Diario del Gran Tour #02, Padiglione Italia, Biennale di Architettura di Venezia
A 20 giorni dall’inizio dalla costruzione della dèpandance social del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia, c’è chi sale e c’è chi abbandona la rotta di questo Grand Tour.
Per tutti i nuovi arrivati, Stefano Mirti precisa che ‘il Padiglione Italia alla Biennale 2012 è curato da Luca Zevi, supportato da Marialuisa Palumbo (e un tot di altre persone) e ha un suo progetto architettonico sviluppato da Giampiero Sanguigni come DEMOarchitects. Stabilite le linee curatoriali generali, chi fa questo e chi fa quello, a noi hanno chiesto se ci interessa sviluppare la parte dei social media del padiglione. Dunque, a noi NON viene chiesto di pensare alla curatela concettuale del padiglione e MENCHEMENO al padiglione stesso. (…) Questo vuole dire che a mio avviso il sistema dovrebbe essere additivo e non sottrattivo (credo). Facebook e i social media non vivono e non funzionano su curatele strette e rigide. Quelle sono le mostre tradizionali. Noi abbiamo sostanzialmente a disposizione un paio di occasioni (inaugurazione e week-end finale), dove ci si puo’ incontrare e immaginare di fare cose. (…)’
Gran Tour/tappa 02
Che si fa nell’attesa?
A bordo di questa Walking City in perenne spostamento da un nonluogo all’altro, risultato lei stessa di un’a-progettazione per accumulazione di post(i), mezzo di trasporto e meta al tempo stesso, ognuno può seguire i propri ritmi biologici: non c’è un itinerario prestabilito, niente pick-up, non c’è la tabella degli orari, non si perde la corsa e non si resta in attesa alla fermata, a meno che non lo si voglia.
Le nostre giornate in questa città mobile istantanea sono (s)candite da spostamenti a-temporali e io prolungo l’attesa tra una tappa e l’altra, ché disegno la mia mappa temporeggiando e andando a zig-tag da un post(o) all’altro.
E che si fa nell’attesa? E che si fa in viaggio, quando è qualcun altro a guidare? Si legge, si legge, si legge. E quanto leggono i Gran Touristas? E cosa leggono i Gran Touristas?
Sul pontile ci sono dei lettini per prendere il sole. La testata è di quelle a scorrimento, a mò di certe camere anni Settanta foderate di alcantara e ben documentate in tanta bella commedia sexy all’italiana.
Anni Settanta?
Ben prima.
Faccio scorrere il pannello della testata e trovo Pornotopia: altro che settimana enigmistica, piuttosto testo illuminante sulle origini del design della fallocrazia che nel ‘progetto comunicativo e architettonico di Playboy aveva come principale scopo quello di offrire una valida alternativa al tradizionale nucleo familiare americano’ (Lucia Giuliano).
Aspetterò a far scorrere l’anta di un altro lettino, prima devo pensare al significato che ha per me lo spazio dell’eros. Anzi, ancora a monte, devo individuare quegli elementi soggettivi che caratterizzano un ambiente come erotico. Forse sono solo le persone che lo abitano, che lo vivono, ma mi do tempo per sedimentare le risposte a tutti questi stimoli e intercetto un disegno in progress, ché qui le letture mica ce le portiamo tutte da casa e c’è chi disegna fumetti cammin facendo.
The Ice Man, di Peter Lang, è la storia di Ötzi the Iceman, trovato fra Austria e Italia, forse uno dei primi rifugiati di frontiera nella storia umana. Peter Lang ne ha fatto tempo fa una graphic novel: ‘Ötzi può essere considerato un dei primi Gran Touristas della preistoria’ e per questo motivo Peter ha scelto di darcene in assaggio qualche vignetta, giorno dopo giorno.
Nel portariviste nel livingroom è immancabile Abitare, dove un’intervista del 2004 di Antonio Scarponi ad Andrea Branzi è una delle pagine più sgualcite. Passa di mano in mano, ché mica per niente titola non-stop thinking e mica per niente come fa a non toccarmi (anche se non sono un architetto, anche se non sono un progettista), con certe domande sul ‘problema del linguaggio. Come trasferire, come comunicare, rappresentare un’idea di spazio come riproduzione possibile della società?’, o in certi passaggi che nulla hanno di teorico e che tutto raccontano dello spazio fisico: ‘la città è un computer ogni 20mq. Il resto sono tutte palle, voglio dire… la città è un fenomeno fisico che funziona se c’è “un gabinetto ogni 50mq! Senza questo la città non funziona, è questa la legge genetica senza la quale non si verificano le condizioni che strutturano la città.’ (Andrea Branzi)
E’ tutto il giorno che prendo in prestito le letture dei miei compagni di viaggio. Quasi quasi smetto di leggere. Ma come si fa a smettere se si sta in questo gruppo e se Claudio Farina lascia in bella mostra 100 domande sull’abbandono edilizio, strumento collettivo di riflessione, a cui tutti siamo chiamati a partecipare? Scaricate l’ebook e darte risposte alle domande che contiene. Le risposte saranno poi il contenuto di una seconda pubblicazione collettiva senza censure. Ok, la mia mappa del Grand Tour deve aspettare ancora. Ora smetto di scrivere qui e comincio da quest’altra parte.
c.
Le immagini sono di Peter Lang, The Ice Man: A tale of Revival, 2012.
Ringrazio particolarmente per gli spunti Andrea Cassini e Lucia Giuliano e Peter Lang per l’intelligenza della sua ironia.










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