Diario del Gran Tour #06, Padiglione Italia, Biennale di Architettura di Venezia

Gran Tour/Tappa 06

Napoli >> Zurigo >> Rimini, Antonio Marchetti

Caro Antonio, a te che scrivi e che disegni; a te che raccogli e regali racconti in ogni modo possibile; a te che ogni tuo testo e ogni tua opera visiva è un viaggio fatto di casa tua e delle tue origini e della tua evoluzione metamorfica nelle città e nelle campagne degli altri, come tu stesso titoli diversi tuoi lavori, mi vien di chiedere: cosa cerca un GranTourista nel suo viaggio?

Antonio Marchetti: Non ricordo chi abbia detto che "per capirci qualcosa devo scriverci su" (e questo vale anche per uno schizzo dal vero). Non riproduciamo mai ma "conosciamo", anche perché in quel ritirarsi dello scrivere o nel tenere un Journal di viaggio, siamo soli con noi stessi, ci appartiamo dal mondo, anche solo brevemente, per conoscerlo meglio e per comunicarlo, perché c'è sempre un lettore immaginario davanti a noi.
Da vent'anni scrivo appunti e considerazioni sui mie viaggi, anche solo note brevi. Un modo per conoscere meglio. Mi piace leggere di viaggiatori, verificare le loro considerazioni con quelle, nel tempo, che facciamo noi oggi.
Questo viaggio-vacanza nella Maiella che ho fatto recentemente è diventato qualcosa di più importante. Mi sono portato da leggere cose americane ed è diventato un Journal Maiella America. È un modo per vedere cose e luoghi non oggettivamente, ma addirittura con un progetto in testa, facendo collidere, come in un gioco, due complici-avversari, due culture, due continenti. Forse è sempre stato così. Si parte, si viaggia, e poi si delinea un progetto. I luoghi trasudano cultura, anche quelli che si sottraggono. Bisogna cercarli, ma a volte ci appaiono sorprendendoci!
Credo fosse Bruno Munari a dire che ognuno vede quello che sa. Più sappiamo e più vediamo, e il nuovo passa nel setaccio di una indifferenza senza cinismo e di una passione senza entusiasmo. Ma questo vale forse per me e non posso generalizzare.

Giro giro tondo
Casca il mondo
Casca la terra
Tutti giù per terra

Grazie Antonio, è proprio vero: ogni volta che viaggio porto con me un bagaglio che inevitabilmente origina da quello che già so, da quello che già ho. Parto col mio zaino non troppo grande e non troppo pieno, ché premeditatamente lascio sempre un po’ di posto per portare indietro qualcosa che troverò sulla mia strada: un Topolino in cirillico del 1953, una dozzinale madonna in ossidiana, una nuova dose d’indignazione.
E poi, durante il viaggio e al mio rientro, nei miei momenti di anelata solitudine, casco giù per terra e mi ritiro a sfogliare il Topolino, a ritrarre la madonna, a cercare un paradigma progettuale e personale per fronteggiare l’indifferenza.
E poi, durante il viaggio, è proprio durante quei miei momenti privati che casco giù per terra, con gli oggetti di sempre e con quelli nuovi, partendo per un nuovo GrandTour.
E poi, al rientro, è proprio durante quei miei momenti privati che casco giù per terra nelle città e nelle campagne degli altri, dove viviamo affacciandoci dagli stessi terrazzi, eppur vedendo ognuno paesaggi diversi dello stesso GrandTour.

c.

 

Disegno di Cristina Senatore per l’Atlante di spazi mentali GT , in Diario delle eccezioni/Diario del Gran Tour, 2012.

13 September 2012 / 0 comments
From Diario delle eccezioni by Cristina Perillo in Architecture

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