l’84 % egli edifici non è a norma o ha più di 40 anni. Pensiamo poi alle aree colpite dai terremoti.

Edison è molto sensibile a questo tema. Nel concorso Edison Pulse dedicato alle start-up più innovative abbiamo inserito la sezione speciale Ricostruzione Sisma. Un evento catastrofico di quel genere deve diventare una occasione per innovare. Ci stiamo già muovendo sul territorio con diversi progetti: in particolare, stiamo discutendo con il Club Alpino di Amatrice per un’iniziativa di ricostruzione.

BIM per riqualificazione energetica di edificio esistente (scheda IFC parete). Progetto realizzato da Magnoli & Partners.

Anche in questo caso, aiuterebbe un intervento legislativo.

Stiamo cercando di creare consenso a livello delle autorità competenti perché, almeno per certe grandi riqualificazioni, si inseriscano vincoli per utilizzarlo. A livello comunitario c’è già una tendenza in atto in questa direzione, anche se non ci sono obblighi precisi per l’uso estensivo del BIM.

La formazione nel campo dell’efficienza energetica è un tema importante. Voi avete avviato una serie di collaborazioni con istituti di ricerca e università. 

Il nostro Energy Efficiency Campus è molto attivo. Abbiamo recentemente tenuto un seminario in partnership con il Collegio Geometri di Torino sul tema del BIM, lavoriamo con i Politecnici di Milano e Torino, che hanno corsi specifici e formano professionalità che oggi sono indispensabili. Quello che manca è far alzare la domanda di questo tipo di servizi, una difficoltà legata agli aspetti culturali di cui abbiamo parlato, alla mancanza di una spinta normativa delle autorità competenti e anche di un’adeguata informazione. Noi continueremo a fare la nostra parte, a innovare l’offerta e renderla il più accessibile possibile.


Loredana Mascheroni

Giornalista, pratica il design da sempre. Appassionata di arte contemporanea e architettura, lavora a Domus dal 1997 dopo un apprendistato decennale in riviste di settore e un esordio come giornalista TV che le ha lasciato un debole per le video interviste. Fa yoga e corre, per sciogliere le tensioni da tablet.


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